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Disturbi del sonno dei bambini, 20 domande e risposte

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29 Agosto 2014 | Aggiornato il 16 Marzo 2018
Quando un neonato o un bambino dormono poco e male, è giusto fare il possibile per risolvere la situazione per il suo benessere e quello dei genitori. nostrofiglio.it ha intervistato uno dei massimo esperti sull’argomento: Liborio Parrino, presidente dell’Associazione Italiana Medicina del Sonno

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Perché è importante che il bambino dorma bene? Quali potrebbero essere le cause di disturbo? E ancora: che cosa si può fare affinché il bambino sviluppi un buon rapporto con la nanna? Sull’argomento che tanto interessa ai genitori, nostrofiglio.it ha intervistato Liborio Parrino, responsabile del Centro di Medicina del Sonno, Clinica neurologica universitaria dell’Azienda ospedaliera di Parma e presidente dell’Associazione Italiana Medicina del Sonno (www.sonnomed.it).

1) Perché è importante che i bambini dormano bene?

E’ durante il sonno che viene secreto l’ormone della crescita e questo dato da solo basta a far comprendere che un bambino che dorme bene senza interruzioni e per un ragionevole numero di ore, è destinato a sviluppare al meglio le proprie potenzialità non solo fisiche ma anche psichiche.

Inoltre, e non è poco, i bambini che non hanno problemi di sonno concedono ai genitori la preziosa opportunità di dormire a loro volta di notte e di essere di conseguenza più pazienti, meno stressati, più disponibili all’ascolto e anche più uniti come coppia. Leggi anche: Non ha mai sonno

2) L’ormone della crescita viene secreto solo durante il sonno?

Sì, l’ormone della crescita, la somatotropina, chiamato anche GH dalle iniziali della definizione inglese Growth hormone, è prodotto dall’ipofisi che è una ghiandola posta al centro della testa. E’ solo durante il sonno profondo che viene secreto quindi va da sé che un bambino che dorme poco o, meglio, un numero di ore inferiore al suo fabbisogno di sonno non può crescere secondo le proprie potenzialità.

3) E’ solo il sonno notturno che stimola l’ipofisi a produrre il GH?

L’ormone della crescita è prodotto anche durante il sonno profondo diurno. La quantità è però minore rispetto a quella che viene secreta di notte ed è per questo che è sempre meglio privilegiare il riposo notturno del bambino. Tre ore di sonno diurno non hanno cioè lo stesso effetto benefico di tre ore di sonno notturno.

4) Avere un bambino che fin dai primi mesi di vita dorme bene è solo una fortuna o c’è anche una componente di abilità (se così si può chiamare)?

Va premesso che sul fronte del sonno il bambino nasce “imparato”. Sa cioè dormire senza che sia necessario insegnarglielo. E’ certo però che il bisogno di sonno e il conseguente numero di ore che un piccolino trascorre dormendo dipendono anche dal temperamento del singolo bambino, che può essere più o meno pacifico. Il punto è che spesso si commettono errori che comunque possono ostacolare la possibilità che il bambino dorma bene di notte, cioè si addormenti senza difficoltà e abbia un sonno che prosegue senza interruzioni per un ragionevole arco di tempo (circa nove-dieci ore).

5) Ci può spiegare quali potrebbero essere questi errori?

Il più comune è quello di offrirgli il seno ogni volta che durante la notte si sveglia, a prescindere da quanto tempo è passato dall’ultima poppata e quindi dal fatto che sia davvero affamato. Nei primi mesi, che è l’epoca in cui questo sbaglio è più comune, sarebbe invece opportuno dargli da mangiare di notte solo quando dall’ultimo pasto sono trascorse almeno 3-4 ore, cioè solo quando si è sicuri che il pianto è dovuto alla fame. Le mamme devono dunque “ascoltare” veramente il bambino perché è così che possono essere sicure di comprendere la ragione del suo pianto, che appunto non sempre e non automaticamente è dovuto alla fame. Per contro, se è la poppata che il piccolo reclama è più che giusto accontentarlo.

6) Quali sono gli altri errori che possono favorire i disturbi del sonno?

Un altro sbaglio comune è rappresentato dall’abitudine di aiutare il bambino ad addormentarsi, vuoi cullandolo, vuoi accogliendolo nel lettone, senza permettergli di scivolare autonomamente nel sonno, come di fatto sarebbe in grado di fare. Per contro, se il bambino viene messo nel suo letto e salutato brevemente con un bacio, una carezza e qualche parola affettuosa di commiato si limita il rischio che cominci e poi continui a ribellarsi alla necessità di fare la nanna. In sintesi, il bambino non deve essere indotto a pensare di aver bisogno di supporti per dormire, perché in realtà l’addormentamento può avvenire in modo autonomo.

7) Cosa è dunque opportuno fare al momento di metterlo a letto?

Il piccolo rituale della notte, che può consistere per esempio nell’accendere insieme la lucina notturna e nel prendere insieme l’orsacchiotto, può essere importante perché stigmatizza la fine della giornata (e quindi delle attività) e l’arrivo della sera, che è il periodo da dedicare al riposo. 

 

8) Che cosa bisognerebbe evitare prima della nanna?

 

Nessun gioco eccitante andrebbe fatto dal tardo pomeriggio in avanti e l’atmosfera a tavola durante la cena dovrebbe essere serena (niente toni concitati, niente televisione accesa, niente luci violente). Quando giunge l’ora di andare a letto si deve semplicemente mettere il bambino a letto e dopo poco allontanarsi. La lettura di una fiaba o le coccole andrebbero fatte sul divano, in modo da trasmettere chiaramente il messaggio che a letto si dorme e basta.

9) Ma da che mondo è mondo la fiaba si legge dopo averlo messo a letto. Sarà difficile per qualcuno accettare la nuova tradizione…

Che sia meglio leggere sul divano per far capire al bambino che il letto è fatto solo per dormire è solo la teoria. Le deroghe sono ammesse sia se non si vuole rinunciare alla tradizione sia soprattutto se leggere dopo averlo messo a letto è strategicamente efficace per farlo scivolare serenamente nel sonno. E’ certo che il buon senso e l’attenzione verso quello che può essere funzionale al benessere del bambino valgono più dei criteri guida generali, che pure servono a titolo indicativo. L’obiettivo da raggiungere è che il bambino dorma bene: qualunque via consente di raggiungerlo è perseguibile, al di là di quanto la comunità scientifica propone come buona regola generale. Leggi anche: Le fiabe della buonanotte

10) Potrebbe spiegarci meglio come dovrebbe essere scandita la serata?

Idealmente, la serata del bambino dovrebbe essere così scandita: alle sette (circa) il bagnetto, poi la cena a seguire la lettura, il rituale del coricarsi e il commiato. Naturalmente è solo un esempio.

 

 

11) E quando si sveglia di notte piangendo come ci si deve comportare?

Bisogna accorrere subito e verificare che tutto sia a posto, che non sia infastidito dal pannolino sporco, da un ruttino, dal caldo o dal freddo e naturalmente che non abbia fame. Se tutto va bene e si può ipotizzare che il risveglio non dipenda da nulla di particolare, conviene accarezzarlo un po’, per fargli sentire che non è solo, senza però prenderlo in braccio e senza offrirgli automaticamente il latte (a meno che non abbia pochi mesi e sia trascorso un giusto intervallo dall’ultima poppata).

12) Nel lettone dorme meglio?

Faccio una premessa: il sonno è l’unica attività che l’essere umano svolge in modo assolutamente autonomo, come dimostra il fatto che nel sonno tutti ma proprio tutti tendono a sottrarsi all’eventuale contatto diretto con il corpo di chi hanno accanto. Ecco allora che i bambini non possono dormire bene nel lettone perché inevitabilmente la vicinanza dei corpi dei genitori diventa per loro un elemento di disturbo. Va bene, invece, nei primi sei mesi di vita tenere il lettino nella camera matrimoniale, per poter intervenire tempestivamente in caso di necessità, ma è opportuno non andare oltre a questo. In generale, non è mai stato dimostrato che i bambini che dormono nel lettone hanno un sonno più prolungato e tranquillo dei coetanei che vengono messi nel lettino. E’ vero però che se i genitori hanno trovato un loro equilibrio proprio accogliendo il bambino nel lettone e se questa abitudine garantisce loro sonni tranquilli non vi è ragione di sacrificare la serenità e il sonno sull’altare del principio generale.

13) Cosa si deve fare quando un bambino comincia a rifiutarsi di andare a letto quando arriva l’ora della nanna?

 

 

Ci vogliono pazienza e fermezza. L’ideale sarebbe non accondiscendere mai, mostrandosi determinati nell’intento di metterlo a letto. Se però, come spesso succede, si sono creati dei precedenti bisogna mettere in conto che per reimpostare la corretta abitudine di coricarsi senza fare storie ci vorrà un po’ più di tempo. L’importante è non derogare più: all’ora della nanna, che non dovrebbe oltrepassare le 21.30, il bambino va accompagnato nel suo letto. Scopri i 4 programmi per la nanna

 

14) Si deve dunque lasciare che pianga disperato, nel caso in cui non voglia saperne di mettersi tranquillo a dormire?

Sì, si dovrebbe lasciarlo piangere, ma con estrema misura, cioè per un tempo inizialmente brevissimo che solo con il passare dei giorni può diventare lievemente (e ragionevolmente) più lungo. Si può cominciare lasciandolo piangere per due minuti, poi per tre, poi al massimo per cinque, quindi si deve intervenire. Nell’ottica di una efficace educazione al sonno nel momento in cui si va a consolarlo non bisognerebbe prenderlo in braccio, mentre è opportuno offrirgli un contatto fisico, carezzandolo e toccandolo. E’ bene anche parlargli sottovoce, affettuosamente, per fargli sentire che non è solo, che la mamma c’è e veglia su di lui.

15) L’orsacchiotto può servire?

Sì, perché ha un potere consolatorio. Viene chiamato oggetto transizionale perché “tiene il posto della mamma” e in qualche modo la rappresenta. Anche il ciuccio può rivelarsi d’aiuto al momento di addormentarsi, perché favorisce il rilassamento. Si ipotizza, inoltre, che nei primi mesi di vita il ciuccio possa diminuire il rischio di SIDS (Sudden infant death syndrome), nota anche come “morte in culla”. Fermo resta che la più importante regola di prevenzione nei confronti di questo drammatico evento rimane quella di coricare il bambino sempre e solo a pancia in su, almeno fino a quando non è in grado di girarsi da solo e quindi di abbandonare spontaneamente la posizione che gli viene imposta quando lo si mette a letto.

16) Se si è alle prese con un bambino che dorme poco e male, in che modo ci si deve comportare per risolvere la situazione?

Innanzi tutto bisogna escludere che all’origine del disturbo del sonno vi sia un problema organico. L’ingrossamento delle tonsille, per esempio che, rendendo difficile la respirazione, diventa la grande causa dei continui risvegli. Ci sono poi altri problemi che possono riflettersi negativamente sul sonno e tra questi i più comuni sono la dermatite atopica, l’asma, l’otite, il reflusso gastroesofageo. Quando un bambino si sveglia spesso di notte è dunque sempre fondamentale, prima di pensare a un’origine psicologica, valutare la sua condizione di salute.

17) Una volta escluse le cause fisiche, si può fare ricorso ai farmaci per farlo dormire?

Se per farmaci si intendono i sonniferi (per esempio, benzodiazepine) che si utilizzano per gli adulti dico che no, che sono da evitare. Solo in casi davvero eccezionali e selezionati, dopo i cinque anni di età, sotto diretto e stretto controllo medico si possono dare piccole quantità di serotoninergici, che sono gli psicofarmaci usati anche per le forme depressive. Ma in linea generale, direi che è meglio evitare.

18) La melatonina può invece essere utilizzata e se sì in che casi?

La melatonina può servire in caso di addormentamento difficoltoso. Non serve cioè a evitare i risvegli notturni né a prolungare il tempo del sonno, però può aiutare il bambino a scivolare nel sonno. Si può somministrare dopo l’anno di vita per qualche mese. Può essere acquistata liberamente, però è sempre meglio confrontarsi con il pediatra prima di somministrarla, anche per avere indicazioni sulla dose.

19) Ci sono altri rimedi che possono favorire la buona nanna?

Di recente si è osservato che esiste un rimedio naturale che può favorire il sonno e che può essere impiegato tranquillamente dopo l’anno di vita. Consiste nel somministrare al bambino circa 30 minuti prima di metterlo a letto una manciata di cereali con un cucchiaio di miele. Questi alimenti migliorano l’assorbimento del triptofano, che è l’aminoacido precursore della melatonina (l’ormone del sonno e del rilassamento) e della serotonina, la sostanza che gioca un ruolo di rilievo nei meccanismi che regolano il tono dell’umore. Prima dell’anno di vita è meglio non ricorrere a questo rimedio perché nel miele può essere presente una sostanza (la tossina botulina) che può essere mal tollerata dai bambini molto piccoli. Leggi anche: 10 consigli per la nanna del neonato

20) Il sonnellino pomeridiano va eliminato se il bambino dorme poco di notte?

Il sonnellino ha un effetto rigenerante, specialmente se non occorre imporlo ma è il bambino stesso a manifestare la necessità di riposare dopo pranzo. Se il bambino ha difficoltà a dormire di notte, è meglio però evitare che il sonnellino si prolunghi troppo, perché diversamente il disturbo del sonno notturno potrebbe peggiorare. Dopo massimo un’ora di sonno, con dolcezza andrebbe dunque svegliato.

 


Leggi anche i consigli di tata Adriana sulla nanna dei bambini

 

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