Sonno bambini

Sonno bambini, cosa fare se non riescono a dormire bene

Di Simona Regina
sonnobebe
04 Maggio 2016
Nei primi anni di vita è molto frequente che i bambini si sveglino ripetutamente nel cuore della notte e facciano fatica a (ri)addormentarsi. Situazioni che possono mettere a dura prova le mamme e papà. Ma il sonno frammentato dei bambini è per fortuna un fenomeno transitorio: i cicli di sonno e veglia tendono a “consolidarsi” mediamente dopo i due anni di età. Ecco le opinioni di alcuni esperti al riguardo.
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“Dorme, tutta la notte?”. È una delle domande più frequenti tra neogenitori. Perché l’arrivo di un neonato può significare dire addio alle lunghe ore di sonno trascorse ininterrottamente al tepore delle coperte. Nei primi anni di vita, infatti, è molto frequente che bambini e bambine si sveglino ripetutamente nel cuore della notte e facciano fatica a (ri)addormentarsi. Situazioni che possono mettere a dura prova le mamme e papà, perché dormire poco o non dormire bene comporta inevitabilmente un pedaggio da pagare il giorno dopo. Del resto, un buon sonno ristoratore è fondamentale per il benessere fisico, mentale ed emotivo delle persone.

 

“Si tenga presente però che il sonno frammentato è un fenomeno transitorio: i cicli di sonno e veglia tendono a “consolidarsi” mediamente dopo i due anni di età, quindi è bene armarsi di pazienza aspettando che maturino i centri nervosi che regolano i ritmi e la struttura del sonno - rassicura Luigi Ferini Strambi, direttore del Centro di medicina del sonno dell’Istituto San Raffaele di Milano.

 

Di quante ore di sonno hanno bisogno i bambini?

 

“Dormire bene è determinante per crescere bene” spiega Cristiana De Ranieri, psicologa clinica all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “E i bambini hanno bisogno di dormire di più rispetto agli adulti. Ovviamente, però, non tutti sono uguali, e le esigenze di sonno possono variare anche di molto da bambino a bambino”. In generale, la National Sleep Foundation raccomanda le seguenti ore di riposo includendo, per i più bambini più piccoli, anche i sonnellini durante il giorno.

 

Di seguito le ore di sonno raccomandate in base all'età secondo il National Sleep Foundation:

 

Età: Neonati 0-3 mesi;

Sonno raccomandato: 14 - 17 ore.

 

Età: Neonati 4-11 mesi;

Sonno raccomandato: 12-15 ore.

 

Età: 1-2 anni;

Sonno raccomandato: 11-14 ore.

 

Età: bimbi in età prescolare 3-5 anni;

Sonno raccomandato: 10-13 ore.

 

Età: 6-13 anni;

Sonno raccomandato: 9-11 ore.

 

Età: adolescenti 14-17 anni;

Sonno raccomandato: 8-10 ore.

 

Età: giovani 18-25 anni;

Sonno raccomandato: 7-9 ore.

 

Perché è importante il sonno per i bambini?

 

Tutti noi, e a maggior ragione i bambini, abbiamo bisogno di dormire per stare bene e affrontare i piccoli grandi impegni della giornata. In particolare, numerosi studi scientifici evidenziano il ruolo fondamentale del sonno in età evolutiva: è funzionale allo sviluppo psico-fisico. Non a caso, infatti, un neonato dorme gran parte della giornata, e il tempo gradualmente poi si riduce nelle successive fasi di crescita. Durante il sonno non solo l'organismo si riposa e risparmia energia, ma il bambino assimila quanto appreso durante il giorno. Il sonno infatti è indispensabile per lo sviluppo cognitivo e l'apprendimento, perché favorisce la plasticità neuronale: le connessioni cioè tra le cellule celebrali. E i neonati in particolare durante la veglia imparano continuamente qualcosa di nuovo, quindi nel loro cervello si formano nuove sinapsi che si consolidano proprio dormendo.

 

Quali sono le conseguenze se il bambino dorme poco e male?

 

Un bambino che non dorme non solo è difficile da gestire durante la notte, ma anche di giorno può manifestare stanchezza e irritabilità. “Un bambino che non dorme, o dorme troppo poco, tende infatti a essere irrequieto, agitato, difficile da calmare, iperattivo, può avere difficoltà di attenzione e di concentrazione, quindi anche il rendimento scolastico può farne le spese” spiega la psicologa De Ranieri. Inoltre la mancanza di sonno è un fattore di rischio per lo sviluppo di sovrappeso e obesità infantile. Diversi studi scientifici hanno riscontrato infatti un legame tra un non adeguato riposo notturno e problemi con la bilancia, “perché la carenza di sonno stimola la produzione dell’ormone della fame (grelina) a discapito dell’ormone della sazietà (leptina) con conseguente aumento dell'appetito” precisa lo specialista del sonno Ferini Strambi.

 

Quale routine può favorire un buon sonno?

 

I genitori devono diventare consapevoli del fatto che vi possono essere periodi in cui il sonno del bambino può essere più disturbato - per esempio durante la dentizione e che a volte un sonno agitato può essere un segno di eccitazione per le conquiste del giorno appena trascorso. Non solo: un sonno difficile può anche avere cause organiche come l'ipertrofia di tonsille e adenoidi che possono causare difficoltà respiratorie. Detto questo, i genitori possono adottare una serie di buone abitudini per accompagnare serenamente il proprio figlio tra le braccia di Morfeo.

 

“Innanzitutto è importante cercare di far addormentare il bambino sempre alla stessa ora e quando si avvicina il momento di andare a letto creare situazioni che favoriscano il sonno, dei rituali di accompagnamento alla nanna - raccomanda l’esperto del San Raffaele, che comunque ricorda che “alcuni bambini sono dei gufetti e tendono ad addormentarsi tardi: questione di orologio biologico, geneticamente determinato, che scandisce i ritmi del sonno e della veglia”.

 

In ogni caso, per creare un’atmosfera rilassante che concili il sonno, “ben vengano coccole e ninne nanne, raccontare una storia o leggere una favola. Da evitare invece attività troppo eccitanti e giochi troppo dinamici. Non si può pretendere infatti che un bimbo si addormenti subito dopo aver lottato con i cuscini con mamma e papà” aggiunge De Ranieri.

 

Prima della nanna è opportuno ridurre anche gli stimoli visivi e sonori perché contribuiscono a tenere attivo il sistema della veglia: quindi no tv e videogiochi. “Oltre a essere troppo stimolanti per il cervello, sono fonti luminose e interferiscono con l’addormentamento perché ostacolano il rilascio di melatonina, l'ormone che regola il ritmo sonno-veglia” spiega Ferini Strambi. “Eppure infilarsi sotto le lenzuola con tablet, cellulari o videogiochi è un’abitudine fin troppo diffusa tra gli adolescenti”.

 

Tutti insieme nel lettone: sì o no?

 

Alcuni genitori lo fanno perché preferiscono avere accanto il proprio figlio e poterlo consolare subito se dovesse svegliarsi e piangere. Per alcune mamme che allattano la scelta è dettata anche dalla comodità. Ma cosa dice la scienza sul co-sleeping? “Tutto e il contrario di tutto” risponde Ferini Strambi. “Ogni sei mesi una ricerca contraddice i risultati di uno studio precedente. Io ritengo sia giusto che il bambino si abitui a dormire nel suo lettino, ma non è una tragedia se condivide il letto con mamma e papà se la scelta contribuisce a far sì che tutti abbiano sonni tranquilli”. “In alcuni casi, poi - aggiunge la psicologa del Bambino Gesù - la condivisione del lettone non è l’abitudine, ma un modo per star più vicino al proprio figlio in un momento di transizione, di cambiamento o perché ha fatto un brutto sogno e ha bisogno di coccole”.

 

Che cosa bisogna fare se il bambino fa fatica ad addormentarsi o si sveglia di notte?

 

Il pediatra Carlos Gonzàlez nel libro “Bésame Mucho” sottolinea che per i bambini è fondamentale il bisogno di contatto psico-fisico e che i genitori dovrebbero tenerlo a mente nel gestire le difficoltà nell’addormentamento o i risvegli notturni dei propri figli. Quindi ben venga prenderli in braccio e coccolarli. Di tutt’altro avviso è invece il medico Eduard Estivill. Specializzato in pediatria e in neurofisiologia clinica, autore del noto metodo illustrato nel libro “Fate la nanna” in cui sostiene che bisogna educare il bambino ad addormentarsi da solo e se piange (o si sveglia durante la notte) bisogna attendere intervalli di tempo, ben precisi e via via sempre più lunghi, prima di intervenire. Ma senza prenderlo in braccio. Nel 2012, però, Estivill ha precisato che è opportuno adottare il suo metodo a partire dai tre anni di età, per correggere abitudini scorrette responsabili dell’insonnia infantile. Prima no, a causa dell’immaturità dell’orologio biologico.

 

Ma dunque che fare in caso di risvegli nel cuore della notte?

 

“Ovviamente dipende dall’età del bambino. Quando è molto piccolo il genitore deve innanzitutto valutare se il bimbo si è svegliato per esempio perché ha fame, o il pannolino è da cambiare, in modo che soddisfacendo il bisogno del momento e confortandolo possa riprendere il sonno interrotto” spiega la psicologa De Ranieri. Conclude Ferini Strambi: “Man mano che il bimbo cresce, poi, le mamme e i papà devono cercare di consolidare la sua capacità di riaddormentarsi da solo, ovvero il meccanismo dell’autoconsolazione. Che non significa lasciarlo straziare nel lettino in preda a lacrime e singhiozzi, ma rassicurarlo facendo sentire la propria presenza. A volte si tratta di microrisvegli e può essere sufficiente una carezzina per far sì che si riaddormenti. Se invece lo si prende subito in braccio, al primo segnale di risveglio, si rischia di ostacolare l’acquisizione dell’autonomia nel gestire il sonno notturno.” 

 

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