Neonato

Fai la nanna senza lacrime: come far addormentare il bambino senza farlo piangere

Di Marzia Rubega
bebe-dorme
3 luglio 2020
Già dalle prime settimane di vita (e spesso per tutto il primo e, a volte, il secondo anno), il neonato sembra 'allergico' a dormire tranquillo per più di 30 minuti di seguito. Specialmente di notte! Ecco come farlo addormentare senza lacrime secondo la consulente famigliare Elizabeth Pantley, che ha scritto il libro “Fai la nanna senza lacrime”.
 

E' un'esperienza molto diffusa che accomuna la vita di tanti neogenitori (con l'aria da zombie) alle prese con il pupo che non chiude (quasi mai) occhio.

 

Insomma, la mancanza di sonno è tra le principali difficoltà causate dall'arrivo del bebè e c'è chi pagherebbe oro per trovare una soluzione dopo averle tentate tutte.

 

Tra infinite strategie e trucchi, un approccio dolce e flessibile è quello della consulente familiare Elizabeth Pantley descritto nel suo libro Fai la nanna senza lacrime (Piemme), un successo internazionale.

 

Basato sull'osservazione del pargolo e sul rispetto delle sue esigenze, il metodo dell'autrice (mamma di 4 figli) propone una serie di accorgimenti e idee per abituarlo, gradualmente, al momento del sonno.

 

Contraria alle tecniche che lasciano il piccolo piangere ad oltranza fino a quando si addormenta sfinito, Elizabeth Pantley sottolinea, invece, l'importanza dell'amorevolezza, della calma e della pazienza.

 

Il neonato non dorme di notte? Nel primo anno è una questione fisiologica

 

Prima di disperarsi per i risvegli notturni pensando che le notti in bianco non finiranno mai, secondo l'autrice, è indispensabile avere ben chiari un paio di principi chiave sul sonno dei bambini.

 

La 'speranza', per esempio, che un bebè dorma tutta la notte è poco realistica perché il suo orologio biologico funziona in modo diverso rispetto a quello di un adulto.

 

"Un bambino non nasce con il ritmo circadiano di un adulto. Inizialmente i ritmi di veglia e sonno di un neonato si protraggono lungo il giorno e la notte senza distinzione, per poi organizzarsi in una serie di pisolini diurni e un sonno notturno più lungo – spiega Elizabeth Pantley.

 

Man mano che il bimbo cresce, si sviluppa anche la sua alternanza di sonno e veglia: raggiungere la maturità anche nel sonno è un processo biologico".

 

Nel primo anno di vita, dunque, è normale che un bimbo si svegli spesso di notte: per l'autrice, è fondamentale avere ben presente che non si tratta di un disturbo (o capriccio!) ma di un fatto del tutto fisiologico.

 

Il primo passo: tieni uno schema del sonno del bambino

 

Per favorire il sonno del pupo, condizione indispensabile è farsi un'idea precisa di come dorme: l'autrice invita a osservarlo per un giorno e una notte tenendo tre registri accurati della situazione.

 

Una volta individuato una sorta di 'schema' nelle abitudini (diurne e notturne) del pupo, è possibile scegliere le idee migliori, quelle più adatte a lui, e metterle in pratica.

 

Secondo l'autrice, "dal momento che il tempo trascorso a dormire durante il giorno influenza profondamente il sonno notturno, questi dati saranno fondamentali per capire come migliorare le sue abitudini".

 

Il primo step è il registro dei pisolini, secondo il modello seguente.

 

- Registro dei pisolini di XXX (XX mesi)

  • Orario in cui si è addormentato
  • Come si è addormentato
  • Dove si è addormentato
  • Dove ha dormito
  • Per quanto tempo 

(Da Fai la nanna senza lacrime)

 

Nel corso dello stesso giorno in cui si compila il registro dei pisolini (vedi sopra), la consulente consiglia di annotare anche le informazioni su cosa succede prima della nanna serale. Questo aiuta a capire se le azioni che precedono il sonno aiutano il pargolo a predisporsi a quel momento o no.

 

Occorre segnare quello che fa il pupo circa 2 ore prima di andare a letto.

 

Vedere tutto nero su bianco, aiuta a diventare più consapevoli di cosa potrebbe non essere ideale per rassicurare e tranquillizzare il pupo in vista della nanna. Se, per esempio, alle 21.00, il bimbo ha giocato all'aeroplano con il papà (attività super intensa!), eccitandosi moltissimo, certo sarà più complicato convincerlo a dormire nel giro di 15 minuti!

 

Ecco il modello (da compilare) proposto dall'autrice per annotare le abitudini serali (o la routine se i genitori ne seguono una).

 

  • Orario
  • Attività
  • Livello attività
  • Livello del rumore
  • Livello della luce

*Legenda

Attività: azione intensa, moderata, o calma

Rumore: forte, moderato o silenzio

Luce: luminosità forte, tenue, o buio

(Da Fai la nanna senza lacrime)

 

L'ultimo registro riguarda i risvegli notturni: Elizabeth Pantley suggerisce di tenere foglio e matita, insieme a un orologio a portata di mano per prendere nota delle informazioni più salienti copiando, poi, tutto il giorno dopo sul registro.

 

  • Orario
  • Come il bimbo mi ha svegliato
  • Quanto tempo è rimasto sveglio; attività
  • Orario in cui si è riaddormentato
  • Come si è riaddormentato
  • Quanto tempo ha dormito senza interruzioni

(Da Fai la nanna senza lacrime)

 

Le premesse per stilare un 'programma personale' per abituare il bimbo al sonno

 

L'autrice suggerisce una serie di idee (suddivise per la fascia 0-4 mesi e 4 mesi ai 2 anni. Quelle per i più grandicelli, è possibile adattarle anche alle esigenze di un neonato) raccomandando di scegliere quelle che sembrano più idonee al bimbo e alla famiglia.

 

"Ogni bambino è unico, ogni madre è diversa dalle altre, e ogni famiglia è un caso a sé", dice la consulente americana. Dal suo punto di vista, solo il genitore è in grado di decidere davvero quale sia la risposta giusta per la situazione.

 

Una volta scelti una rosa di suggerimenti preferiti tra quelli proposti nel libro, occorre organizzare un programma (e magari appenderlo allo specchio del bagno o sul frigorifero) e seguirlo alla lettera per almeno 2-3 settimane prima di vedere qualche cambiamento.

 

Inoltre, è essenziale mettere il sonno del bambino al primo posto tra le priorità familiari per un mese o due affinché i nuovi ritmi si consolidino. Dopo 10 giorni, (soprattutto con i bimbi che hanno più di 4 mesi) è importante analizzare i risultati aggiustando il tiro con eventuali modifiche, se occorre.

 

"L'obiettivo non è un percorso rettilineo e semplice neanche se il programma viene attuato alla perfezione. Al contrario, assomiglia piuttosto a un balletto: due passi avanti, uno indietro e perfino, di tanto in tanto, qualche passo laterale", spiega Elizabeth Pantley.

(Articolo originale del marzo del 2014)

Una considerazione generale sui metodi per la nanna

Quello presentato in questo articolo è uno dei tanti approcci o metodi proposti da esperti, mamme, tate e così via per "aiutare" il bambino a fare la nanna. I consigli sull'argomento – di certo uno dei più caldi per mamme e papà – sono praticamente infiniti, ma vale la pena fare alcune considerazioni generali. 

 

Per cominciare va considerato che i risvegli notturni dei bambini sono fisiologici fino a 3-5 anni. Certo, c'è qualcuno che fin da piccolissimo non si sveglia praticamente mai durante la notte ma è appunto del tutto "normale" che altri ci mettano più tempo a regolarizzare il proprio sonno. In secondo luogo va detto che in genere questi metodi non hanno una solida base scientifica, nel senso che non sono stati sottoposti a studi rigorosi che ne possano confermare o meno l'efficacia e la sicurezza. Alcuni, inoltre, possono essere fonte di grande stress per i bambini o per i genitori. E se sono metodi "uguali per tutti" chiaramente non rispettano l'individualità né dei piccoli né degli adulti. 

 

Che fare allora? Anzitutto cercare di avere più fiducia nelle proprie competenze di genitori e, se si desidera, affidarsi a un metodo non perché lo ha detto un'amica o perchè è di moda, ma perché in famiglia si è valutato che, date le caratteristiche di bambino e genitori, potrebbe rappresentare un buon tentativo per migliorare la qualità del sonno di tutti.

 

Come sottolineava* Franco Panizon, maestro della pediatria italiana, "ho sempre detto alle mamme che me lo chiedano che non ci sono prove né a favore né a sfavore di un metodo rispetto a un altro. Ciascuno è quantomeno autorizzato ad andare dove lo porta il cuore: a chiedere a sé stesso (e non a una scienza del comportamento) come comportarsi, senza pentimenti e senza timore di condanne. (* dal Libro della nanna di A. Ferrando, Edizioni LSWR 2019)

testo di Valentina Murelli

 
Domande e risposte
È realistico sperare che un bebè dorma tutta la notte?
La 'speranza' che un bebè dorma tutta la notte è poco realistica perché il suo orologio biologico funziona in modo diverso rispetto a quello di un adulto. Un bambino non nasce con il ritmo circadiano di un adulto. Inizialmente i ritmi di veglia e sonno di un neonato si protraggono lungo il giorno e la notte senza distinzione, per poi organizzarsi in una serie di pisolini diurni e un sonno notturno più lungo.
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