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Adiponecrosi sottocutanea nel neonato

di Simona Regina - 29.04.2022 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Che fare in caso di noduli sottocutanei violacei che al tatto fanno male? L'adiponecrosi sottocutanea del neonato: diagnosi, complicanze, terapia

In questo articolo

Che cos'è l'adiponecrosi sottocutanea del neonato

La diagnosi

Le complicanze

La terapia

Adiponecrosi sottocutanea nel neonato

L'adiponecrosi sottocutanea del neonato è una condizione caratterizzata dalla comparsa di noduli sottocutanei di consistenza dura, almeno inizialmente, di colorito violaceo, per lo più su dorso, glutei e guance.  A volte si infiammano e allora possono essere dolenti alla palpazione e l'uso di analgesici può dare sollievo.

Non ne è ancora ben chiara l'origine, ma alcuni fattori possono predisporre la comparsa di questi noduli sottocute: "per esempio, lo stress perinatale, come l'asfissia, oppure il diabete, l'ipertensione e l'ipertiroidismo materni" spiega Andrea Diociaiuti, responsabile del Centro delle dermatosi croniche e complesse genodermatosi del Bambino Gesù.

Tipicamente, l'adiponecrosi sottocutanea esordisce nelle prime settimane di vita, e riguarda per lo più neonati nati a termine che hanno sofferto durante il travaglio o durante il parto e sono andati incontro a una riduzione dell'ossigeno nel sangue. Il trattamento d'ipotermia terapeutica cui vengono sottoposti in questi casi sembra possa concorrere all'insorgenza dei noduli sottocutanei, perché il tessuto adiposo dei neonati cristallizza più facilmente alle basse temperature. In altre parole, come spiega Diociaiuti, "riguarda bambini solitamente già ricoverati in neonatologia, per esempio per stress respiratorio alla nascita, che successivamente manisfetano necrosi del sottocutaneo".

Diagnosi

La diagnosi di adiponecrosi sottocutanea è essenzialmente clinica. Ovvero è il frutto della valutazione pediatrica.

"Solo in casi dubbi può essere utile l'ecografia del tessuto adiposo sottocutaneo" spiega Andrea Diociaiuti. Oppure, come illustrato nell'ambito del XXVI Congresso Nazionale della Società italiana di neonatologia, a supporto della diagnosi si può ricorrere all'esame bioptico delle lesioni - in altre parole, si esegue una biopsia cutanea - per escludere lo sclerema neonatorum - che è una rara e grave malattia cronica caratterizzata da infiammazione del tessuto sottocutaneo.

Complicanze

L'adiponecrosi è una condizione prevalentemente benigna, ma alcune complicanze possono peggiorare il quadro clinico. "A livello locale per esempio le lesioni possono andare incontro a ulcerazione e diventare dolorose".

Tra le complicanze sistemiche invece, "la più frequente è l'ipercalcemia che può essere asintomatica o manifestarsi con irritabilità, ipotonia, vomito, diarrea". Nei casi più severi può determinare un eccesso di calcio depositato nei reni e conseguente nefrocalcionosi. "Convulsioni, arresto cardiaco, insufficienza renale sono le manifestazioni più gravi ma molto rare". Per questo è comunque importante un attento monitoraggio dei valori di calcemia.

Terapia

La prognosi dell'adiponecrosi è generalmente buona, in quanto le lesioni tendono a crescere nelle prime settimane ma si risolvono spontaneamente nel giro di alcune settimane o al massimo alcuni mesi. "Normalmente meno si toccano meglio è" rassicura Diociaiuti, puntualizzando che "si interviene in caso di ulcerazione, se cioè si formano delle ferite, se la pelle si apre: allora è opportuno medicare. E in caso di infiammazione e conseguente dolore alla palpazione può essere necessario un trattamento con analgesici".

"In alcuni casi l'ipercalcemia può essere trattata con l'idratazione: diluendo cioé con delle flebo il sangue per ridurre il livello di calcio" conclude lo specialista dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Che lascia alle mamme e ai papà un messaggio rassicurante: "non bisogna spaventarsi: i casi gravi sono straordinari, rarissimi. In ogni caso i neonati sono sotto controllo medico nei reparti di neonatologia".

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