Neonati

Cosa fare quando il bambino piange

Di Nostrofiglio Redazione
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8 luglio 2008
Il bambino piange per ore e ore, il sonno dei genitori è continuamente interrotto e l'umore è altalenante: la vita con i bambini che piangono spesso può essere molto faticosa. Cosa si può fare? Fidarsi del proprio intuito.

Nessun rimedio pare funzionare. Tre mesi. Era il numero magico, la luce in fondo al tunnel. A tre mesi Leonardo finalmente avrebbe cominciato a dormire meglio, e non avrebbe voluto la sua poppata ogni mezz'ora. Ma soprattutto non avrebbe più strillato. Lo dicevano tutti: i nonni, le amiche e tutti i medici a cui la mamma di Leonardo, Cristina (nome fittizio) si era rivolta.

 

Anche il pediatra l'aveva tranquillizzata: fisicamente il piccolo era in perfetta salute. Ma poi era arrivata la fatidica data, e il piccolo Leonardo continuava a strillare. Continuava a svegliarsi almeno ogni due ore e dormiva, tra giorno e notte, appena otto ore. Ogni pomeriggio intorno alle 17 cominciava a piangere.

 

E niente poteva contro il suo pianto, né il ciuccio, né un giocattolo, né cullarlo per ore. Fino a quando anche la mamma non è scoppiata in lacrime. "Ero disperata", rammenta la 33enne, "pensavo: magari il medico non si è accorto di qualcosa e Leonardo piange perché ha qualcosa che non va. Mi sentivo impotente: il mio bambino cerca in tutti i modo di dirmi qualcosa che non riesco a capire. E se non lo capisco io, chi può farlo?

 

Cristina e Daniele (il papà) non sono gli unici ad avere un'esperienza di questo tipo. Secondo gli esperti circa un bambino su cinque piange in continuazione. Secondo la definizione di esperti, quali la studiosa tedesca dei neonati Mechthild Papousek, questi bambini, in un periodo da tre settimane a tre giorni, piangono per almeno tre ore.

 

Il pianto irrefrenabile non è l'unica cosa che preoccupa e spossa i genitori: quasi sempre a ciò si abbina anche il problema di non riuscire a prendere sonno.

 

Gli studiosi non sono concordi sul fatto che oggi la percentuale di questi bambini sia maggiore che in passato, la cosa sicura è che oggi questo fenomeno viene preso più sul serio. A tutto vantaggio degli interessati. "Non era facile per me cercare aiuto", ricorda Cristina, "era come un'ammissione di colpa: hai un bambino e non riesci a gestirlo." La tanto cara quanto vaga spiegazione "coliche dei primi tre mesi" non la convinceva, e in effetti neanche gli studi odierni sono in grado di stabilire una relazione precisa tra aumento del pianto e digestione.

 

Questione di sensibilità. Su una cosa gli scienziati e medici sono d'accordo: i bambini che piangono in continuazione soffrono di un "disturbo di regolazione". Ossia: sono estremamente sensibili e quindi si agitano molto di più rispetto agli altri bambini. Allo stesso modo di un adulto che non riesce a dormire dopo aver visto un film dell'orrore, un neonato ipersensibile può essere sconvolto, ad esempio, dal fasciatoio.

 

Una questione di predisposizione dunque? Anche, ma non solo: "Nessun bambino che piange in continuazione è uguale all'altro", dice la terapeuta tedesca Monika Wiborny. "Ci sono tutta una serie di fattori, che possono provocare un aumento dell'irritabilità di un bambino, in special modo esperienze traumatiche durante la gravidanza o il parto."

 

 

Questo era ad esempio il caso di Cristina: all'inizio sembrava che il parto sarebbe stato una passeggiata, poi invece il travaglio è durato 12 ore, fino a quando la dottoressa ha consigliato di procedere con un cesareo d'emergenza. "Io e Daniele, il mio compagno, abbiamo entrambi pianto dalla delusione", ricorda. Lo shock però è stato ben presto dimenticato quando l'ostetrica gli ha mostrato il bimbo ("il momento più felice della mia vita!"), ma già in ospedale Cristina si è accorta che il loro bambino era più instabile degli altri. Se lo teneva fra le braccia, però, Leonardo di solito si addormentava felice.

 

Un'ostetrica si è raccomandata che non diventasse un'abitudine. Ciò ha reso Cristina ancora più insicura: "Già durante la gravidanza avevo la sensazione di non potermi permettere nessun errore, come ad esempio mangiare qualcosa di sbagliato, o non accorgermi di un pericolo", racconta. "L'irrequietezza di Leonardo all'inizio mi ha davvero innervosita, e questo nervosismo è ricaduto su di lui. Era un esame continuo."

 

Ascolta il tuo intuito. Papà Daniele ha fatto ogni sforzo per supportare mamma e bambino, facendo tutti i lavori domestici e cercando di mantenere la calma. "Ci siamo accorti che siamo una buona squadra, molto forte, e questa esperienza ci ha fatti avvicinare ancora di più", racconta Cristina.

 

Per le coppie meno stabili invece un problema di questo tipo è fonte di ulteriori problemi: se i nervi sono tesi basta una parola fuori posto per litigare, tra adulti e anche con il bambino. Il sentimento di impotenza sfocia infatti facilmente nell'aggressività. La mamma di Leonardo ha trovato rapidamente un modo per affrontare il problema: "A volte gli strilli del piccolo mi facevano diventare matta. E la rabbia diventava tanta quando il dolore. In quei momenti allora me ne andavo nella stanza accanto e mi sfogavo su un cuscino." Non è raro però che in questi casi i bambini che piangono in continuazione subiscano dei maltrattamenti: a volte l'impulso di prendere il bambino e scuoterlo è troppo forte. E mortale per i neonati.

 

Alla fine Cristina ha chiesto aiuto alla terapeuta Monika Wiborny. Che le ha insegnato una cosa fondamentale: ad ascoltare il proprio intuito. "I libri che avevo letto e i consigli che avevo ricevuto fino ad allora mi avevano resa del tutto insicura ", racconta. "Monika mi ha fatto capire subito che mi posso fidare del mio intuito." Allattare durante il sonno, mettersi il bambino nel lettone - perché no, se funziona? "Fare da mamma alla mamma" - è il motto della terapeuta tedesca. Potersi esprimere è terapeutico come un massaggio rilassante o come le tecniche di respirazione.

 

Dopo alcune sedute mamma e bambino stanno meglio: "Leonardo è diventato molto più dolce, e adesso è assolutamente rilassato, come un piccolo Budda", dice Cristina con sollievo. Finalmente ha la sensazione che i suoi gesti amorevoli abbiano un senso: "Continua a piangere spesso, ma adesso sono in grado di tranquillizzarlo. Il che fa una differenza enorme!"

 

Anche le notti sono più tranquille: Leonardo, a cinque mesi, continua a svegliarsi ogni due ore e mezza, tre ore, ma dopo la poppata si riaddormenta. "Ovviamente sono un po' invidiosa quando sento le mamme che raccontano che il loro bambino dorme sei ore filate, ma so anche che Leonardo è un bambino stupendo. Adesso riesco a godermi la vita con lui molto di più." E la voglia di avere dei bambini non è svanita: Leonardo in futuro avrà sicuramente un fratellino o una sorellina.