Ansia da separazione

Ansia da separazione del bambino, come comportarsi

Di Valentina Murelli
pianto
27 Luglio 2017
Pianti, proteste, irrequietezza, sonno disturbato: sono tutte manifestazioni di una normale paura che la mamma non torni più, una volta che si è allontanata. Si tratta di una tappa di sviluppo molto importante per il bambino, ecco come affrontarla rafforzando il legame con i genitori.
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Arriva l'ansia da separazione

 

Intorno all'ottavo mese di vita (a volte un po' prima, altre un po' dopo) compare nel bambino la cosiddetta ansia da separazione, un sentimento di angoscia che nasce dal timore di essere abbandonato e che si manifesta con proteste più o meno accentuate nel momento in cui la figura di riferimento più significativa (di solito la mamma) si allontana. «Il piccolo si sente in pericolo, e lo dichiara con pianti e proteste che in genere si risolvono quando la mamma, o chi si occupa di lui, ritorna» spiega la psicologa Maria Zaccagnino, del Centro di ricerca e studi in psicotraumatologia di Milano. Possono esserci anche irrequietezza generale e sonno più disturbato del solito, con difficoltà nell'addormentamento o risvegli frequenti. L'intensità di queste manifestazioni varia molto a seconda del temperamento del bambino e della capacità della mamma di rassicurarlo.

 

Quando l'ansia è troppa

 

Se l'ansia da separazione è fisiologica, è vero però che alcune reazioni del bambino possono apparire eccessive: per esempio il pianto può essere così prolungato e disperato da rendere impossibile l'allontanamento, oppure il piccolo può mostrarsi esageratamente spaventato anche quando rimane con persone con le quali si è sempre trovato bene. «Questo può far pensare che sotto ci siano difficoltà più profonde, legate in genere a situazioni particolari del contesto familiare, come una separazione o un momento di grande disagio per uno dei genitori» afferma Zaccagnino. In questi casi, può essere utile cercare il supporto di un esperto.

 

Come aiutare il bambino a gestire l'ansia

 

«Spesso, il momento della separazione è difficile da gestire non solo per il bambino, ma anche per il genitore» sottolinea Zaccagnino. «Le manifestazioni di rabbia e disperazione del figlio possono generare reazioni emotive molto intense anche nella mamma o nel papà: in questi casi, la prima cosa da fare è legittimare il proprio disagio, come primo passo per poter accogliere nel modo giusto quello del bambino». Ma che fare, in concreto, per aiutare il piccolo ad affrontare al meglio questa tappa di sviluppo?

 

Evitare i non detti

 

Allontanarsi dal bambino senza fornirgli spiegazioni non è la strada giusta: in genere, questo atteggiamento serve solo ad amplificare paura e smarrimento. «A volte - afferma la psicologa - si evita di parlare nella convinzione che bambini così piccoli non siano in grado di comprendere che cosa sta accadendo e che il silenzio li preservi dalla sofferenza, ma non è così. Va sempre spiegato cosa sta per succedere, cioè che la mamma o il papà si devono allontanare per un certo tempo: se si usano parole comprensibili per la loro età e la loro traiettoria di sviluppo, i bambini possono comprendere tutto».

 

Rassicurare sul futuro

 

Dopo aver spiegato che mamma e papà devono allontanarsi, è importante anche far sapere al bambino che presto ritorneranno, e si potrà di nuovo stare insieme.

 

Accogliere le manifestazioni del disagio

 

Pianti, proteste, rabbia, nervosismo nel momento della separazione sono assolutamente attesi e legittimi e come tali devono essere accolti. «Sminuire o ignorare quello che il bambino sta provando, o addirittura rimproverarlo, sono atteggiamenti che hanno un effetto negativo sulla sua possibilità di instaurare con il proprio genitore una relazione di fiducia» spiega l'esperta.

 

Offrire un oggetto sostitutivo

 

Pupazzi del cuore, copertine, o la classica maglietta della mamma, intrisa del suo odore, possono dare un'aiuto quando mamma o papà non ci sono. «Ma attenzione: questo vale se la relazione sta funzionando bene e si cerca anche in altri modi di rassicurare il bambino. Altrimenti servono a poco».

 

Il difficile momento dell'ingresso al nido

 

Per molti bambini, l'inizio dell'asilo nido rappresenta la prima, vera separazione da mamma e papà. Può quindi essere un momento difficile, anche perché l'ambiente completamente nuovo può essere vissuto come pericoloso o pauroso. Di seguito qualche indicazione per affrontarlo.

 

1. Se possibile, ritardare l'ingresso al nido dopo il primo compleanno. Se comunque i genitori sono stati in grado di trasmettere al bambino un buon senso di sicurezza, non ci sono problemi a iniziarlo anche prima.

 

2. Prevedere un inserimento graduale, che permetta al bambino di esplorare la nuova struttura un poco alla volta, in compagnia della mamma o di un'altra figura di riferimento. «In questo modo - spiega Zaccagnino - il bimbo può iniziare a conoscere l'asilo con la certezza che potrà sempre rivolgersi a chi lo accompagna se dovesse avere bisogno di un “rifornimento emotivo”. Questo contribuirà ad accrescere il suo senso di sicurezza e la padronanza dei nuovi ambienti».

 

3. Prestare attenzione ai segnali di disagio del bambino, accogliendoli e cercando di capire se sono normali manifestazioni di tristezza o espressioni di qualcosa di più profondo.

 

4. Prestare attenzione anche alle proprie reazioni. A volte, il distacco dal bambino attiva paure e preoccupazioni anche nell'adulto e allora è importante che l'adulto stesso se ne renda conto. Può succedere, infatti, che il disagio del bambino nasca in realtà dal desiderio di far sentire alla mamma che lui ha compreso la sua difficoltà e sta cercando, a suo modo, di aiutarla.

 

5. Assecondare le richieste di "compensazione": spesso, una volta tornato a casa il bambino che ha appena iniziato il nido chiede con insistenza di stare con la mamma. È tutto normale: ha solo bisogno di essere rassicurato sul fatto che lei continua a esserci.

 

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