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Non svegliare i neonati: verità o falso mito?

di Rosy Maderloni - 22.04.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Un bambino che dorme bene sta svolgendo l’importante quanto naturale compito di crescere serenamente. Non ci sono situazioni che giustifichino la necessità di interrompere il riposo del bambino ma dal terzo mese è possibile introdurre un’ educazione al sonno: la parola a Luca Ramenghi, neonatologo dell’Ospedale Gaslini di Genova

Non svegliare i neonati

Intorno ai sogni di un neonato scorrono fiumi di parole. Consigli, testimonianze, manuali e aneddoti che affondano a radici leggendarie sul giusto sonno del bambino piccolo spesso portano alla sola conseguenza di restituire notti in bianco a neomamme e neopapà disorientati e un po' apprensivi o, peggio, di disturbare l'irripetibile sintonia che genitori e figli cercano nell'instaurare i ritmi di una nuova convivenza.

Un riposo regolato su orari oppure libero senza interruzioni esterne è un dilemma che attanaglia l'adulto alle prese con un neonato nei suoi primi tre, quattro mesi di vita quando altre attività ancora non entrano a far parte in maniera strutturata a scandire la giornata del piccolo. Ci sono situazioni in cui ha senso svegliare il neonato mentre dorme? Ne parliamo con Luca Ramenghi, direttore UOC Patologia Neonatale dell'Istituto Giannina Gaslini di Genova, professore straordinario di Pediatria all'Università di Genova e Fondatore dell'associazione Eu-Brain, per la promozione e la ricerca sulle problematiche della neurologia perinatale.

In questo articolo

Sonno del bambino ed efficienza neonatale

"Sul tema del sonno intervengono elementi come tradizioni, preconcetti, consigli che arrivano da mille fonti, più o meno verificabili in grado di influenzare i genitori – premette il neonatologo -, come se ci fosse il bisogno di dire comunque qualcosa quando nasce un altro umano, soprattutto se si ha già un vissuto. Lo sforzo della medicina moderna è di avere indicazioni le più possibili correlate alla cosiddetta Evidence Based Medicine, la medicina basate sulle prove di efficacia e quello del sonno è un campo privo di studi illuminanti. Innanzitutto, allora, dobbiamo pensare a quale efficacia intendiamo ottenere rispetto al sonno del neonato. La priorità dei primi due, tre mesi di vita è la verifica di un benessere ed efficienza neonatale, che si traduce soprattutto nella buona crescita".

Svegliare i neonati per la poppata

"Nei primi due mesi di vita la volontà dello stesso neonato lattante c'è poco, il cervello sembra regolato da meccanismi sottocorticali come avviene ad esempio per la suzione,– continua lo specialista -. E' una sorta di piacere,a spingere in primis il piccolo in questo gesto quasi sempre evocabile soprattutto nelle prime settimane. Nel contempo l'efficienza della suzione è un segno della salute e del benessere: questo vigore nella suzione, innato e inesauribile, va calando, tanto che anche la crescita solitamente rallenta nei mesi a seguire, specie nell'allattamento al seno. Il sonno va forse inserito in questo contesto di benessere, in una corrispondenza in cui assecondiamo un atteggiamento più naturale perché si fatica a trovare un modo razionale di indicare con precisione i tempi del sonno del bambino, specie se allattato al seno".

Non è quindi necessario svegliare il neonato, ma è importante tenere presente che cosa può favorire il suo buon sonno: "Non soffrire di disturbi intestinali anche, come quelli semplici delle coliche del lattante, aiuta a dormire più ore con tranquillità. Non stare a digiuno a lungo è una preoccupazione frequente ma forse poco solida scientificamente. In un nostro studio stiamo cercando di capire l'andamento dei valori della glicemia nei neonati ricoverati, monitorizzandoli con un sistema sottocutaneo che permetta di rilevare parametri in modo continuo e stiamo evidenziando che il digiuno notturno è ben tollerato, seppur siamo in attesa di poter dare dati definitivi. Va precisato che stiamo parlando di neonati patologici ricoverati. Non bisogna, inoltre, vedere il sonno come un compartimento a sé stante nel benessere del lattante: ribadiamo che molto spesso la correlazione tra cattiva digestione e sonno del neonato viene gestita andando a preoccuparsi della qualità e quantità del sonno quando magari sarebbe più efficace comprendere come intervenire su coliche e reflusso. La buona digestione favorisce un sonno più auspicabile per naturalezza e tranquillità".

Sonno dei bambini, a cosa fare attenzione

"Ci sono situazioni dove può essere indicato andare oltre la naturale osservanza – chiarisce Ramenghi -:

  • Nella prematurità. Il 7% dei bambini nasce prima della 37ima settimana e nei bambini nati prima della 35ima settimana il neonato deve ancora imparare a succhiare: il periodo di ricovero ospedaliero di questi piccoli può influenzare le abitudini successive.

  • Ospedalizzazione. Nei parti fisiologici a termine di gravidanza si resta in ospedale per almeno 48 ore mentre in altri Paesi, come quelli di cultura anglosassone, se non vi sono impedimenti si lascia l'ospedale anche a 6 ore dal parto. In tali Paesi prevalgono costumi e tradizioni familiari e nazionali nell'educare al sonno, come nel far dormire in una stanza separata da quella della madre dopo il sesto mese di vita. Altrove, la permanenza in ospedale dura più a lungo e, se pur si educa al rooming per favorire l'allattamento al seno, può capitare che per necessità organizzative si possano influenzare gli atteggiamenti dei neonati da subito. Se il piccolo lattante dorme 12 ore giornaliere invece di 14/16 ci si potrebbe chiedere in cosa si stia sbagliando ma non ci sono indicazioni rispetto, ad esempio, a quale sia il numero minimo di ore sufficienti per il sonno dei neonati.

  • Un altro elemento osservabile è la consolabilità al pianto del bambino, questa capacità solitamente non dipende da caregiver ma è del neonato stesso. Il livello di consolabilità è una capacità che va di pari passo con un sonno tranquillo.

  • La posizione del lattante durante il sonno è oggetto di osservazione soprattutto per ridurre il rischio della Sindrome da morte improvvisa. E' noto che da quando si è dato il doppio consiglio di fare dormire i bambini a pancia in su e poco coperti la sindrome della morte improvvisa si sia ridotta di quasi il 50%, pertanto è un concetto di priorità cui prestare attenzione sempre. E' altresì accettabile che un lattante con coliche si rilassi a pancia in giù ma sempre in un contesto di supervisione. Rispetto alla Sindrome da morte improvvisa c'è un fattore epidemiologico per cui il lattante che nei primi 7 mesi dorme nella stanza dei genitori è più protetto da questo evento.

Il buon sonno del neonato non risponde a specifiche indicazioni che possano garantire quando è il caso di ricorrere a una supervisione e quando no. Non esistono formule valide per tutti i genitori e per tutti i bambini".

Quando educare al sonno del neonato

Arriva un momento in cui si può cominciare a svegliare il bambino, in virtù dell'inizio di un periodo della vita in cui vanno messe delle regole che aiutano la buona crescita del piccolo.

"A partire dal terzo mese, in una logica dell'iniziare a dare delle regole, o almeno nel provare a farlo, è possibile provare a educare i più piccoli a un sonno regolare – spiega il medico del Gaslini -. Questo non va visto come una "violenza" in quanto le regole servono a crescere. Iniziare a stabilire delle regole rientra anche nel moderno stile di educazione tanto caro ai principi dei primi mille giorni di vita del bambino, periodo nel quale è maggiore anche l'influenzabilità del carattere dei bimbi. Non è possibile, in ogni caso, stabilire cosa andrebbe fatto con i neonati fornendo suggerimenti univoci perché ogni bambino avrà peculiarità proprie non sovrapponibili ad altre situazioni. L'ausilio della melatonina, ad esempio, può essere previsto ed è accettabile in specifiche circostanze ma va valutato di volta in volta. Diversi studi hanno inoltre cercato evidenze sulla correlazione tra numerosità e profondità dei pisolini postprandiali con la qualità e durata del sonno notturno: il risultato è che si trovano dati contrastanti per cui non è possibile generalizzare. Nei primi due, tre mesi di vita dormire molto di giorno è indicativo di un piccolo bambino che sta bene e che non sente fastidi, un sonno di qualità nelle ore diurne si traduce automaticamente un sonno prolungato anche di notte".

L'intervistato

L'intervistato è il professor Luca Ramenghi, direttore UOC Patologia Neonatale dell'Istituto Giannina Gaslini di Genova, professore straordinario di Pediatria all'Università di Genova e Fondatore dell'associazione Eu-Brain, per la promozione e la ricerca sulle problematiche della neurologia perinatale.

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