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Il quinto mese del neonato

di Valentina Murelli - 28.09.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I consigli ai genitori sulla scelta - se serve - tra nonni, nido e tata, su come tenere il bimbo quando è sveglio, su piccoli disturbi come gli occhi rossi. Infine, i nuovi traguardi del bebè

Quando entrambi i genitori lavorano fuori casa, spesso è intorno ai cinque mesi del bambino che avviene il ritorno al lavoro della mamma. Bisogna quindi aver deciso per tempo a chi affidare il bambino durante le ore in cui sarà necessario allontanarsi da lui.

Importantissimo a questo proposito fare una scelta informata e consapevole, che aiuterà a scacciare quei sensi di colpa con i quali è fin troppo facile trovarsi alle prese quando si avvicina il momento del primo distacco. Se il bambino viene lasciato in buone mani e i genitori sono sereni rispetto alla scelta compiuta, la temporanea lontananza dalla mamma non lascerà segni negativi. Al contrario, il piccolo può sviluppare spiacevoli sensazioni di allarme se la mamma a mano a mano che si avvicina il giorno della ripresa è triste, nervosa, irritabile o peggio angosciata.

A chi lasciarlo

Nido, nonni o baby sitter: ecco le tre possibilità alle quali rivolgersi quando torna al lavoro. Ciascuna di esse presenta alcuni pro e alcuni contro, per cui la soluzione ideale in assoluto non esiste mentre vi è "il meglio" in relazione al singolo bambino e alla singola famiglia.

Asilo nido, vantaggi e svantaggi

Il beneficio principale della scelta del nido sta nel fatto di entrare a far parte di una comunità di relazione che comprende non solo adulti e bambini di varie età, ma anche i pari del bambino, cioè bambini piccoli come lui, dai quale anche i piccolissimi imparano tantissimo. Un altro beneficio sta nel fatto che i genitori si trovano loro stessi all'interno di una comunità fatta di altri genitori e di educatrici, alla quale possono rivolgersi in momenti di difficoltà. 

Quanto agli svantaggi, il primo è di natura logistica: in Italia i nidi sono ancora troppo pochi e non bastano a coprire il fabbisogno della popolazione, specialmente al Sud. Anche dove sono presenti, inoltre, sono spesso molto costosi: in molti casi sono previsti bonus anche a livello regionale, ma anche questi non sempre vanno incontro alle esigenze di chi ne avrebbe reale bisogno. 

Un altro limite riguarda il fatto che l'ingresso in una comunità da parte di un bambino ancora piccolo, con un sistema immunitario non ancora completamente maturo, apre la strada al rischio, per così dire "fisiologico", che il bambino si ammali spesso. Quando succede può allora diventare necessario trovare una persona che si occupi di lui nei giorni in cui rimane a casa.

Nonni, vantaggi e svantaggi

Se sono disponibili, i nonni - o, spesso, una nonna - possono rappresentare una risorsa preziosa, sia in termini di risparmio economico sia perché i genitori possono sentirlo emotivamente più vicini alla famiglia di quanto accadrebbe con una tata o con il personale di un nido.

Gli svantaggi principali sono due: per il bambino (e i genitori) manca l'aspetto di comunità e di relazione tra i pari, soprattutto se il bimbo non frequenta altri servizi educativi come ludoteche o centri per l'infanzia; in molti casi, inoltre, vanno messi in conto malumori legati al rapporto tra i genitori del bambino e i loro stessi genitori (che possono innescare reazioni emotive anche dolorose) o alla diversità dello stile educativo

Tata, vantaggi e svantaggi

Specialmente nel primo anno di vita la tata può essere una valida alternativa ai nonni o al nido se questi non sono disponibili o accessibili. Ovviamente bisogna trovare la baby sitter giusta, una persona fidata e dotata di buon senso.  

Tra i limiti: il costo, il fatto che viene a mancare la relazione del bambino con un gruppo di pari, la possibilità che - trattandosi di un rapporto di lavoro - mamma e papà finiscano con l'aspettarsi esattamente quello che chiedono (o immaginano). Anche la tata però avrà un suo stile educativo e un minimo di diversità va messo in conto. 

Se il bambino si ribella

Può capitare che nei primi giorni della ripresa del lavoro della mamma il bambino dimostri di gradire poco la novità, sia essa rappresentata dai nonni, dal nido o dalla tata. Per evitare che la nuova situazione sia male accetta dal bambino è spesso sufficiente attenersi, a prescindere dalla scelta fatta, al criterio della gradualità.

Se si è deciso per il nido, è opportuno dedicare all'ambientamento tutto il tempo necessario, seguendo le indicazioni delle educatrici. La tata andrebbe assunta un po' prima del ritorno al lavoro, in modo che il bambino impari a conoscerla in presenza della mamma. Anche nel caso in cui siano i nonni a doversi occupare del bambino, è bene abituarlo a stare solo con loro, a meno che il rapporto non sia già ben collaudato. 

Il pupazzo del cuore

L'oggetto transizionale, descritto per la prima volta dal pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott, è un oggetto fisico che fornisce conforto psicologico ed emotivo al bambino, soprattutto nel momento in cui deve abbandonare temporaneamente il suo contesto affettivo primario (la mamma, la famiglia, la casa), magari per andare al nido o qualche ora a casa dei nonni.

In pratica, il pupazzo del cuore anche se in realtà può trattarsi di qualunque cosa: un doudou, una bambola, un pupazzo, ma anche un fazzoletto o una copertina.

Alcuni ritengono che il bambino vada abituato ad avere un oggetto transizionale e che fin da quando è molto piccolo lo si può mettere in contatto con un pupazzo o simili, che tendenzialmente diventerà il suo preferito. Non tutti, però, sono d'accordo. "Non è detto che il bambino lo accetterà" commenta la pedagogista Monica Castagnetti. "Non tutti i bambini ne hanno davvero bisogno: alcuni hanno già dentro di loro questo conforto, sanno che la mamma tornerà. Altri sostituiscono l'oggetto fisico con un'abitudine o un rituale". E anche se desiderano un oggetto transizionale, non è detto che i bimbi scelgano quello che hanno pensato per loro i genitori. Magari mamma e papà hanno acquistato un delizioso (e costosissimo) doudou, ma il loro bimbo preferisce un vecchio fazzoletto della mamma.

Dove tenerlo quando è sveglio

Intorno ai cinque mesi si può cominciare a usare il passeggino, con lo schienale leggermente inclinato verso il basso, in modo da impedire che il bambino, non ancora in grado di assumere per più di qualche minuto la posizione seduta, si trovi ripiegato su se stesso. Il passeggino, a differenza della carrozzina, permette al piccolo di guardarsi attorno e quindi di trascorrere più piacevolmente le ore di veglia.

Quanto al classico box, va detto che non gode del consenso di tutti gli specialisti. Come scrive un documento dell'Associazione culturale pediatri sui pro e contro di vari oggetti per bambini, il passeggino "rappresenta il conflitto più grande fra i bisogni del bambino che dovrebbe imparare a muoversi e arrangiarsi da solo, e quelli dei genitori. Limita lo sviluppo psicomotorio, anche se per i genitori rappresenta il posto più sicuro e comodo dove lasciare il bambino". L'ideale sarebbe organizzare la casa, o almeno una stanza, in modo che sia essa stessa sicura per il bambino. 

Se proprio si decide per il box, la permanenza al suo interno dovrà comunque essere breve (soprattutto se la sistemazione non è accolta con entusiasmo). Nel box vanno messi giocattoli adatti all'età del piccolo, come per esempio sonaglini o anche cucchiai di legno. Già a cinque mesi è possibile cominciare.

Può accadere

Occhietto rosso

Può capitare che neonati e bambini di pochi mesi abbiano uno o entrambi gli occhietti arrossati. Il fatto è che gli occhietti dei piccoli sono molto delicati e si arrossano per qualsiasi fattore irritativo, anche banali. Tra questi: 

  • polvere, pollini e qualunque piccolo corpuscolo che può entrare nell'occhio
  • agenti atmosferici (vento e ed eccessiva luce solare)
  • piccoli graffi procurati dal bambino stesso, che spesso ha unghiette affilate
  • piccoli sfregamenti per esempio sul lenzuolino

"I tessuti degli occhietti dei bambini sono molto reattivi, l'occhio può arrossarsi velocemente anche in modo sproporzionato rispetto alla reale entità del piccolo trauma subito" sottolinea Piercarlo Salari, pediatra libero professionista e responsabile del gruppo di lavoro di sostegno alla genitorialità della Società italiana di pediatria preventiva e sociale (SIPPS).

Che cosa fare

Anzitutto non spaventarsi, proprio perché si tratta di un evento molto comune che molto probabilmente dipende da un fattore irritativo locale. Quello che invece bisognerebbe fare è cercare, nei limiti del possibile, di ricostruire quanto può aver provocato l'arrossamento, anche in un'ottica di prevenzione. Il bimbo ha le unghie lunghe? Potrebbe essere stato un graffio, e comunque vale la pena tenerle sempre corte e pulite. Sembra che ci sia una particolare reattività alla luce del sole? Allora occorre prestare particolare attenzione ai passaggi da zone più scure a zone più illuminate e magari acquistare un paio di occhiali da sole per piccolissimi

Se invece l'occhietto rosso si accompagna a:

  • arrossamento veramente importante, "acceso"
  • secrezioni di colore giallo intenso e consistenza cremosa
  • gonfiore delle palpebre
  • lacrimazione incessante 
  • forte fotofobia (fastidio per la luce)
  • irritabilità
  • contatti noti con altri bambini affetti da una congiuntivite infettiva

è possibile che sia in un corso una congiuntivite infettiva, che può essere di origine virale o batterica. Sarà il pediatra a valutare la situazione e a stabilire come procedere: in alcuni casi l'indicazione sarà quella di proteggere entrambi gli occhi (anche se quello è interessato è uno solo) con un collirio o una pomata oftalmica a base di antibiotico. L'occhietto sporco

Occhietto sporco

Un altro evento che capita di frequente agli occhi di neonati e lattanti è la presenza di secrezioni biancastre o giallo chiaro, anche leggermente crostificate, specialmente al mattino al risveglio. In pratica le palpebre sembrano come incollate da una sottile pellicola, che poi si frammenta in piccole crosticine. Questo "impastamento" dipende da una precisa condizione anatomica e cioè il fatto che non sempre è già aperto il dotto naso-lacrimale, un piccolo condotto che permette il drenaggio delle lacrime connettendo la cavità dell'orbita con quella nasale.

Che cosa fare

"Niente di particolare, se non tenere puliti gli occhietti con soluzioni apposite, che riproducono la natura ipertonica delle lacrime" spiega Salari. Nel giro di qualche giorno o settimana in genere il dotto si apre da solo. Se questo non accade, con il passare dei mesi (anche intorno al quinto-sesto mese) ci si accorge che  l'occhietto risulta sempre umido o le lacrime colano spesso da sole. "Allora il pediatra prescriverà una visita oftamologica pediatrica con esplicita richiesta di sondaggio del dotto naso-lacrimale".

Pelle arrossata

Se sulla pelle del bebè - in particolare sul volto, le mani, l'incavo del ginocchio e del braccio, l'attaccatura del piede o la nuca - compaiono chiazze rossastre oppure zone di desquamazione soprattutto sulla fronte e sul cuoio capelluto, potrebbe trattarsi di dermatite atopica o eczema. Si tratta di na malattia infiammatoria cronica della pelle piuttosto frequente, che  compare in genere nei primi due anni di vita, a partire dai 5/6 mesi d'età, ed è tipica dei primi 6/7 anni. Non è contagiosa e in molti casi scompare con la pubertà o l'età adulta.

Cosa fare

Dopo aver ricevuto una diagnosi effettiva di dermatite atopica, la condizioneviene affrontata con una terapia detta "a scalino" perché le modalità cambiano a seconda delle fasi della condizione, che alterna momenti di remissione e di ricomparsa. 

Nelle fasi di remissione basta l'impiego di creme emollienti e idratanti dopo il bagno, mentre nei cosiddetti flares (fasi acute) occorre l'uso di cortisone in crema. Nell'eventualità in cui neppure il cortisone si riveli sufficiente a controllare l'eczema il pediatra può prescrivere un farmaco antistaminico per bocca. A volte sulla pelle lesionata possono proliferare batteri: in questo caso può essere necessario anche un antibiotico.

I traguardi del quinto mese

Ogni bambino ha i suoi tempi e conquistare un po' prima o un po' dopo una certa competenza non significa nulla allo rispetto generale. E' vero però che esistono fasi di sviluppo e sapere a grandi linee cosa aspettarsi può essere d'aiuto per capire se c'è qualche problema.

Tra il quinto e il settimo mese di vita, in genere i bambini iniziano a controllare bene capo e tronco, a stare seduti con o senza appoggio, a mettersi su un fianco e rotolare, ad afferrare gli oggetti, sia con la destra sia con la sinistra, e a portarli alla bocca. E ancora: si interessano agli eventi familiari, diventano sempre più espressivi (e spassosi!), cominciano a comportarsi in modo diverso dal solito quando si trovano in ambienti nuovi o con estranei, oltre a emettere vocalizzi e gorgheggi iniziano la lallazione

Quando preoccuparsi

Se tra i cinque e i sette mesi un bimbo:

  • non afferra oggetti
  • usa molto più una mano rispetto all'altra
  • è poco attento, poco curioso e poco espressivo
  • non emette vocalizzi o la vocalizzazione è molto povera, senza "dialogo" con gli adulti

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