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Curve di crescita Oms

di Sveva Galassi - 04.10.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Cosa sono le curve di crescita dell'Organizzazione mondiale della sanità? Cosa prevedono le più recenti? Ecco un approfondimento al riguardo.

Se si desidera sapere se il bebè sta crescendo bene, è opportuno calcolare i percentili, scoprendo così la sua curva di crescita rispetto ai parametri stabiliti dall'Organizzazione mondiale della sanità.

Vediamo cosa sono le curve di crescita dell'Oms e perché si distingue tra vecchie e nuove.

In questo articolo

Curve di crescita Oms

I percentili (o meglio i diagrammi percentili) sono le unità di misura utilizzate per stabilire come cresce, in peso e in altezza, il bambino. L'utilizzo dei percentili consente di stabilire se il ritmo di crescita è accettabile e, dunque, di scartare problemi relativi allo sviluppo fisico.

In genere, nel momento in cui il pediatra compie i bilanci di salute, comunica ai genitori anche a quale percentile appartiene il bebè. Per calcolare i percentili vengono creati grafici particolari nei quali sono inseriti i valori percentuali relativi a peso, altezza, indice di massa corporea e circonferenza cranica dei bambini, divisi in base a genere e ad età. Grazie a tali valori, collocati in un determinato piano cartesiano, è realizzata la curva di crescita del bambino, in grado di offrire informazioni fondamentali sul suo sviluppo fisico. 

Dunque, la curva di crescita equivale ad un grafico nel quale è rappresentato l'incremento di parametri auxologici (peso, altezza, indice di massa corporea e circonferenza cranica). In condizioni di normalità, la curva ha una pendenza che varia in relazione alla fascia d'età del bambino.

Le nuove curve di crescita Oms

Negli anni Settanta gli scienziati del National Centre for Health Statistics hanno raccolto i parametri di varie popolazioni pediatriche - appartenenti a vari fasce d'età - in definiti intervalli di tempo e, grazie a questi, sono state realizzate le curve di crescita per maschi e le curve di crescita per femmine. 

Il 27 aprile 2006 l'Oms ha lanciato le sue nuove curve di crescita, a conclusione di un percorso iniziato nel 1994, quando era stata riconosciuta l'inadeguatezza delle curve del National Centre for Health Statistics (Nchs) del 1977, basate su un campione di bambini statunitensi alimentati soprattutto con latte artificiale.

Per produrre le nuove curve, l'Oms ha condotto, tra il 1997 e il 2003, uno studio su un campione di 8440 bambini in 6 paesi: Brasile, Ghana, India, Norvegia, Oman e Usa. Questi bambini dovevano seguire degli standard di alimentazione molto rigorosi (tra i quali l'allattamento al seno esclusivo o predominante per almeno 4 mesi e l'introduzione di alimenti complementari nutrizionalmente adeguati tra 4 e 6 mesi).

Inoltre, i bambini dovevano crescere in un ambiente che riducesse al minimo il rischio d'infezione, dovevano essere completamente vaccinati secondo gli schemi locali, avere un rapido accesso alle cure in caso di malattia, e le loro madri non dovevano fumare né in gravidanza né dopo. Così è stato possibile costruire curve molto precise, per maschi e femmine, che riguardano peso e lunghezza/altezza per età, peso per lunghezza/altezza, e indice di massa corporea (Bmi) per età. 

Curve di crescita Oms, quali sono le migliori?

Secondo l'Istituto Superiore di Sanità non è automatico che le nuove curve siano migliori delle precedenti. Le conseguenze dell'adozione delle nuove curve di crescita dipenderanno  da come queste saranno adoperate. 

Infatti, secondo l'Iss, per utilizzare bene le curve è necessario prendere in considerazione i seguenti punti:

  • «Tener presente che l'indicatore da usare per valutare la crescita non è l'indice antropometrico (peso per età, lunghezza/altezza per età, peso per lunghezza/altezza, indice di massa corporea, noto come Imc o Bmi, per età) in sé, misurato una volta; non è nemmeno la curva che si ottiene unendo i punti corrispondenti a successive misurazioni di questi indici antropometrici. Ma è la variazione nel tempo della velocità di crescita misurata con questi indici, e cioè la variazione dell'inclinazione della curva nel tempo.
  • Bisogna saper intepretare correttamente la variazione dell'inclinazione dell curva nel tempo. Ovvero avere ben chiaro che l'importante non è sapere se un bambino è al 3°, al 50° o al 97° percentile; un bambino al 3° o al 97° percentile con una velocità di crescita adeguata per quel percentile potrebbe non aver bisogno di alcun intervento, mentre potrebbe aver bisogno di un intervento un bambino al 50° percentile che aumenta o diminuisce la sua velocità di crescita, passando al 40° o al 60° percentile, in un tempo sufficiente per accertare che non si tratta di un fatto occasionale.
  • Essere in grado di mettere assieme la corretta interpretazione della valutazione della crescita con altri indicatori dello stato di salute del bambino (sviluppo motorio e psichico, eventuali malattie o condizioni intercorrenti) e dell'ambiente in cui vive (relazioni familiari, fattori sociali ed economici) per arrivare a una diagnosi e decidere quindi se è necessario un intervento. Non tutti i bambini che presentano deviazioni della crescita hanno bisogno di un intervento sull'alimentazione, così come non tutti i bambini che non presentano deviazioni della crescita sono esenti da interventi sull'alimentazione. Per decidere se intervenire, poi, è ovviamente necessario disporre di interventi di provata efficacia».

Infatti, come mostrano recenti studi pubblicati in Gran Bretagna, genitori e operatori sanitari danno più importanza alla curva del peso che ad altri fattori e pesano i bambini più spesso di quanto sia raccomandato, preoccupandosi anche per fluttuazioni minime della curva di peso.

Tutto ciò sembrerebbe suggerire che non è sufficiente produrre curve migliori o standard, in sostituzione di curve peggiori o di riferimento, e che forse sarebbe stato più utile far sì che genitori e operatori fossero in grado di usare meglio le curve esistenti.

Comunque - conclude l'Iss, «è un bene disporre di curve migliorate e standard, ma questo è soltanto il primo passo e forse il più facile: si tratta ora di usarle bene».

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