BAMBINI E MUSICA

La Music Learning Theory: come funziona il Metodo Gordon

Di Alice Dutto
metodogordon
01 Marzo 2019
La musica come un linguaggio che tutti possono imparare in modo ludico e libero. Un'opportunità preziosa per sviluppare l'intelligenza emotiva e musicale dei bambini. Ecco come funziona il metodo inventato da Edwin E. Gordon, ricercatore, autore, docente universitario e curatore di diverse riviste scientifiche, noto soprattutto nel campo dell'educazione musicale
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 Imparare la musica come si apprende il linguaggio. È il presupposto teorico della Teoria dell'Apprendimento Musicale (Music Learning Theory) elaborata dallo statunitense Edwin E. Gordon

 

“La capacità potenziale di comprendere la musica non è un'attitudine speciale concessa a pochi eletti: tutti gli esseri umani la possiedono” Edwin E. Gordon

 

I pilastri del Metodo


Uno dei fondamenti su cui si basa il Metodo Gordon è che tutti nasciamo con un certo livello di attitudine musicale, definita come una potenzialità ad apprendere la musica*. Una predisposizione che sarebbe massima al momento della nascita e si stabilizzerebbe verso i 9 anni, sviluppandosi grazie a un ambiente in grado di far vivere al bambino esperienze musicali significative.

 

Ecco perché è importante esporre il bambino, anche a partire dall’età neonatale, a un percorso di educazione musicale: in questo modo si “sfrutta” la sua massima capacità di assorbimento.

 

Musica ed emozioni


«Essere in contatto con la musica per i bambini è un'opportunità preziosa perché permette loro di esprimersi, alimentare la propria immaginazione e la propria creatività - spiega Roberto Barbieri, musicista, musicoterapista e didatta della musica di Musicali si Cresce, associazione che organizza corsi di avvicinamento alla musica che attingono al metodo Gordon -. Sviluppa poi la capacità di introspezione, comprensione di sé, degli altri e della vita».

Avvicinare i piccoli alla musica significa quindi «sviluppare la loro intelligenza emotiva e musicale».


Il punto di contatto con il Metodo Montessori


La musica come un linguaggio che tutti possono imparare, senza insegnanti, ma con una guida informale. È questo un altro punto della Music Learning Theory di Edwin E. Gordon: l'adulto non insegna al bambino, ma lo guida nell'apprendimento della musica.

 

Riprendendo il concetto montessoriano di “educazione indiretta”, all'inizio gli insegnanti di musica non chiedono di fare qualcosa al bambino, ma la fanno loro per lui. Cantano e si muovono, incoraggiando le sue risposte musicali e guidandolo verso l'imitazione dei suoni che gli vengono proposti per poi accompagnarlo all'assimilazione della sintassi musicale, al canto e all'improvvisazione.
 

L'obiettivo del Metodo


Il Metodo non ha l'obiettivo di crescere un “genio” musicale, né la formazione di un futuro musicista professionista.

 «Il nostro scopo è quello di creare una relazione significativamente affettiva con i partecipanti dialogando attraverso il linguaggio non verbale, che è quello musicale, i silenzi e il linguaggio corporeo» dice Roberto Barbieri.

In questo modo, «la musica diventa per il bambino uno strumento di comunicazione e interazione ed egli crescendo ne può gioire come ascoltatore consapevole, come musicista amatoriale o come bravo musicista professionista» si legge nell'opuscolo dell'Aigam, Associazione Italiana Gordon per l'Apprendimento Musicale.


Come si svolge una lezione di musica con il Metodo Gordon


Il “setting” in cui si svolgono i corsi di musica che seguono questa didattica musicale è libero e vuoto. A riempire questo spazio ci sono suoni, gesti e silenzi. Un luogo che per il bambino diventa familiare nel tempo e in cui si sente a proprio agio come parte di un gruppo, in un clima disteso, di fiducia e sicurezza. Qui avviene uno scambio relazionale su più livelli: tra insegnante e bambini, tra bambini e insegnante e tra bambini e bambini, ma anche tra bambini e genitori quando questi partecipano.

La lezione è cadenzata da diversi momenti, ben precisi, in cui ci sono poche regole, ma sempre uguali e ripetitive: ad esempio, i saluti iniziali e finali che si fanno in cerchio e che hanno l'obiettivo di segnalare l'entrata e l'uscita nel corso. 

 


I bambini sono invitati a svolgere la lezione senza scarpe, in modo da avere un contatto più diretto con il suolo, per essere più presenti e liberi di esplorare.

Che cosa succede nella lezione di musica


«Durante i laboratori con i bambini non si parla, ma si agisce attraverso la musica, che non ha bisogno di spiegazione o intermediazioni» spiega Barbieri.

Quello che viene proposto ai bimbi sono brevi canti melodici e ritmici che comprendano tutti i modi e tutti i metri musicali, all'interno di una grande varietà di aspetti di sintassi musicale. In questo modo si stimola “l'orecchio” e l'attenzione del bambino.

I brani vengono cantati attraverso poche sillabe neutre, ad esempio “pa”, “pam”, “bim”, “bam”, in modo tale che il bambino si concentri sulla musica piuttosto che sulle parole. Il canto viene poi ripetuto, perché la ripetizione sostiene l'apprendimento. 

 


Tutto ciò avviene seguendo un approccio ludico e in gruppo, in un flusso continuo di movimento libero ed espressivo, privo di rigidità. Così il bambino assimila i suoni ascoltati, sviluppa il senso del ritmo e permette di percepire il tempo nello spazio.

L'importanza dei silenzi


Grande importanza hanno poi i silenzi per l'interiorizzazione e l'assimilazione degli stimoli raccolti: dopo aver cantato un brano e averlo ripetuto, si lascia un momento di silenzio utile a catturare ancor di più l'attenzione del bambino.

«Come nel linguaggio verbale, la parola nasce dal pensiero, cioè dal silenzio: lo stesso accade per la musica. Un obiettivo nei gruppi che conduciamo è proprio quello di arrivare alla capacità di ascoltare non solo la musica, ma anche la sua assenza, che è il momento in cui l'evento ha una maggiore risonanza interna» conclude Roberto Barbieri di Musicali si Cresce.

 

Lo sviluppo dell’Audiation


Un fondamento del Metodo Gordon è l'Audiation. «Il termine, inventato dallo stesso Gordon, indica la capacità di pensare musicalmente e cioè di sentire e comprendere nella propria mente musica che non è fisicamente presente durante l'ascolto o la performance musicale» spiega il documento dell'Associazione Italiana Gordon per l'Apprendimento Musicale. 

È un meccanismo simile a quello del linguaggio: quando parliamo o ascoltiamo, “conserviamo” nella mente le parole appena dette o ascoltate. Questo ci consente di non perdere il filo del discorso e anticipare come si evolverà. 

Lo stesso accade per la musica: richiamare alla mente musica ascoltata molto o poco tempo prima; predire i suoni che devono venire; cantare o ascoltare “in testa” o mentre si legge o si scrive uno spartito; improvvisare con la voce o lo strumento. Tutto questo è l'Audiation. Un'abilità - quella del pensiero musicale - che non si insegna, ma che si può guidare il bambino ad acquisire, costruendo con lui un dialogo musicale e guidandolo a un'imitazione partecipata, non a specchio.


* La Music Learning Theory di Edwin E. Gordon a cura di Riccardo Nardozzi dell'Associazione Italiana Gordon per l'Apprendimento Musicale