I PRIMI 3 MESI

Il neonato e il lattante nei primi tre mesi: 18 consigli per crescerlo al meglio

Di Alice Dutto Valentina Murelli
04 Aprile 2016 | Aggiornato il 16 Novembre 2018
Pianti, difficoltà nel riposo, qualche problema con l'allattamento: i primi mesi con il neonato possono risultare davvero impegnativi per i neo-genitori, soprattutto per la mamma. Ecco come affrontarli al meglio.
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L'ADATTAMENTO
“Questo è il periodo in cui per il neonato inizia un progressivo adattamento alla nuova vita" afferma Daniela Callegari, pediatra del Centro medico Santagostino di Milano.

"Nei nove mesi della gravidanza il piccolo era in un ambiente buio, dove i rumori erano ovattati e la temperatura costante e dove poteva godere di un continuo massaggio sulla pelle dato dalla muscolatura dell'utero materno. Con la nascita si interrompe bruscamente quest'esperienza e per il neonato inizia una nuova vita, che poco a poco deve imparare a conoscere per potersi adattare”.

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DARSI TEMPO
“È un momento molto importante e impegnativo anche per i genitori, soprattutto per la mamma, i cui ritmi vengono sconvolti dall'arrivo del bambino. Anche per lei è un periodo di adattamento e di conoscenza del suo bambino”.

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COME IN TERRA STRANIERA
“Può aiutare pensare al neonato come uno straniero, che viene in un Paese nuovo di cui non conosce né le tradizioni, né la lingua" afferma la pediatra Callegari.

"I primi mesi possono essere molto impegnativi: l'allattamento, il sonno e i pianti possono mettere molto in difficoltà i genitori. È importante darsi tempo e cercare di costruire, per quanto possibile, una ripetitività di abitudini che sono rassicuranti per il bambino e gli permettono di adattarsi più facilmente”.

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L'ALIMENTAZIONE
Il ritmo delle poppate costituisce l'ossatura intorno alla quale ruota la giornata del neonato. Se l'allattamento è artificiale, le poppate vengono più o meno a orari regolari, mentre nel caso di allattamento al seno, l'indicazione fondamentale è di farlo a richiesta, una strategia fondamentale per avviare e mantenere una buona produzione di latte.

"Ma attenzione: a richiesta non significa ogni volta che piange" avverte la pediatra Daniela Callegari. "Il neonato utilizza il pianto, che è il suo linguaggio principale, per comunicare qualsiasi suo bisogno o disagio, non solo per la fame. Può piangere perché è stanco, sporco, o anche solo perché ha bisogno di coccole”.

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RICONOSCERE IL PIANTO
La mamma può avere difficoltà nei primi tempi nel distinugere il pianto da fame, da quello che richiede la soddisfazione di altri bisogni. Ma niente paura: il tempo le sarà d'aiuto!

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PIU' IL BEBE' POPPA, PIU' LATTE C'E'
Per quanto riguarda l'allattamento, può aiutare sapere che la suzione del neonato stimola e potenzia la produzione di latte: c'è un meccanismo biologico nel corpo della donna per cui tramite la suzione del seno si manda un comando al cervello che a sua volta, attraverso l'azione di alcuni ormoni, stimola la produzione di latte.

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LA NANNA
Un altro problema molto sentito in questo periodo di vita del neonato è quello del riposo. Il piccolo non ha i nostri stessi ritmi e ha bisogno di tempo per attivare l'orologio biologico che regola il ritmo sonno-veglia.

Il mantenimento di alcune abitudini può dare una mano a regolarizzare questo ritmo (per esempio evitare attività eccitanti alla sera), ma le cose fondamentali da sapere sono che è normale che i bambini piccoli dormano in modo diverso rispetto agli adulti e che può volerci tempo perché arrivino davvero a dormire tutta la notte.

Nell'articolo Sonno bambini: sette miti da sfatare su cosleeping trovate alcune informazioni sul sonno dei bambini.

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COME SI FORMA IL COMPORTAMENTO
“Alla nascita tutti gli apparati (respiratorio, cardiaco, renale, gastroenterico) sono in grado di funzionare. L'unico organo che non è ancora a maturazione completa è il cervello che, per sua definizione, è un organo plastico. Questo vuol dire che viene plasmato fin dai primi momenti di vita. E questo avviene attraverso le esperienze sensoriali, grazie cioè alle esperienze veicolate dai sensi” afferma la pediatra Daniela Callegari.

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CONNESSIONI NEURONALI
“A quest'età, sono particolarmente importanti il tatto, l'udito, la vista e l'olfatto, così come le esperienze che il bimbo fa con la bocca. Tutte queste esperienze inviano continui stimoli al cervello, creando continuamente nuove connessioni neuronali. Immaginiamo il cervello come un sistema elettrico dove le connessioni all'inizio non esistono ancora, ma si costruiscono via via attraverso le esperienze. Sono quindi le esperienze sensoriali che il neonato fa che generano sviluppo neurologico e quindi intelligenza”.

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L'IMPORTANZA DELLE EMOZIONI
“Il neonato tende per il suo benessere a una situazione di equilibrio che per lui significa assenza di bisogni. Ogni volta che ha un bisogno vive la situazione come un disagio, assenza di benessere. La soddisfazione del bisogno fa recuperare l'equilibrio e quindi una situazione di benessere. Sono quindi le emozioni (sto bene/non sto bene) che guidano la formazione di schemi di comportamento neurologico”.

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IN PRATICA
Daniela Callegari propone un esempio: "Il neonato ha fame. Questo crea in lui una situazione di disagio e piange per ottenere una risposta. Se la risposta è soddisfacente, il bisogno è soddisfatto e il neonato si trova in una situazione di benessere. Se questo schema si ripete nel tempo, il neonato svilupperà anche lui un comportamento a livello emotivo stabile. Per esempio, piangerà di meno”.

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BISOGNI NON SODDISFATTI
“Se, invece, il bisogno non viene adeguatamente soddisfatto, il neonato potrebbe reagire o aumentando il pianto, nella speranza di ottenere una risposta migliore, oppure diminuendo come in una sorta di rassegnazione, poiché la risposta è stata deludente”. Poiché questo è il meccanismo attraverso cui si creano gli schemi comportamentali, a lungo andare una continua insoddisfazione dei propri bisogni potrebbe portare a frustrazione e a insicurezza.

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GUARDARE E PARLARE
“Fin dalle prime ore di vita del bambino è importante guardarlo negli occhi e parlargli. Il bambino va posto a circa 15-20 centimetri all'altezza del volto umano dell'adulto e poi va poi guardato negli occhi. È un'esperienza che va ripetuta ogni giorno, più volte al giorno, e va accompagnata dalla voce” consiglia Callegari. D'altra parte, sono atteggiamenti che tendono a venire naturali ai neogenitori.

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DESCRIVERE TUTTO
“È importante rivolgersi al bambino, parlando con lui di ciò che si sta facendo. Si può dire: 'sono la tua mamma', 'sono il tuo papà', 'tu ti chiami' e intanto lo si accarezza. È bene che le parole accompagnino tutti gli atti di vita che si fanno con lui, così da spiegarglieli. È poi importante toccargli parti del suo corpo e nominargliele”.

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TONO E VELOCITÀ
“Il linguaggio deve essere corretto e il ritmo lento, come se si parlasse con uno straniero che non conosce la nostra lingua”.

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A COSA SERVE
“Questo è un modo molto efficace per stimolare l'apprendimento del linguaggio, ma anche per calmare il bambino”.

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REGOLE GENERALI
“In definitiva, più i comportamenti dell'adulto sono abitudinari, calmi e ripetuti, più diventano rassicuranti per il bambino, perché gli danno il tempo di sviluppare un graduale adattamento alla nuova vita”.

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UN'ALLEANZA A TRE
“La nascita del neonato cambia profondamente la vita di coppia" sostiene Callegari. "Si crea una nuova realtà che possiamo chiamare 'alleanza a tre' dove ognuno può generare e ricevere benessere dalla presenza dell'altro". È importante per i genitori avere occasioni per poter parlare e riflettere su questi argomenti, magari partecipando a incontri specifici che possono essere organizzati da punti nascita, consultori, associazioni o studi medici privati.

L'ADATTAMENTO
“Questo è il periodo in cui per il neonato inizia un progressivo adattamento alla nuova vita" afferma Daniela Callegari, pediatra del Centro medico Santagostino di Milano.

"Nei nove mesi della gravidanza il piccolo era in un ambiente buio, dove i rumori erano ovattati e la temperatura costante e dove poteva godere di un continuo massaggio sulla pelle dato dalla muscolatura dell'utero materno. Con la nascita si interrompe bruscamente quest'esperienza e per il neonato inizia una nuova vita, che poco a poco deve imparare a conoscere per potersi adattare”.
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