Nanna bambino

Nanna: breve guida per gestire il sonno del neonato

Di Valentina Murelli
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20 Luglio 2017 | Aggiornato il 18 Agosto 2018
La maggior parte dei genitori si sveglia più volte durante la notte a causa dell'insonnia del neonato. In realtà è tutto normale: infatti, come spiega la psicologa Alessandra Bortolotti nel libro "I cuccioli non dormono da soli", nei primi tre-cinque anni i risvegli notturni dei bambini sono fisiologici. Ecco una breve guida per gestire nel migliore dei modi il sonno dei più piccoli.
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Ci sono i (pochi) super-fortunati: genitori di bambini che, fin dalle prima settimane (o giorni!) di vita dormono ogni notte per cinque, sei o più ore di fila.

 

E poi c'è la maggioranza di genitori "comuni", che vengono svegliati più volte per notte. In realtà è tutto normale: come spiega la psicologa perinatale Alessandra Bortolotti nel libro I cuccioli non dormono da soli, nei primi tre-cinque anni i risvegli notturni dei bambini sono fisiologici, ovviamente con frequenze diverse: un neonato si sveglierà più spesso di un bambino di un anno. "Colpa" dei processi di maturazione del cervello, che non sono ancora completi e fanno sì che, rispetto a un adulto, un bambino passi più tempo nella fase REM del sonno, quella nella quale si sogna ed è più facile svegliarsi, e passino più spesso da una fase all'altra, il che facilita i risvegli.

 

Oltre a questo, entrano in gioco la variabilità individuale (ad alcuni bambini bastano meno ore di sonno che ad altri per ricaricarsi) e il tipo di alimentazione: la digestione del latte materno è più veloce di quello artificiale, per cui i piccoli allattati al seno tendono a svegliarsi più spesso. (Ma attenzione: non è detto che passando al latte artificiale i bambini dormano automaticamente di più)

 

Dorme lui, dormi anche tu!

 

Può sembrare una magra consolazione, ma già sapere che i risvegli frequenti sono la norma può aiutare: se si parte convinti che i bambini possano dormire a lungo, diventa più difficile adattarsi alla realtà. La fatica, comunque, rimane, e allora è bene che, soprattutto nelle prime settimane, la mamma approfitti del sonno del bimbo per riposare a sua volta, delegando il più possibile le faccende indispensabili, come la spesa e la preparazione dei pasti.

 

A ciascuno il suo modo di far dormire i bambini

 

Che fare se il pupo si sveglia spesso di notte? Il tema è uno dei più gettonati nei manuali per i neogenitori e gli approcci proposti possono essere molto differenti: dall'estinzione graduale del problema (il cosiddetto metodo Estivill), che prevede di lasciar piangere il bambino per tempi crescenti, al consiglio opposto di prenderlo in braccio e coccolarlo, proposto per esempio nel libro Besame Mucho dal pediatra Carlos Gonzales, secondo il quale per il bambino è fondamentale il contatto psicofisico. Per qualcuno, la soluzione è mettere il bimbo nel lettone: una strategia praticata da molti genitori (anche se magari si rifiutano di ammetterlo), sostenuta da alcuni esperti, ma sconsigliata vivamente da altri.

 

Molti pregiudizi, poche certezze

 

La verità è che non c'è una ricetta magica che vada bene per tutti: ogni famiglia deve trovare il suo modo per "sopravvivere" a notti complicate. L'importante è essere consapevoli che su questo argomento pesano molti pregiudizi culturali e poche certezze scientifiche. È vero per esempio che alcuni studi sembrano mostrare l'efficacia del metodo Estivill, ma sono studi condotti su campioni piccoli, e relativi a brevi periodi. Non è ancora del tutto chiaro quali potrebbero essere, sul lungo periodo, effetti e conseguenze di questa strategia piuttosto stressante. Viceversa, ricorda Alessandra Bortolotti, non ci sono studi a sostegno dell'idea che un bimbo che passa i primi mesi (o anni) nel lettone - ovviamente in una situazione di sicurezza, per evitare ogni possibile rischio di schiacciamento o soffocamento - non sarà mai autonomo e indipendente.

 

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Che cosa può influire sul sonno dei bambini

Vari fattori possono interferire con il sonno di neonati, lattanti e bambini. Per esempio: eruzione dei dentini, sensibilità individuale ai rumori, malattie, inserimento al nido o alla scuola materna, nascita di un fratellino o sorellina, eccitazione per il raggiungimento di una tappa di sviluppo, ritorno al lavoro della mamma, alto volume di apparecchi elettronici, presenza in casa di "estranei" (amici o parenti poco familiari), tensioni familiari (urla e litigi possono spaventarli). 

 

Sids, ecco come prevenirla

 

La Sids, sigla che viene dalle parole inglesi che stanno per "sindrome della morte improvvisa del lattante" è la morte improvvisa e senza cause apparenti di un bambino tra la nascita e un anno di vita. Chiamata anche "morte in culla", è un evento raro ma estremamente tragico, dalle cause ancora sconosciute. Sappiamo però che alcune situazioni sembrano associate a un maggior rischio di morte in culla, e che alcuni comportamenti sono in grado di ridurne l'incidenza in modo significativo. Vediamo quali sono.

 

1. Posizione per la nanna

 

Nei primi mesi di vita, il bimbo va sempre messo a dormire sulla schiena. Anche se sembra preferirlo, cerca di evitare di farlo dormire a pancia in giù o di fianco.

 

2. Lettino sicuro

 

Il materasso deve essere rigido e senza cuscino e il lettino deve essere sgombro: niente adattatori, paracolpi, piumini, peluche o giochi. Se possibile, evitare anche coperte e lenzuola: per la nanna basta una tutina. L'ideale sarebbe far dormire il bebè nella stanza con mamma e papà (room sharing), ma in un lettino separato.

 

3. Niente fumo

 

Il fumo di sigaretta è un fattore di rischio importante per la Sids. Il bambino non va esposto a fumo (della mamma, ma anche passivo) né durante la gravidanza né dopo la nascita.

 

4. Fresco è meglio

 

La temperatura ideale della stanza da letto è di 18-20 °C. Ricorda che se ha la febbre può avere bisogno di essere coperto meno, non di più.

 

5. Ciuccio protettivo

 

Sembrerebbe avere un effetto protettivo nei confronti della Sids, ma va comunque introdotto dopo il primo mese di vita e "al naturale" (senza immergerlo in sostanze edulcoranti). Se il tuo bambino lo rifiuta, non forzarlo e, se lo perde, non rimetterglielo.

 

 

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