Pianto neonato

Pianto di bambino: ecco gli effetti che produce sul cervello di chi lo ascolta

Di Nicolò De Rosa
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31 maggio 2016
Secondo lo studio dell'Università di Toronto, il pianto di un neonato cambia sensibilmente le funzioni cognitive di un adulto, il quale diventa meno attento e più confusionario. Ciò però può essere un buon esercizio per imparare a concentrare l'attenzione in modo più selettivo

Il rumore è un'interferenza acustica che va a disturbare i nostri processi cogntivi (vi siete mai trovate ad abbassare il volume della radio quando state facendo una manovra in auto?); la situazione si complica quando questi fastidiosi stimoli esterni vanno a coinvolgere anche la sfera emotiva personale, come nel caso di grida o pianti di bambini.

 

Proprio degli strazianti vagiti neonatali si è occupato uno studio dell'Università di Toronto, il quale si è soffermato sull'osservazione degli effetti che questi pianti comportano nel sistema cerebrale di un adulto.

 

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LO STUDIO

 

Ad un campione di adulti è stato dunque chiesto di svolgere semplici attività (come ad esempio identificare i colori di una parola stampante senza badare al significto) cercando di ignorare i pianti dei bambini che venivano trasmessi nella stanza. Ad altri invece, è stato sottoposto il medesimo compito ma durante l'ascolto di risa e versetti di piacere.

 

L'attività neurale veniva nel frattempo monitorata tramite un'elettroencefalografia.

 

Da ciò che ne è emerso, chi aveva udito il pianto durante tutto l'esperimento, era più lento, prestava meno attenzione e provava maggiormente un "conflitto cognitivo" nel cervello (effetto che rallenta i processi decisionali) rispetto a coloro che avevano ascoltato le risate.

 

Secondo il dottor David Haley, co-autore della ricerca, ciò potrebbe «insegnare ai genitori come focalizzare la propria attenzione in modo più selettivo».

 

«È questa flessibilità cognitiva -continua Haley - che permette ai gentori di intercambrasi tra il rispondere ai malesseri del bebè e lo svolgere le atre attività delle loro vite, il che, paradossalmente, potrebbe significare ignorare momentaneamente il piccolo»

 

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FONTE: Corriere.it , University of Toronto