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Il primo mese del neonato

di Valentina Murelli - 10.07.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I consigli alla neo mamma per riprendersi bene dopo il parto e imparare a conoscere e "gestire" il suo bambino. E ancora: quello che può accadere nel primo mese e i primi traguardi del bebè

In questo articolo

Il ritorno a casa

Tornare a casa con il bebè è senza dubbio un'emozione intensissima, preparata da mesi di attesa e da settimane passate a organizzare ambiente e corredini, oltre che destinata a diventare un ricordo che non scolora mai. Questo non toglie però che la neomamma possa sentirsi affaticata, intimorita dall'impegno che la attende e magari meno felice di quanto aveva immaginato.

Il baby blues

Si tratta di uno stato d'animo comune praticamente a tutte, oggi chiamato con l'espressione inglese baby blues e un tempo detto "lacrime del puerperio", per via della facilità al pianto tipica dei primi 40 giorni dopo la nascita del bambino, di cui sono in parte responsabili le modificazioni ormonali del post parto.

Come superare una lieve malinconia

Qualche consiglio per godere appieno di quanto di straordinario è accaduto:

  • delegare il più possibile ad altri quello che non è necessario fare in prima persona, come pulizie della casa, lavatrici, spesa e così via;
  • dormire ogni volta che è possibile, anche di giorno, approfittando delle ore di sonno del bambino. Ricordiamo che nei primi giorni e nelle prime settimane di vita del bambino, la neomamma ha bisogno soprattutto di queste due cose: aiuto e riposo!
  • rimandare le visite con parenti e amici. Per quanto vengano spesso vissute come "obbligate", sono spesso fonte di stress, per il bambino e per la mamma. Si  può  tranquillamente  rimandare di qualche settimana, a quando mamma e bambino avranno imparato il loro nuovo ritmo insieme.
  • cercare di prendersi cura della propria persona (se fa sentire bene e non è fonte di stress. Altrimenti, non sentirsi in colpa se non si riesce a farlo!) 

Il pianto del neonato

Il pianto è sempre una richiesta d'aiuto o, più, in generale, di comunicazione, che va accolta senza tentennamenti. L'idea che accorrere quando il bambino piange equivalga a farlo crescere "viziato" è retaggio di un'epoca ormai lontanissima segnata da una dannosa indifferenza nei confronti del benessere emotivo dei neonati.

La ragione fondamentale per la quale il bambino piange è per farci sapere che c'è, che esiste (non a caso appena nasce tutti non vedono l'ora di sentire il primo vagito!). In questa ragione fondamentale ci sta ovviamente l'espressione dei vari bisogni del neonato, che possono essere:

  • bisogno di protezione, conforto e contatto
  • fame
  • freddo o caldo
  • disagio, per esempio perché si è bagnato o sporcato
  • dolore
  • espressione di emozioni. Già dai primi giorni di vita sono infatti presenti le emozioni primarie dell'essere umano cioè gioia, tristezza, rabbia, paura, disgusto e sorpresa, che appunto possono manifestarsi, magari in modo un po' confuso, attraverso il pianto.
  • senso di solitudine

In breve, i neogenitori imparano a comprendere dal tipo di pianto di che cosa il piccolo ha bisogno. Fino a quando non si acquisisce l'esperienza necessaria per capire al volo le necessità del bambino si deve procedere per esclusione.

Allattamento: le cose fondamentali da sapere

Siamo mammiferi: il latte di mamma è l'alimento "naturale" per i bambini e non a caso c'è ormai un'ampia letteratura scientifica che ne dimostra tutti gli effetti positivi: è più digeribile, riduce il rischio di SIDS (morte in culla), oltre che il rischio di malattie come allergie, diabete, malattie infettive, leucemie e linfomi. Per i bambini prematuri il consumo di latte materno è associato a esiti migliori nelle retinopatie e a uno sviluppo neurocomportamentale più brillante. 

E allattare fa bene anche alle mamme, soprattutto per quanto riguarda la protezione contro il cancro al seno e, secondo alcuni dati, anche contro il cancro alle ovaie e il diabete.

Come iniziare bene

Dire che il latte materno è un alimento naturale per i bambini non significa che l'allattamento al seno venga naturale a tutte. Non sempre l'allattamento parte in modo spontaneo e senza problemi, ma possono verificarsi piccoli o grandi difficoltà. D'altra parte, le neo-mamme hanno avuto poche occasioni di osservare altre coppie mamma-bambino in allattamento o di ricevere informazioni corrette da parte delle loro madri (che molto spesso, per ragioni generazionali, non hanno allattato al seno). Ecco allora qualche suggerimento per partire e proseguire nel modo migliore:

  • arrivare preparate e informate sull'argomento, per esempio leggendo, frequentando un corso di accompagnamento alla nascita, partecipando a riunioni organizzate da associazioni e gruppi di auto-aiuto che si occupano di allattamento.
  • curare molto bene l'attacco del bambino al seno. Un attacco adeguato, in cui la bocca del bambino non afferra solo il capezzolo, ma anche buona parte dell'areola, con il mento che affonda nel seno, assicura una suzione efficace e dunque una buona produzione di latte e riduce il rischio di sviluppare ragadi
  • allattare a richiesta, anche se questo significa 10-12 volte al giorno (e qualche volta anche di più...). E' assolutamente normale che nelle prime settimane di vita un bambino richieda di essere allattato molte volte, perché il questo modo il bambino calibra la produzione della quantità di latte che gli serve per crescere.
  • ricordare che la richiesta di poppare da parte di un bambino non risponde solo allo stimolo della fame, ma alla necessità di soddisfare anche i bisogni di contatto e conforto.
  • cercate una posizione comoda e rilassante
attacco adeguato allattamento

Sequenza di un attacco adeguato: è il mento del bambino che arriva per primo a toccare il seno, affondando nella parte inferiore dell'areola. Il passaggio successivo è accompagnare il bambino da sotto a sopra, con il labbro superiore che deve essere un pochino estroflesso per chiudere il capezzolo in una zona profonda, al confine tra il palato dure e il palato morbido del bambino.

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Alimentazione durante l'allattamento

In linea di massima, la donna che allatta può mangiare tutto quello che vuole. Alcuni alimenti come aglio, cipolle, cavoli o spezie forti possono però rendere il sapore del latte poco gradevole per il bambino, quindi se si osserva che dopo averli consumati il piccolo succhia meno volentieri è meglio escluderli dalla propria dieta.

 

Più in generale, è ovvio che è consigliabile seguire una dieta sana (povera di grassi animali, fritture, salse, intingoli e ricca di frutta e verdura) perché nutrirsi correttamente favorisce il benessere psicofisico e una più rapida ripresa delle energie investite durante la gravidanza e il parto. E' inoltre opportuno bere molto, soprattutto prima e dopo la poppata, per ripristinare in fretta la quantità di liquidi spesa per l'allattamento. Sono invece vietati alcol e sigarette perché le sostanze tossiche in esse contenute attraverso il latte raggiungerebbero il bambino.

Cose da evitare: la doppia pesata

Se si allatta al seno non conviene assolutamente attuare il metodo della doppia pesata, che consiste nel mettere il bambino sulla bilancia prima e dopo il pasto per vedere quanto ha mangiato. Per appurare se mangia abbastanza si deve invece valutare la crescita settimanale che deve essere di almeno 125-150 grammi alla settimana.

 

Può comunque accadere che ci sia una settimana in cui il bambino cresce meno rispetto all'auspicabile: di solito comunque la settimana successiva si assiste a un recupero, tant'è che i pediatri tendono a valutare l'andamento mensile della crescita, che se tutto va bene deve corrispondere a un aumento di 600-700 grammi al mese, nei primi 3 mesi.

Le regole del latte artificiale

Se per qualsiasi motivo non è possibile o desiderabile l'allattamento al seno, la prima cosa da fare è consultare il pediatra per quanto riguarda la scelta del latte artificiale, che assicura comunque una crescita soddisfacente. I principali accorgimenti da seguire riguardano soprattutto la preparazione del latte artificiale, che deve essere scrupolosa soprattutto sul piano dell'igiene. Ecco le regole a cui è opportuno attenersi secondo le indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità:

  • Lavarsi molto bene le mani;
  • Lavare accuratamente tutte le parti del biberon;
  • Sterilizzare il biberon, con soluzioni sterilizzanti, sterilizzatori in commercio o il classico metodo della bollitura. Una volta sterilizzato il biberon può essere conservato, ben chiuso e coperto, in un posto pulito.
  • Pulire e disinfettare la superficie sulla quale verrà preparato il latte in polvere.
  • Per sciogliere la polvere, utilizzare solo acqua ad alta temperatura. L'Oms consiglia di far bollire l'acqua (fino a un'ebollizione "vivace"), poi trasferire la quantità di acqua necessaria nel biberon e attendere che si raffreddi a non meno di 70° C. A questo punto, si versa nel biberon la quantità di polvere necessaria, si chiude e si agita bene.
  • Per la preparazione dell'acqua, molti pediatri consigliano l'uso di acqua oligominerale in bottiglia. A meno di situazioni particolari, nelle quali l'acqua del rubinetto è potabile ma magari contiene concentrazioni particolarmente elevate di qualche sostanza, si può comunque usare anche quella del rubinetto.
  • Per raffreddare il latte preparato, mettere il biberon sotto l'acqua corrente o in un contenitore con acqua fredda e ghiaccio. Per controllare la temperatura, basta versare qualche goccia di latte sul proprio polso: deve risultare tiepida, non calda.

Il rigurgito

Rigurgitare piccole quantità di latte dopo la poppata è molto comune tra i lattanti, a partire dalle prime settimane di vita. C'è comunque una grande variabilità individuale: alcuni bambini rigurgitano molto spesso, mentre altri lo fanno di rado. Per controllare i rigurgiti è consigliabile tenere in braccio il bambino, meglio se in posizione verticale, per una decina di minuti dopo la fine della poppata. Questo serve da un lato a evitare che il famoso ruttino a cui il rigurgito consegue stenti a essere emesso, dall'altro a scongiurare il rischio che il latte risalga dallo stomaco alla bocca quando il bimbo è sdraiato.

In genere il fenomeno del rigurgito si risolve da solo intorno agli 8 mesi, per cui occorre solo avere un po' di pazienza, e non deve preoccupare. E' tuttavia opportuno parlare con il pediatra quando il rigurgito:

  • è così frequente e abbondante da non permettere la crescita adeguata del bambino
  • rappresenta per lui un chiaro disturbo, nel senso che il bambino si presenta molto irritato e ha difficoltà a dormire proprio per via dei frequenti rigurgiti
  • si accompagna a tosse e pianto durante la poppata.

In questi casi è possibile trovarsi in presenza di un reflusso gastro-esofageo più "importante". 

La nanna sicura

Ogni famiglia ha pieno diritto di decidere come organizzarsi rispetto alla nanna dei neonati, ma è importante sapere che il bisogno di contatto e vicinanza dei neonati è assolutamente normale e fisiologico e che dormire nella stessa stanza è raccomandato per il primo anno di vita del bambino, come misura di prevenzione anti-SIDS.

In questo caso si può scegliere una classica culla da mettere più o meno vicino al lettone, oppure una culla fianco letto, consigliata soprattutto se la mamma allatta al seno. Per la condivisione del letto, occorre seguire alcune regole fondamentali di sicurezza (riassunte in questo articolo). 

Ed ecco le regole per la nanna sicura, molto importanti per ridurre il rischio di SIDS:

  • La nanna SEMPRE sulla schiena. Ovviamente, quando il bambino è sveglio lo si può tenere per qualche tempo a pancia in giù, per aiutare lo sviluppo motorio e ostacolare la comparsa di plagiocefalia. In questi momenti il bambino va sempre tenuto sotto controllo
  • Materasso ben rigido e della misura esatta di culla/lettino. No a cuscino, peluche, bambole o paracolpi.
  • Privilegiare l'allattamento al seno
  • Nanna nella stanza dei genitori, ma tendenzialmente meglio in letti diversi
  • Sì al succhiotto. Se il bambino lo accetta, e proposto solo dopo l'avvio adeguato dell'allattamento per i bambini allattati al seno.
  • Ambiente fresco. La temperatura ambientale dovrebbe essere mantenuta intorno ai 18-20° C, non di più. Da evitare anche l'eccesso di vestiti e di coperte pesanti che possono far sudare eccessivamente il piccolo. 
  • Niente alcol e niente fumo in gravidanza
  • Niente fumo in casa. Non bisogna fumare e bisogna evitare che anche visitatori occasionali fumino in casa.

La cura del moncone del cordone ombelicale

Anche se punti nascita differenti possono dare indicazioni differenti su come medicare il moncone del cordone ombelicale, secondo le autorevoli indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e dell'Associazione americana dei pediatri, nei paesi con buone condizioni igieniche – come l'Italia – non occorre fare molto.

Basta cercare di mantenerlo il più asciutto possibile per facilitarne la caduta. Quindi via libera a coperture traspiranti e, se proprio occorre, a una detersione leggera con acqua o acqua e sapone delicato. No, invece, a soluzioni antibatteriche, antisettiche, disinfettanti che non solo non servono ma potrebbero essere dannose, perché potrebbero favorire la selezione di ceppi batterici particolarmente virulenti e perché sembrano ritardare il momento del distacco. E no anche all'alcol, che potrebbe provocare ustioni chimiche.

Il bagnetto

Il bagnetto può essere fatto tutto i giorni, sopattutto nella stagione calda, ma a patto che per il bambino sia rilassante. In molti casi lo è, ma non dimentichiamo mai che ogni bambino è diverso dagli altri, per cui ce ne sono alcuni che non gradiscono. Importante:

  • controllare la temperatura dell'acqua, che deve essere intorno ai 36-37° C;
  • agire abbastanza rapidamente per non farlo raffreddare troppo (bastano pochi minuti);
  • non utilizzare sempre il sapone, che può essere troppo aggressivo per la pelle delicata del bambino. Se il bagnetto viene fatto tutti i giorni spesso si può utilizzare anche solo l'acqua, con l'obiettivo di rinfrescare e rilassare;
  • muoversi molto delicatamente, per abituare il bambino all'acqua e alla nuova condizione. Una possibilità è immergerlo avvolto in un lenzuolino (in modo che riviva il contenimento che aveva in utero), da svolgere una volta immerso;
  • per sciacquare la testina dopo averla eventualmente insaponata utilizzare una brocca riempita d'acqua;
  • avere sempre tutto a portata di mano, per non ritrovarsi con un neonato bagnato (e scivoloso) in braccio, senza asciugamano.

Si può fare il bagnetto dopo la poppata?

Se la temperatura dell'acqua è adeguata e il bagnetto è veloce non ci sono controindicazioni. Meglio comunque aspettare qualche minuto, se possibile, per verificare che non ci siano rigurgiti (risposta di Laura Pogliani, neonatologa, direttrice unità operativa di pediatra dell'Ospedale di Legnano).

Si può fare il bagnetto se il moncone del cordone ombelicale non è ancora caduto?

Per l'immersione completa sarebbe meglio aspettare la caduta. Se non la si può evitare, perché il bambino si è sporcato molto, assicurarsi di asciugare bene il cordone dopo il bagnetto. 

Può accadere

Sul pannolino c'è una goccia di sangue

La presenza di una lieve traccia di sangue sul pannolino è un'eventualità che riguarda le bambine. Se si può escludere che dipenda da un'abrasione della pelle in quanto il sederino non ha problemi di arrossamento, si può pensare alla cosiddetta "pseudo mestruazione", dovuta all'azione degli ormoni materni ancora circolanti nell'organismo della neonata.

Cosa fare

Non è necessario prendere alcun provvedimento, perché si tratta di un fenomeno fisiologico. Solo nel caso in cui l'episodio dovesse ripetersi più volte è consigliabile consultare il pediatra.

Sul viso compaiono dei brufoletti

Detta acne neonatale, la comparsa di puntini bianchi di grasso sul viso e sulla fronte è un'eventualità comune nelle prime settimane di vita sia nei maschi sia nelle bambine. Questa manifestazione, che non ha significato dal punto di vista medico, è causata da una particolare sensibilità della pelle all'azione degli ormoni materni che ancora circolano nel sangue del bebè.

Cosa fare

La situazione si risolve in modo spontaneo con il passare dei giorni. Non è consigliabile spremere i brufoletti né cercare di asportarli strofinando la pelle. Anche nei giorni dell'acne il viso del bambino va lavato con lo stesso detergente che si usa per il bagno.

I traguardi del primo mese

Ogni bambino ha i suoi tempi e conquistare un po' prima o un po' dopo una certa competenza non significa nulla allo rispetto generale. E' vero però che esistono fasi di sviluppo e sapere a grandi linee cosa aspettarsi può essere d'aiuto per capire se c'è qualche problema. 

Entro il primo mese di vita, la maggior parte dei neonati probabilmente è in grado di:

  • sollevare brevemente la testa se a pancia sotto
  • muovere braccia e gambe in modo armonioso
  • concentrarsi su un volto
  • concentrarsi su oggetti a 20/40 centimetri dal proprio viso
  • portare le mani al viso
  • succhiare senza difficoltà
  • reagire in qualche modo a un rumore forte

Meglio consultare il pediatra se entro il primo mese di vita il bambino

  • non controlla il capo, oppure appare rigido o, al contrario, molle e flaccido
  • non guarda, non ascolta, non riesce a consolarsi con la voce, la suzione, il contenimento.

Attenzione: non significa che in questi casi c'è sicuramente qualcosa che non va, ma è appunto il medico che può valutare la situazione. Magari quella che sembra un'anomalia rientra invece nella normalità e basta aspettare. Oppure potrebbe esserci davvero un problema, e allora prima si interviene e meglio è. 

Domande e risposte

Cosa fare se il neonato ha la febbre?

Se il bambino ha meno di un mese va portato il prima possibile al pronto soccorso. 

Revisionato da Valentina Murelli

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