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Neonato positivo al Citomegalovirus: tutto ciò che bisogna sapere

di Francesca De Ruvo - 06.12.2021 - Scrivici

citomegalovirus
Fonte: shutterstock
Se subito dopo la nascita il neonato risulta positivo al Citomegalovirus, e presenta i sintomi dell'infezione, dovrà essere sottoposto a una terapia antivirale per prevenire le complicanze del virus

L'infezione da Citomegalovirus (CMV) è l'infezione congenita più frequente nei paesi industrializzati e in Italia ha un'incidenza di poco meno di un infetto su cento bambini nati vivi. Sebbene il virus in sé sia solitamente innocuo, se contratto in gravidanza può causare danni molto gravi al feto. L'infezione da CMV è, infatti, la prima causa di sordità congenita non ereditaria e rappresenta anche un importante fattore di rischio per lo sviluppo di deficit visivi, intellettivi e motori. Nel nostro paese, attualmente, non vi sono programmi di screening dell'infezione congenita nei neonati.

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Cos’è il Citomegalovirus

Il Citomegalovirus (CMV) è un virus molto comune, soprattutto fra i bambini in età scolare, appartenente alla famiglia degli herpes virus (come la varicella, l'herpes labiale o il virus della mononucleosi). Una volta contratto, il virus persiste in forma latente nell'organismo per tutta la vita, ma in molti casi rimane sopito. Se il nostro sistema immunitario va incontro a un indebolimento, però, il virus si potrebbe riattivare.

Quando un soggetto contrae per la prima volta il virus si parla di infezione primaria, quando invece il soggetto subisce una riattivazione (oppure una reinfezione da un diverso ceppo virale) del virus si parla di infezione secondaria. Secondo le stime dell'Istituto Superiore di Sanità, In Italia il 70-80% della popolazione risulta positiva agli anticorpi anti-Citomegalovirus.

"Il virus in sé è abbastanza innocuo, ma se contratto nelle epoche iniziali della gravidanza può determinare l'infezione del feto e provocare danni molto gravi, fino addirittura all'aborto" spiega la dott.ssa Francesca Ippolita Calò Carducci dell'Unità Operativa di Malattie Infettive e Immunoinfettivologia dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma.

Come si trasmette l’infezione da Citomegalovirus

Il virus si ritrova nella saliva, nel sangue, nelle urine e in altri fluidi corporei quindi si trasmette facilmente nell'ambiente domestico e a scuola con il contatto da persona a persona.

Il problema, però, è quando una donna lo trasmette al feto durante la gravidanza: il citomegalovirus, infatti, può superare la placenta e contagiare il feto. "L'infezione della madre durante la gravidanza può essere un'infezione primaria o la riattivazione di un'infezione precedente e la donna solitamente non se ne accorge perché il Citomegalovirus è quasi sempre asintomatico" spiega la dott.ssa Calò Carducci.

Inoltre, il Citomegalovirus può essere trasmesso dalla donna infetta durante il parto oppure attraverso il latte materno, ma, come vedremo a breve, in questi casi i rischi per il neonato sono decisamente minori.

È possibile sapere prima della nascita se il CMV è stato trasmesso al feto?

Facciamo una piccola precisazione – dice la dott.ssa Calò Carducci – il rischio di trasmissione materno-fetale varia a seconda che si tratti di una prima infezione oppure di una reinfezione. Nel primo caso il rischio di trasmissione si attesta intorno al 30-40%, mentre in caso di reinfezione il rischio di trasmettere il virus al feto è molto basso, attorno all'1-2%. Il virus, dunque, non passa sempre al bambino, ma il problema non può essere ignorato. Detto questo, l'unico modo per sapere con certezza se il bambino ha contratto l'infezione è l'esecuzione dell'amniocentesi che cerca il genoma virale nel liquido amniotico. Anche alcuni segni rilevati tramite l'ecografia possono far sospettare un'infezione da Citomegalovirus, ma la certezza la si può avere solo con l'amniocentesi. Fortunatamente da circa un anno abbiamo a disposizione un farmaco, il valaciclovir, per le donne che contraggono l'infezione primaria all'inizio della gravidanza. Il valaciclovir è un farmaco che si è dimostrato sicuro in gravidanza e che è in grado di ridurre il tasso di trasmissione dell'infezione al feto. Viene offerto a tutte le donne incinte che contraggono l'infezione nel primo trimestre", precisa la dott.ssa Calò Carducci dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

 

Quali sono i rischi se l’infezione passa al feto durante la gravidanza?

Se la madre trasmette il Citomegalovirus durante la gravidanza sono possibili due scenari:

  1. Nell'85-90% dei neonati con infezione congenita il citomegalovirus è asintomatico, anche se un 10% di loro manifesterà alcuni sintomi più avanti con l'età. I sintomi sono di tipo neurologico, in particolare a carico dell'udito e della vista. "Proprio perché alcuni bimbi possono manifestare una sintomatologia secondaria in un momento successivo alla nascita, i bambini che nascono con l'infezione da citomegalovirus vengono seguiti almeno fino all'età di 6 anni" spiega la dott.ssa Calò Carducci.
  1. Circa il 10-15% dei neonati che contraggono il virus nascono con un'infezione sintomatica che può avere conseguenze sia prima della nascita che dopo, con una percentuale non indifferente di aborti. "I rischi in caso di infezione sintomatica sono legati a un deficit della funzione uditiva (ipoacusia congenita) che può essere sia lieve che grave, deficit neuromotori e cognitivi, problemi alla vista e un possibile sviluppo di autismo".

I neonati affetti da infezione congenita da citomegalovirus possono inoltre manifestare:

  • sintomi temporanei come ingrossamento del fegato o della milza, ittero e polmonite;
  • ridotte dimensioni alla nascita, a causa del ritardo di crescita;
  • testa più piccola (microcefalia);
  • carenza di piastrine (trombocitopenia);
  • petecchie, cioè macchie rosse sulla pelle.

La gravità dei danni feto-neonatali dipende dall'epoca gestazionale in cui si verifica la trasmissione. In particolare, i danni più gravi si registrano quando l'infezione materna primaria viene contratta nel primo trimestre di gravidanza. "Anche se come dicevamo prima il virus in sé è innocuo per le persone immunocompetenti, quando infetta dei tessuti che si stanno formando provoca dei danni gravi" spiega la dott.ssa Calò Carducci.

Come si fa la diagnosi nel neonato

Dopo la nascita è possibile verificare se c'è stata la trasmissione del citomegalovirus durante la gravidanza attraverso esami delle urine o della saliva da eseguire entro i 21 giorni di vita. In caso di positività alla nascita devono essere eseguite alcune valutazioni tra cui:

  • TC o RMN o ecografia cerebrale;
  • Test dell'udito di II livello, uno screening di I livelle viene eseguito di routine su tutti i nuovi nati;
  • Valutazione oftalmologica per controllare eventuali problemi della vista.

Neonato positivo al Citomegalovirus: cosa prevede la terapia

Se il neonato risulta positivo al Citomegalovirus e se presenta i sintomi tipici dell'infezione, allora si inizia una terapia antivirale con il valganciclovir. "Si tratta di un farmaco che può avere effetti collaterali, per questo motivo lo si dà esclusivamente ai bambini che manifestano i sintomi dell'infezione per ridurre i danni provocati dal virus, in particolare il deterioramento della funzione uditiva e visiva" precisa la dott.ssa Calò Carducci. Se il neonato è positivo, ma non presenta alcuna manifestazione clinica allora non si ricorre alla terapia antivirale, come indicato dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN).

Sia nei neonati positivi con sintomi che in quelli senza sintomi, è importante programmare un percorso di follow-up.

 

E se il virus viene trasmesso durante o dopo la nascita?

Come abbiamo visto poco sopra, il Citomegalovirus può essere trasmesso anche durante il parto oppure successivamente con il latte materno. "In questo caso, però, le mamme possono stare più tranquille perché il virus in sé è piuttosto benigno e chiaramente non c'è il rischio che il neonato presenti deficit dell'udito o deficit neuromotori come i bimbi che invece contraggono l'infezione durante la gravidanza" spiega la dott.ssa Calò Carducci.

Come si previene l’infezione da citomegalovirus

Attualmente non esiste un vaccino per la prevenzione del Citomegalovirus, quindi la prevenzione si basa su una serie di accortezze che la donna incinta deve avere. È sempre buona regola:

  • lavarsi le mani con acqua calda e sapone prima di cucinare e mangiare, ma anche dopo aver cambiato i bambini e dopo essere andati in bagno;
  • non scambiarsi posate o altri utensili durante i pasti, specie con bambini più piccoli;
  • non mettere in bocca il ciuccio del proprio figlio né assaggiare i suoi pasti.

Fonti utilizzate:

  • Consulenza della dott.ssa Francesca Ippolita Calò Carducci dell'Unità Operativa di Malattie Infettive e Immunoinfettivologia dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma;
  • Documento "Malattie infettive in ostetricia-ginecologia e neonatologia" della Società Italiana di Neonatologia (SIN);
  • Materiale informativo dell'Ospedale Meyer di Firenze.

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