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Il linguaggio del bambino: le fasi principali dello sviluppo

di Valentina Murelli - 06.09.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I primi vocalizzi tra due e quattro mesi, la lallazione intorno ai sei, le prime paroline verso i 12 mesi: sono, a grandi linee, le fasi principali dello sviluppo linguistico. Anche se, è bene ricordarlo, anche in questo ogni bambino ha i suoi tempi.

Linguaggio del bambino: le fasi

Mamma, papà, pappa: tra i nove e i 12 mesi, in genere, arrivano le prime parole. Ma attenzione, anche in questo caso, come già con i primi passi, non c'è un momento fisso valido per tutti: ogni bambino ha i suoi tempi. "Ed è normale che sia così, perché lo sviluppo del linguaggio coinvolge la maturazione di molte competenze, come ascolto e discriminazione di suoni e parole, competenze motorie e di coordinamento, sviluppo cognitivo e affettivo", chiarisce la logopedista Eleonora La Monaca, libera professionista a Parma e autrice del blog Mamma logopedista. Al di là della variabilità individuale, però, esistono fasi di sviluppo che portano, nel tempo, alla produzione del linguaggio. Vediamole.

In questo articolo

Le fasi: dai primi versetti alle prime parole

Prime settimane di vita: il pianto

Nelle prime settimane di vita le comunicazioni del bambino passano tutte attraverso il pianto.

Tra i due e i quattro mesi: primi suoni e vocalizzi

Tra i due e i quattro mesi al pianto si aggiungono i primi vocalizzi e i primi suoni (per esempio il suono ghhh).

Sei mesi: la lallazione

Intorno ai sei mesi comincia la lallazione. Si tratta della ripetizione di sillabe formate, all'inizio, da una sola consonante e una vocale (ma-ma-ma-ma, oppure ta-ta-ta-ta) e, con il passare dei mesi, anche da consonanti diverse (ma-ma-ta, oppure ta-ta-na-ma). «In questa fase il bambino non ha ancora intenzionalità comunicative: è un allenamento motorio che, producendo suoni, gli dà il piacere di ascoltarsi» sottolinea La Monaca.

Tra nove e 12 mesi: le prime parole

Ed ecco, tra i nove e i 12 mesi, la comparsa delle prime parole, la cui produzione cresce progressivamente nel tempo, fino ad arrivare, intorno ai 18-24 mesi a un'esplosione verbale.

Due anni: due parole insieme

All'incirca verso i due anni il bambino comincia a mettere insieme anche due parole ("mamma, nanna" oppure "mamma, pappa").

Tre anni: frasi intere

Intorno ai tre anni formula frasi intere, e può usare il linguaggio anche in riferimento a esperienze lontane nel tempo e nello spazio.

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La spinta a cominciare a parlare è innata, però mamma e papà possono fare molto per dare una mano, e stimolare in modo corretto la produzione del linguaggio. Ecco come.

1. Parlare molto

Vale fin dai primi giorni di vita del bambino e dovrebbe essere fatto «in modo contestuale, cioè con riferimenti continui a ciò che accada intorno e verbalizzando il più possibile ciò che si sta facendo o ciò che succederà immediatamente dopo» spiega La Monaca.

2. Parlare lentamente

Per facilitare la comprensione di suoni e parole meglio usare un ritmo naturale, ma lento e ben articolato.

3. Cantare

È un modo diverso, ma altrettanto utile, per rimanere in contatto verbale con il proprio bambino e per stimolare il linguaggio, che è fatto anche di melodia e ritmo.

4. Ripetere

Quando il piccolo comincia a produrre suoni (ghhh, bu-bu-bu ecc,) diventa un vero e proprio interlocutore: gli piace molto sentire i grandi imitare i suoi vocalizzi e rispondere "a tono", in un dialogo sonoro che può durare anche diversi minuti.

5. Leggere ad alta voce

"Per i bimbi più piccoli meglio libri semplici, che riportino brevi routines tipiche della loro vita (nanna, pappa, bagnetto) possibilmente accompagnate da illustrazioni semplici e ben definite" suggerisce la logopedista. Come hanno scritto i pediatri Antonella Brunelli, Stefania Manetti e Costantino Panza "studi scientifici hanno dimostrato che un bambino che ascolta molto i suoi genitori parlare e cantare, un bambino i cui genitori leggono libri con lui ad alta voce fin dai primi mesi, avrà un vocabolario più ricco, amerà i libri e, nel momento in cui andrà a scuola, avrà tanta voglia di imparare a leggere e a scrivere" (Quaderni ACP, 2013).

6. Non correggere troppo

"È sconsigliato chiedere di ripetere le parole con l'unico scopo di farle pronunciare perfettamente" afferma La Monaca. "Questa strategia non serve a migliorare le competenze linguistiche e rischia di innescare meccanismi di rifiuto nel bambino".

7. Evitare il bambinese

Anche con i bambini piccoli, va usato un linguaggio semplice ma corretto.

VIDEO: L'APPRENDIMENTO DEL LINGUAGGIO NEI BAMBINI

La dott.ssa Silvia Mari, logopedista, ci spiega come aiutare i bambini a parlare e quali sono gli errori che ostacolano l'apprendimento del linguaggio.

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Lo abbiamo detto: anche per quanto riguarda lo sviluppo del linguaggio, ogni bambino è storia a sé. È chiaro però che alcune situazioni possono essere fonte di preoccupazione per mamma e papà, per esempio se la lallazione è in ritardo o se, spenta la prima candelina, ancora il bimbo non dice alcuna parolina. Spesso non ci sono reali motivi di allarme, ma se c'è il dubbio che qualcosa non va è sempre bene parlarne con il pediatra, che potrà consigliare il da farsi (compreso, magari, un approfondimento con un logopedista).

In generale, le situazioni nelle quali è meglio rivolgersi al medico sono:

  •  Se il bimbo non emette alcuna vocalità entro i quattro mesi, o sembra non reagire ai rumori e alle voci;
  • Se non c'è lallazione entro i 10-12 mesi o, a 12 mesi, la lallazione è molto scarsa;
  • Se a 18 mesi il bimbo produce meno di 15 parole (valgono anche parole magari inesistenti ma che per lui indicano chiaramente e in modo riproducibile un determinato oggetto, come bubu per cane);
  • Se tra 18 e 20 mesi mostra chiaramente di non comprendere il linguaggio degli adulti (per esempio non esegue semplici richieste come "guarda cosa c'è sul tavolo");
  • Se intorno ai 24 mesi produce meno di 50 parole;
  • Se tra 24 e 30 mesi produce anche più di 50 parole, ma non ne combina mai due insieme.

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