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Vaccinazioni ai bambini ai tempi del Covid-19: perché non bisogna fermarle

di Valentina Murelli - 16.04.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Anche in periodo pandemico la situazione delle vaccinazioni pediatriche in Italia è a macchia di leopardo. L'allarme e le raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria

Vaccinazioni ai bambini: come stanno procedendo durante l'emergenza coronavirus? Cinzia, dalla provincia di Foggia, ci racconta che stanno facendo solo quelle obbligatorie per i nati nel 2019 e 2020. Idem Nadia dalla provincia di Bergamo: solo le obbligatorie per i bambini piccoli. Daniela dalla provincia di Catanzaro, Sara da quella di Torino, Adriana da quella di Caserta e Monica da Bolzano ci dicono che è tutto bloccato. Invece per le mamme Gabriela di Tivoli (Roma), Romina di Roma, Elisa dalla provincia di Padova e Stefania da Torino città riferiscono che tutto procede regolarmente. Alcuni genitori ci hanno raccontato di appuntamenti spostati in avanti di qualche settimana o qualche mese, altri di annullamenti o rinvii relativi solo ad alcune vaccinazioni (in particolare quelle contro il meningococco) ma non ad altre.

La – purtroppo – caratteristica distribuzione a macchia di leopardo dell'offerta vaccinale in Italia non si smentisce neppure in piena pandemia da Covid-19, come dimostrano le tante testimonianze raccolte in poche ore sui nostri canali social, con genitori che riferiscono grandi disparità sullo stesso territorio regionale o addirittura nella stessa città. Una situazione grave, rispetto alla quale la Società Italiana di Pediatria (SIP) ha lanciato ieri, dalle pagine della rivista che è il suo organo ufficiale (Pediatria) un grido d'allarme molto forte.

L'allarme della SIP

Nell'articolo il pediatra Rocco Russo, coordinatore del Tavolo tecnico sulle vaccinazioni della SIP, è stato durissimo:

"Nel nostro Paese, non tanto per le misure di isolamento sociale ma soprattutto per il timore del contagio, molte famiglie hanno preferito rinviare le sedute vaccinali previste per i loro figli; ma la situazione più grave e pericolosa è stata determinata della chiusura temporanea di alcuni Centri vaccinali, così come dalla decisione di posticipare sedute vaccinali pediatriche del ciclo primario (fino a un anno d'età, NdR) a date da destinarsi pur avendo a disposizione adeguate risorse di personale".

"Se è comprensibile il timore di un genitore che autonomamente decida di rinviare una seduta vaccinale per il proprio figlio, è a dir poco inaccettabile che un Servizio Pubblico decida di interrompere, seppur per breve tempo, l'offerta vaccinale o di optare per un'offerta che non garantisce un'adeguata protezione al bambino".

Abbiamo chiesto al dottor Russo di aiutarci a fare chiarezza sull'argomento. Ecco le sue risposte. 

Vaccinazioni ai bambini ai tempi del Covid-19: una situazione a macchia di leopardo

Per prima cosa Russo conferma quanto emerso dal nostro piccolo sondaggio: "Nelle ultime settimane ci sono arrivati alcuni segnali d'allarme da parte delle nostre sezioni regionali, che sottolineavano situazioni di discrepanza sul territorio della modalità di offerta vaccinale in questo periodo epidemico. Eppure una cosa è certa: non c'è mai stata alcuna indicazione da parte del Ministero della Salute di modificare o rimodulare l'offerta vaccinale, che dovrebbe procedere come da calendario del Piano nazionale di prevenzione vaccinale".

Ha senso sospendere o rinviare le vaccinazioni pediatriche in questo periodo? Che cosa dicono le autorità sanitarie?

La domanda è talmente legittima che se ne è occupata l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con un documento pubblicato il 26 marzo scorso in cui sono state ipotizzate varie situazioni possibili, con rispettive soluzioni. "Il problema principale è rappresentato dalla possibile carenza di personale nei centri vaccinali, nel caso in cui parte del personale sia stata trasferita sull'emergenza Covid-19" riassume Russo.

"In questo caso, l'indicazione è di mettere in atto un'accurata raccolta dei dati dei bambini che avrebbero dovuto essere vaccinati e che invece non lo sono stati, per poi riprogrammare le vaccinazioni. Non mi risulta tuttavia che questo sia accaduto in Italia, quindi non vedo ragioni per interrompere o rimandare il servizio. D'altra parte, come ho già ricordato, non è venuta nessuna indicazione in questo senso da parte del Ministero della Salute".

Quali possono essere i rischi conseguenti a una sospensione delle vaccinazioni pediatriche?

"C'è un primo rischio teorico, legato al fatto che per ogni singola vaccinazione il calendario delle dosi vaccinali è strutturato secondo intervalli ben precisi che hanno mostrato di garantire una risposta anticorpale lunga e duratura. Ora, non abbiamo certezze in questo senso, ma non possiamo escludere che il mancato rispetto di questi intervalli comporti una perdita di efficacia del vaccino" spiega Russo.

Altri rischi sono più concreti. Per esempio: nel momento in cui non si vaccina o si posticipa si crea un gruppo (una sacca, dicono gli esperti) di soggetti scoperti dal vaccino, che non hanno un'adeguata protezione contro determinate malattie, per esempio morbillo o pertosse. "Questo significa che si potrebbero creare focolai di malattie infettive prevenibili da vaccino. E più il tempo passa, più rischi ci sono". E c'è anche un aspetto organizzativo: "Se si rimandano nel tempo le vaccinazioni di un gran numero di bambini, a fine epidemia ci troveremo con un ulteriore allungamento dei tempi delle vaccinazioni perché non si riuscirà a recuperare in fretta i ritardi accumulati". In altre parole, saremo nel caos. 

"Dal punto di vista dei professionisti, inoltre, ci sono anche aspetti medico-legali da non sottovalutare" sottolinea Russo. "Un conto è se è la famiglia che non fa vaccinare il figlio, un altro se è il centro a spostare la vaccinazione. Se un bambino non vaccinato dovesse ammalarsi, questo potrebbe ritorcersi contro la struttura stessa, se non è in linea con raccomandazioni nazionali".

Cosa fare se la vaccinazione è stata rimandata o annullata

Di sicuro protestare con il centro vaccinale che l'ha sospesa o rimandata, anche in forma scritta. Poi verificare se in zona ci sono altri centri vaccinali che continuano a lavorare, chiedendo a loro la vaccinazione (anche se in un periodo di limitazione degli spostamenti questo potrebbe essere complicato). 

Ritardi dei servizi e fiducia dei genitori

E ci sono anche questioni più ampie in ballo, che potremmo definire "culturali". Ricordiamo tutti il calo delle vaccinazioni registrato in Italia negli anni scorsi, tale da aver portato a una legge sull'obbligo vaccinale per l'accesso a scuola. Molti esperti ritengono che tra le componenti di quel calo ci fossero anche un sottodimensionamento e una scarsa organizzazione dei servizi vaccinali, e che proprio il miglioramento di questi aspetti sia stato uno degli effetti più positivi dell'introduzione dell'obbligo. Ora, però, c'è il rischio di fare passi indietro.

"L'obbligo – afferma Russo – deve essere un punto di partenza e non di arrivo, un'opportunità per recuperare il terreno perduto. Se a fronte di un 'momento magico', positivo, che potevamo avere in questo percorso di recupero ora iniziamo noi stessi a creare problemi, il percorso rischia di complicarsi". Facendo perdere nuovamente fiducia nei confronti delle istituzioni e dei vaccini stessi.

Russo, per esempio, considera molto grave il fatto che in alcuni casi siano state fatte distinzioni tra vaccinazioni, privilegiando quelle obbligatorie. "Certo, rappresentano un 'passaporto' per l'accesso a scuola, ma non dimentichiamo che tutte quelle elencato nel Piano nazionale vaccini sono importanti e costituiscono un 'passaporto' per la vita".

È sicuro per i bambini ricevere un vaccino in piena epidemia di Covid-19? Non rischiano di essere più esposti al rischio di ammalarsi?

"Sì, è sicuro, e no, non ci sono rischi specifici" rassicura Russo. "A volte i genitori temono che classiche reazioni post vaccino, come la febbre o il dolore al punto di iniezione, possano rappresentano un sintomo di immunodepressione, di 'rallentamento' dell'attività immunitaria del bambino, ma non è così. Queste non sono reazioni di immunodepressione né possono provocarla. Anzi, si tratta di meccanismi che indicano la reazione dell'organismo, il potenziamento della sua attività immunologica".

È sicuro recarsi in un centro vaccinale durante la pandemia? Non c'è rischio che bambini o genitori possano prendere il coronavirus mentre sono nella sala d'attesa o in ambulatorio?

Per Russo la risposta è di nuovo rassicurante. "La stessa OMS ha dato indicazioni molto precise su come gestire il percorso vaccinale in questa situazione, dalla formazione del personale al rispetto delle distanze di sicurezza nelle sale d'attesa, all'aerazione degli ambienti".

"I centri che stanno vaccinando lo fanno seguendo queste indicazioni, istruendo i genitori su come fare: è fondamentale rispettare l'orario dell'appuntamento (mentre prima spesso si andava più o meno a quell'orario), rispettare le distanze di sicurezza (i centri potranno mettere a disposizione più sale per l'attesa, separando chi deve ancora fare il vaccino e chi rimane in sede per qualche tempo dopo averlo fatto), entrare uno alla volta e così via".

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