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Intrarotazione nei bambini: perché camminano con le punte rivolte verso l'interno?

di Luca Zecchini - 29.03.2021 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Intrarotazione nei bambini: perché alcuni bimbi alle prese con i primi passi appoggiano i piedi con le punte rivolte verso l'interno?

Intrarotazione nei bambini

Assistere ai primi passi del proprio bambino è un'esperienza molto emozionante ma, dato che noi genitori siamo bravissimi anche a scrutare ogni mossa dei figli col lanternino, ogni nuova esperienza può portare con sé dei dubbi o delle vere e proprie angosce.

Ebbene, qui non è solo un padre che vi parla, ma anche un fisioterapista.

Oggi tratterò il tema dell'intrarotazione (fisiologica), da non confondere con il piede torto congenito, che è una vera e propria patologia evidenziabile nel neonato (correggibile!).

In questo articolo

Primi passi

Alcuni genitori dei bambini più piccoli che hanno da poco iniziato a camminare, sovente si rivolgono a me preoccupati perché i loro figli appoggiano i piedi con le punte rivolte verso l'interno. Nulla per cui agitarsi! Questo atteggiamento, che inizialmente può sembrare anomalo o addirittura patologico, in realtà è assolutamente normale.

Qual è la causa

Intorno all'età di 2-3 anni i bambini camminano nel modo appena descritto. Nonostante questo atteggiamento possa essere fonte di ansia per genitori e parenti dei piccoli, non ci si deve allarmare nella quasi totalità dei casi.
Il femore (dal latino "femur" che significa 'coscia') è l'osso più lungo del corpo e appunto l'unico osso della coscia. Nei primi anni di vita il femore è intraruotato, pertanto il bambino non può far altro che  appoggiare i piedi "puntandoli" verso l'interno. Il femore, per mantenere la stazione eretta e permettere la deambulazione, è costretto ad intraruotare, ossia ruotare intorno al proprio asse longitudinale, in modo da garantire la centratura della testa femorale all'interno della cavità dell'acetabolo. Un altro fattore che condiziona questo atteggiamento è l'intrarotazione tibiale, dovuta al fatto che i bambini camminano con le ginocchia leggermente flesse, e questo fa "puntare" il piede all'interno.
Il cammino di un bambino, per diversi aspetti tra cui la muscolatura, differisce largamente da quello di un adulto e merita maggiore approfondimento, ma al momento mi preme dissipare inutili, e altrettanto lecite, preoccupazioni.

L'intrarotazione può essere causa delle cadute dei bambini?

Mi viene anche chiesto se l'intrarotazione sia la causa delle molteplici cadute del bambino. La risposta è assolutamente no: i bambini cadono, perdono l'equilibrio, semplicemente perché il loro passo è ancora immaturo ed è giusto che sia così.

Chiedere al bambino di camminare meglio, correggerlo in continuazione, non ha alcun senso, potrebbe anzi essere controproducente anche perché lo si stresserebbe per qualcosa che acquisirà da solo col tempo, però sicuramente ci sono posizioni, come ad esempio quella "a W" detta dagli statunitensi "watching position", che sicuramente sarebbe opportuno disincentivare. Ma sappiate che anche mio figlio di due anni e mezzo si siede spesso "a W". È chiaramente una posizione molto comoda a quell'età, che per i motivi suddetti viene naturale, tuttavia sarebbe meglio incentivare una posizione seduta con le gambe divaricate o incrociate "ad indiano". Ciò che è certo è che non servano apparecchi di correzione né calzature correttive, né altre terapie.

Con l'inizio della deambulazione e con lo sviluppo scheletrico le tensioni muscolari producono un progressivo "srotolamento" delle ossa. Si tenga presente che servono nove mesi per "arrotolarsi" nel grembo materno e ben nove anni, circa, per "srotolarsi" dopo la nascita.

È infatti intorno ai 9-10 anni che la rotazione interna del femore scompare definitivamente ed è verso i 14-15 che si avrà una extrarotazione fisiologica che ci accompagnerà per tutta l'età adulta. Questo atteggiamento intrarotatorio durante la deambulazione è osservabile, per i più attenti, anche nei bambini più grandi.
La completa maturazione del cammino avviene lentamente e si può ben affermare che camminare bene da soli, come si suol dire "con le proprie gambe", richiede pazienza anche da un punto di vista prettamente fisiologico!

Sull'autore dell'articolo, Luca Zecchini

Luca Zecchini, Dottore in Fisioterapia, specializzato in terapia manuale e fisioterapia muscoloscheletrica.
Certificato Fisioterapista Ortokinetico
Membro dell'US sulla colonna del GSTM

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