Genitori giovani

Mamme e papà giovani: sfide e vantaggi

Di Mariella Laurenza
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25 Settembre 2017
L’arrivo di un bambino rappresenta un cambiamento repentino per le coppie, soprattutto per quelle giovani. Abbiamo raccolto i consigli di una psicoterapeuta per affrontare questa nuova sfida e gestirla nel modo migliore 
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L’arrivo di un bambino è un momento di gioia per una coppia ma allo stesso tempo rappresenta un cambiamento repentino nei ritmi e nella routine: lo è ancor di più quando la mamma e il papà sono molto giovani. Può capitare che i neogenitori perdano momentaneamente la bussola e abbiano bisogno di buoni consigli per ritrovare la strada e rimettersi in cammino, non più in due ma in tre.

Abbiamo chiesto qualche suggerimento e quali sono i vantaggi e le sfide che i giovani genitori devono affrontare a Barbara Pellicciotta, psicologa e psicoterapeuta specializzata in relazioni sistemico-famigliari del Centro Metafora a Milano.

 

I VANTAGGI 

Diventare genitori in giovane età ha i suoi lati positivi, e non solo neanche pochi. Innanzitutto si ha più energia da dedicare ai piccoli. «I bambini sono molto impegnativi e richiedono tanti sforzi. Si devono mettere in conto le notti insonni, il tempo da destinare al gioco e alle passeggiate e tutti i preparativi per la pappa. È indubbio che una madre e un padre giovane abbiano molte più energie fisiche per affrontare questi impegni».

 

Tra i genitori giovani e il loro bambino c’è maggiore empatia. «Riescono a identificarsi meglio con il figlio perché sono più vicini di età. La mamma e il papà possono avere un ricordo più fresco del loro essere stati bambini e di cosa significhi e questo può agevolarli. Per loro risulta più semplice mettersi nei panni dell’altro e condividerne le esperienze. Per le coppie più anziane, invece, risulta più complicato perché sono ormai trascorsi un po' di anni dai tempi dell'infanzia, e anche giocare con i propri figli può risultare più faticoso».

 

 

LE SFIDE 

Una delle sfide più grosse che i giovani genitori si trovano davanti è quella di dover far fronte a un senso di smarrimento che si prova nei primi momenti. Proprio questo senso di disorientamento potrebbe portarli a rivolgersi alle famiglie d’origine. «Chiedere aiuto non è affatto un problema ma bisogna stare attenti che i nonni non superino i confini, diventando invadenti e finendo per farsi carico della crescita del bambino, divenendone quasi i genitori. Nelle giovani coppie a volte è difficile fissare dei limiti e a volte si riscontrano casi in cui la nonna fa la mamma e la mamma fa ancora la figlia. Questo non è positivo per il bambino perché crea confusione e rende difficile distinguere le diverse figure familiari».

 

Alcuni pregiudizi sono duri a morire: spesso le coppie giovani, e soprattutto le mamme, potrebbero essere escluse in certi ambiti. «Diventare mamme presto non è ben visto perché c’è l’idea che si perdano molte occasioni nell’ambito del lavoro e della carriera. C’è ancora il pregiudizio che avere un bambino comporti uno stop nella vita di una donna».

 

CONSIGLI PRATICI

Come comportarsi allora per essere dei buoni genitori e far crescere bene il proprio bambino? Regole fisse non esistono ma qualche consiglio può risultare utile.

 

1. Non isolarsi

La cosa da non fare assolutamente è quella di isolarsi. Il rischio è concreto perché «l’arrivo di un bambino può allontanare dalla cerchia dei vecchi amici, che non avendo figli hanno ritmi di vita differenti. Bisogna trovare però nuovi luoghi d’incontro per le famiglie, come ad esempio l’asilo, la piscina, e scambiarsi consigli con gli altri genitori. In una parola: fare rete».

 

2. Rivolgersi al consultorio

«Il consultorio, soprattutto all’inizio, può essere un buon punto di riferimento perché organizza incontri per i genitori su diverse tematiche che riguardano il bambino e può aiutare i genitori a superare momenti complicati».

 

3. Chiedere aiuto alle famiglie d’origine o alle istituzioni

I nonni rimangono senza dubbio un aiuto fondamentale ma «bisogna fissare dei limiti e mettere bene in chiaro i ruoli. In casi estremi ci si può far aiutare dalle istituzioni, rivolgendosi al comune o agli assistenti sociali e farsi sostenere nel rapporto con il bambino e con il mondo che lo circonda».