Pianto del neonato

Tranquille in gravidanza e alla nascita del neonato? Il bebè piangerà meno

Di Irene Privitera
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31 Luglio 2014
Uno studio condotto all'università di Dresden su quasi 300 donne rivela la connessione fra i disturbi d'ansia durante i 9 mesi e il pianto prolungato del neonato. Al contrario, un attaccamento sicuro e una mamma che non va subito in ansia favoriscono uno sviluppo più armonico del bambino.
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Se il bimbo piange tanto nei primi mesi di vita potrebbe essere colpa dell'umore della mamma. Gli stati d'ansia, anche durante la gravidanza, influenzerebbero la serenità del bambino, portandolo a piangere in maniera prolungata per due, tre ore al giorno. È questo il risultato di uno studio condotto all'università di Dresden da Johanna Petzoldt. 

 

"Lo studio conferma ciò che nella pratica clinica vediamo da sempre – commenta Simonetta Gentile, Responsabile di Psicologia Clinica dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma – Il comportamento del bambino dipende molto dallo stile di attaccamento che si genera con la mamma, quindi è chiaro che un attaccamento sicuro e una mamma che non va subito in ansia favoriscono uno sviluppo più armonico del bambino e il piccolo diventa più resiliente". (leggi anche: stress, anche i neonati ne soffrono al risveglio)

 

La ricercatrice Johanna Petzoldt, che dal 2011 si occupa di disturbi d'ansia in maternità, ha coinvolto quasi 300 donne, seguendole dall'inizio della gravidanza fino al momento del parto, ricontattandole successivamente in altri due momenti: quando il piccolo aveva compiuto 4 mesi e, infine, al raggiungimento dei 16 mesi

 

Le gestanti sono state sottoposte a questionari durante i nove mesi di gravidanza e dopo il parto, al fine di individuare disturbi d'ansia o depressivi. Nella seconda fase le donne sono state interrogate invece sulla frequenza del pianto dei propri figli, considerando un pianto eccessivo quello che si prolunga fino a tre ore al giorno per più giorni.  Dalle risposte è emersa una netta correlazione tra disturbi d'ansia in gestazione e probabilità di pianto eccessivo del bebè.

 

"Purtroppo oggi la donna è presa dal lavoro e con lo sfaldamento della famiglia allargata di un tempo, ha perso il supporto che prima veniva offerto da mamme e nonne che potevano dare dei consigli – aggiunge Simonetta Gentile – Adesso c'è un clima di precarietà che circonda le giovani famiglie, questo non aiuta la coppia ad affrontare serenamente l'arrivo di un figlio ma non mancano i servizi dedicati a gestanti e giovani coppie”.

 

 

Stress in gravidanza? Altri studi negano la relazione

 

Accanto a questo studio, però, c’è un’altra mole di studi altrettanto seri che invece nega una relazione tra stress, ansia ed esiti avversi della gravidanza, facendo notare in particolare come sia impossibile una misurazione oggettiva dei livelli di stress, nella mamma e, a maggior ragione, nel feto”.

 

In attesa di conferme o smentite convalidate da evidenze scientifiche, Rosanna Apa, professore associato presso l’Istituto di Ginecologia-ostetricia dell’Università Cattolica S. Cuore di Roma, afferma che cercare di star tranquille e di prendere con più filosofia le avversità quotidiane della vita fa senz’altro bene, soprattutto in gravidanza.

 

“Durante i nove mesi tra mamma e bambino si stabiliscono rapporti che oltre alla sfera fisica coinvolgono sicuramente anche la sfera emotiva” sottolinea la ginecologa: “la mamma nutre il feto non solo con il suo sangue ma anche con i suoi neurormoni, che trasmettono le emozioni da mamma a bambino, anche se attualmente non è possibile dosarli”. (leggi l'articolo: stress in gravidanza)