SONNO

Nanna neonato: è giusto lasciarlo piangere per abituarlo ad addormentarsi da solo?

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03 Giugno 2015
Bisogna sempre avere estrema cautela e altrettanto buon senso quando si tratta di nanna e di pianto. Questo significa che la necessità di educarlo al sonno autorizza a farlo piangere per frazioni di tempo minime, passate le quali si deve intervenire per tranquillizzarlo.
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Bisogna sempre avere estrema cautela e altrettanto buon senso quando si tratta di nanna e di pianto. Questo significa che la necessità di educarlo al sonno autorizza a farlo piangere per frazioni di tempo minime, passate le quali si deve intervenire per tranquillizzarlo. Prima di chiedersi se sia opportuno o no lasciarlo piangere e, quindi, prima di passare ai fatti (per quanto blandamente) si deve cercare di abituarlo a fare la nanna con metodi dolci ma non per questo inefficaci.

 

Si tratta di proporre al bambino un rituale del sonno che deve essere sempre uguale e deve concludersi con una frase pronunciata dalla mamma che suoni alle sue orecchie come un affettuoso invito a chiudere gli occhi e dormire. Il rituale non è altro che un susseguirsi di azioni, per esempio, per i più grandicelli, lavaggio dei dentini, pigiamino, lettura di una fiaba, coccole, accensione della lucina della notte, bacino della buonanotte, “frase della buona notte”.

 

 

Se il bambino piange quando ci si allontana si può aspettare qualche minuto prima di consolarlo, dopodiché si deve tornare indietro e fargli qualche carezza e restargli accanto, in silenzio, fino a quando smette di piangere. Quindi ci si deve allontanare di nuovo, aspettando qualche minuto in più prima di riavvicinarsi, se dovesse ancora piangere. Si deve procedere così, facendo in modo però di non lasciarlo piangere troppo a lungo (massimo 5-7 minuti).

 

#Non è vero che il bambino “va fatto addormentare”. In linea teorica dovrebbe scivolare nel sonno spontaneamente, perché dormire è un’attività naturale e irrinunciabile. È bene, quindi, dopo averlo messo nel lettino salutarlo affettuosamente e allontanarsi.

 

(Consulenza della Società italiana delle Cure Primarie Pediatriche

 

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