congedo di paternità

Le nuove regole UE sul congedo parentale e di paternità

Di Sara Sirtori
paternita
06 Settembre 2019
Il parlamento europeo ha approvato questa primavera una direttiva che riguarda i termini del congedo di paternità, in modo tale da garantire la parità di entrambi i genitori nella crescita e nell'accudimento  dei figli.  Tutti gli Stati membri, compresa l'Italia, dovranno adeguarsi.
Facebook Twitter More

In tema di congedo parentale, la Plenaria ha recentemente approvato in via definitiva una direttiva che aiuterà a conciliare meglio lavoro e vita familiare.

 

La legge stabilisce i requisiti minimi che tutti gli Stati membri dovranno attuare per ampliare le opportunità delle donne in ambito lavorativo e rafforzare il ruolo del padre, o di un secondo genitore equivalente, nella famiglia. 

 


Congedo di paternità: cosa dice la legge


Secondo la direttiva 2019/1158, il padre o il secondo genitore equivalente, se riconosciuto dalla legislazione nazionale, avrà diritto ad almeno 10 giorni lavorativi di congedo di paternità retribuito nei giorni vicini alla nascita o al parto del feto morto, più il diritto individuale a due mesi di congedo parentale non trasferibile e retribuito nei primi anni di vita del figlio. L’Italia, come gli altri Stati membri, dovrà adeguarsi.

 

Attualmente in Italia, la durata del congedo obbligatorio per il padre è di 5 giorni, più un giorno facoltativo previo accordo con la madre e in sua sostituzione.


Il relatore David Casa (PPE, MT) ha dichiarato: 

 

"Questa direttiva vuole realizzare una maggiore parità di genere e una migliore divisione delle responsabilità. Le donne hanno sofferto a causa della mancanza di parità, che ha portato a differenze di retribuzione e a un divario pensionistico. Ora saranno sostenute per entrare nel mercato del lavoro e raggiungere il loro pieno potenziale, mentre i padri avranno un ruolo più importante nell'educazione dei loro figli. Questa direttiva è positiva per gli uomini, le donne, le famiglie e l'economia".

 

L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna in una nota appena pubblicata sottolinea alcuni aspetti relativi alla definizione dei compiti e delle responsabilità che conseguono  alla nascita di un figlio. 
Uno dei primi passi è opporsi allo stereotipo che da sempre impone all’uomo il ruolo di colui che deve “portare il pane a casa”, e fare riferimento al concetto di genitorialità piuttosto che a quello di maternità. 
Il coinvolgimento del padre nello sviluppo dei figli, soprattutto nei primi mesi di vita, è essenziale per il loro sviluppo emotivo.

La condivisione paritaria dell’impegno diventa quindi fondamentale e fa sentire protagonisti entrambi i genitori nei nuovi equilibri della famiglia.