Corsi acquaticità

Neonati subito in piscina

Di Franco Teruzzi
neonato-acqua
07 Ottobre 2009
Fin dai primi mesi il contatto con l'acqua rappresenta una straordinaria esperienza di gioco e di libertà. Inoltre il bebè sperimenta le sue abilità motorie che saranno poi la base per camminare e correre. Da fare con il genitore più 'acquatico'.
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Qualunque pediatra, o quasi, è pronto a consigliare un 'corso di acquaticità' o di nuoto ai bambini. Piscine pubbliche e private traboccano di offerte di corsi per bimbi di ogni età.

Ma quando è bene cominciare e come scegliere il corso giusto? "I bambini possono entrare teoricamente in acqua già pochi giorni dopo la nascita - dice Paola Carrara, idrochinesiologa e responsabile del centro Inacqua di Novate Milanese, un centro noto per l'approccio 'dolce' - Ma di solito chi decide di avviare i neonati a questa pratica lo fa al compimento del secondo o terzo mese di vita".

"L'attività in piscina con i neonati è definita idrochinesiologia, cioè movimento in acqua - precisa Carrara. - Noi preferiamo non introdurre il concetto di nuoto fino all'età scolare e dopo i tre anni passiamo dall'idrochinesiologia ai corsi di acquaticità".

Perché iscriversi a un corso? I corsi neonatali sono un'esperienza bellissima sia per il genitore sia per il bambino. L'ambiente acquatico infatti richiama nel neonato l'utero materno, il cui ricordo nei primi mesi di vita è certo molto vivo. Si tratta per lui di una regressione tranquillizzante, che nel contempo lo mette in grande intimità con il genitore che lo accompagna in acqua, cullandolo fra le braccia. Leggi anche Come nasce l'amore materno?

"L'acqua favorisce una vicinanza fisica istintiva e sensuale, nel senso che coinvolge molti sensi - spiega Carrara - e di frequente le mamme riescono in piscina a liberarsi di molte ansie naturali, tipiche dei primi mesi di maternità".

Non è detto però che in vasca con il cucciolo debba per forza entrare la mamma. "Sebbene, nei primi mesi di vita il rapporto con la madre è molto esclusivo, anche i papà possono benissimo entrare con i figli in piscina". Anzi, se la mamma è poco “acquatica” a differenza del papà, è preferibile che sia quest'ultimo a immergersi, così da evitare di trasmettere ansia al bambino. E in ogni caso è bene che una volta fatta la scelta ci sia continuità, in modo da dare al neonato un punto di riferimento preciso.

In acqua i bambini scoprono un mondo nuovo, e nel contempo hanno la possibilità di fare esperienze motorie utilissime anche nella vita di tutti i giorni. In molti corsi, per esempio, si sfruttano tappeti galleggianti di varie misure e spessori per permettere al bimbo di sperimentarsi in condizioni di appoggio o di instabilità variabili.

"Nei primi mesi usiamo tappeti spessi su cui il bimbo si sdraia a pancia in giù, vicino al bordo, godendo del sostentamento stabile a pelo d'acqua e giocando con piccoli oggetti - dice Carrara. - Nei mesi successivi i tappeti si fanno via via più sottili e instabili e il bambino gattonando impara a gestire l'equilibrio e ad entrare in acqua quando, troppo vicino al bordo del tappeto, questo cede sotto il suo peso".

 

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