IL MANUALE

Aspetto un bambino, dormirà? Tutto quello che c'è da sapere sul tema nanna

Di Alice Dutto
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18 ottobre 2016 | Aggiornato il 25 maggio 2018
Cosa devono aspettarsi mamme e papà prima che il bambino nasca sul tema della nanna. Ce lo spiega la psicologa dell'infanzia Serena Costa

«Nei primi tre anni di vita, il sonno dei bambini è fisiologicamente diverso da quello degli adulti – esordisce la psicologa dell'infanzia Serena Costa –. I piccoli vivono fasi del sonno differenti e sono più suscettibili ai risvegli: alcuni riescono a superare autonomamente questi momenti, altri invece richiedono un aiuto esterno, come la presenza della mamma o il ciuccio, per recuperare il sonno. Dormire da soli tutta la notte è un obiettivo che comunque un bimbo può raggiungere anche prima dei 3 anni se i genitori lo aiutano in questa conquista».

 

 

I fattori che incidono sul sonno

 


Se un bambino dormirà o meno la notte dipende da diversi fattori, tra cui:

 

  • il carattere;

  • l'ansia dei genitori;

  • la depressione post partum della mamma;

  • litigi e tensioni familiari;

  • se l'ambiente è troppo caldo o freddo;

  • se c'è rumore;

  • se il bambino è malato (influenza, ma anche le coliche o i dentini).

 

«In più, bisogna considerare che ci sono alcuni periodi sensibili legati alle tappe di sviluppo. Per esempio, verso i 3-4 mesi, il piccolo inizia a essere più vigile, quindi potrebbe avere più difficoltà a lasciare, anche se solo per qualche ora, il nuovo mondo per lui entusiasmante in cui sta imparando a vivere e riposarsi».

 

 

Le strategie di consolazione

 


 

«Ci sono molti modi per far addormentare i bambini, dai i più rigidi ai più soft – continua Costa –. Ma è sempre bene trovare una via di mezzo: favorire l'autonomia, ma anche rispondere ai bisogni del bambino, soprattutto all'inizio».

Nei primi tre mesi, infatti, è importante assecondare i bisogni d'attenzione del neonato e consolarlo subito. «Dopo, invece, si può sviluppare la capacità del bambino di trovare strategie autonome di consolazione, come mettersi il dito in bocca o la mano nei capelli, in modo da abituarlo a calmarsi anche da solo, autoregolandosi».

Ovviamente, ci vuole un po' di tempo perché tutto questo accada, ma per i genitori è importante sapere che è vitale stimolare l'autonomia del bambino per farlo riposare meglio: «Sarà più facile per un genitore se impara ad usare anche la voce o le semplici carezze per consolarlo».
È importante che questi tentativi vengano fatti non quando il bimbo piange disperato, ma in quella fase intermedia in cui comincia un po' a lamentarsi: se piange molto, invece, bisogna esserci.

 


 

 

L'alternarsi del ritmo sonno/veglia

 

neonato

 

stabilire delle routine regolari

 

 

Dentro o fuori dal lettone

 


 

Se il bimbo dormirà da subito nel suo lettino, o nel letto vicino al lettone, o nel letto dei genitori (non appena sarà sufficientemente grande da evitare il pericolo di schiacciarlo), è una scelta che spetta ai genitori. «Non c'è una scelta che sia più o meno giusta. Il mio consiglio è però quello di favorire il sonno nel proprio lettino e utilizzare il lettone per qualche occasione particolare o solo prima di addormentarsi. È importante comunque assecondare le naturali inclinazioni del piccolo, ma anche di mamma e papà, fidandosi del proprio istinto e trovando sempre una via di mezzo che renda tutti felici».

 


 

 

L'importanza della rassicurazione

 

«Il sonno è collegato a un processo di separazione che aumenta via via che il bambino cresce. Quando va a dormire il piccolo sarà sempre più consapevole di questo distacco: addormentarsi significherà temere che la mamma e il papà non ci siano più al risveglio. Anche per un genitore però potrebbe essere difficile separarsi dal proprio bambino, soprattutto se è mancato durante la giornata. Essere consapevoli di questi aspetti permette di creare le condizioni giuste per dormire tutti bene, aumentando così la serenità familiare: un circolo virtuoso che farà bene a tutti».