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Sos tata, l'attacco dei pediatri e la difesa di tata Lucia

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24 Settembre 2013
Si vede un bimbo di 12 mesi che piange nel suo lettino, ripreso dalle telecamere del programma Sos Tata, mentre la mamma, in un'altra stanza, parla con tata Lucia che la tranquillizza. Dopo il caso segnalato al Garante dell'Infanzia dall’Associazione culturale pediatri (più altre associazioni), nel web scoppia la polemica, tra gruppi, blog e social network. Nostrofiglio.it ha intervistato la tata Lucia Rizzi che dice: tre minuti fuori contesto
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Tra gruppi di mamme online, blog e social network, da stanotte nel web è scoppiata la polemica. Oggetto delle discussioni è una puntata della nota trasmissione televisiva Sos Tata, andata in onda sabato 14 settembre.

L'associazione culturale pediatri (Acp) ha infatti scritto una lettera aperta al Garante per l'infanzia affinché prenda posizione contro i metodi di estinzione graduale del pianto e la loro promozione verso i genitori, oltre che per chiedere regole più severe per l'esposizione di bimbi piccoli nei reality show.

“Al centro di tutta la vicenda, c'è un bambino, un minore, che è stato ripreso mentre piangeva disperato, con la mamma in un'altra stanza. Questo è un messaggio che non dovrebbe passare in tv, non è accettabile per la Carta di Treviso (ndr tutela i diritti dei minori) e per una semplice questione di rispetto verso i diritti dei bambini,” spiega a nostrofiglio.it Laura Reali, pediatra, referente nazionale Associazione Culturale Pediatri.

Sotto accusa anche la tecnica stessa per la nanna proposta in tv. Dice Reali: “Si basa sulla teoria di Eduardo Estivill, noto pediatra spagnolo autore del libro ‘Fate la nanna’, che tra l’altro ha ritrattato la sua tecnica per far addormentare i bimbi, ammettendo che non era frutto di una robusta evidenza scientifica”.

Continua la pediatra: “ Il bambino ha diritto ad addormentarsi nella maniera più consona a lui che va trovata nella relazione stessa tra mamma e figlio. C'è chi dorme prima e chi invece ha bisogno di più coccole e carezze, ma, in ogni caso, per tutti i piccoli è fondamentale una cura calda e affettuosa.

Tra l'altro – aggiunge – “è importante che la soluzione sia trovata all'interno della coppia stessa senza nessun tipo di imposizione esterna. Ci sono moltissime soluzioni per aiutare il bimbo ad addormentarsi senza farlo piangere disperato. Noi consigliamo di stare vicino al bimbo, raccontargli una favola o anche cantare una ninnananna. Questo aiuta il bimbo ad addormentarsi, mentre l'assenza della mamma passa al bimbo l'idea che lui sta male e lei non c'è a confortarlo”.

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La replica di tata Lucia: tre minuti fuori dal contesto

“Io non sono un pediatra e neanche una psicologa, o neuropsichiatra infantile: l'ho sempre sottolineato in numerose occasioni, mi baso sulla mia esperienza,” premette Lucia Rizzi.

E aggiunge: “Mi pare fuori luogo che le associazioni che hanno firmato questo documento non abbiano considerato il pezzo di trasmissione citato – quello del bimbo che piange – per quello che è. Mi riferisco al fatto che tutti sanno che noi stiamo con la famiglia sette giorni e poi viene mandato in onda un 'sunto' di 40 minuti che non rappresenta tutto il lavoro che si svolge dietro”.

“In questo caso, si vedono tre minuti durante i quali il bimbo che strilla viene ripreso dalla telecamera notturna e può fare impressione, mentre il fratellino si tappa le orecchie, un fatto normale. Ma l'episodio è stato drammatizzato: il bimbo non è stato abbandonato o brutalizzato. Nel caso di qualsiasi tipo di problema, noi eravamo tutti lì vicino”.

Aggiunge tata Lucia: “Io non sono responsabile di tutti gli aspetti della trasmissione, soprattutto di quelli tecnici. Il bimbo non è stato torturato e neppure chiuso in camera sua per ore. Tra l'altro, è stato ripreso con la telecamera notturna che risulta praticamente invisibile e non disturba. Non dobbiamo immaginare una situazione con tutti i fari puntati su un bimbo che piange”.

“Quanto all'altro punto oggetto di critiche, io mi trovavo in cucina per tranquillizzare la mamma in modo che fosse lasciato qualche minuto al bimbo per rilassarsi come, poi, è avvenuto. Il bimbo strilla, la mamma torna a brevi intervalli di qualche minuto e poi dorme sereno tutta la notte. Non c'è nulla di strano nel fatto che io parlassi con la mamma, ripeto: eravamo tutti pronti a intervenire nel caso di qualche manifestazione preoccupante da parte del bimbo”.

Per quanto riguarda la tecnica per 'fare la nanna’ proposta nel programma, precisa Lucia Rizzi: “Io ho sempre detto che non si può lasciare un bimbo solo a piangere per più di due o tre minuti, tra l'altro è anche importante che i genitori si possano alternare nella camera del bimbo per confortarlo. In questo modo, il bimbo può allenarsi al sonno. Io sostengo che ci deve essere la presenza rassicurante del genitore che poi si allontana un po', un tempo molto limitato, e torna. Ma non va certo al cinema! Quanto al bimbo della puntata, ribadisco che non è stato lasciato da solo terrorizzato al buio.

Conclude tata Lucia: “Secondo me, sono tutti passaggi naturali della crescita ed è anche un allenamento imparare ad addormentarsi, da soli nel proprio lettino. Alla fine, sono convinta che in ogni situazione, al di là delle teorie, il buon senso dovrebbe imperare!”.

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