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Psiche: come affrontare nel modo migliore il post partum

di Sara De Giorgi - 08.04.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Quali sono le difficoltà che una donna deve affrontare dopo il parto? Il libro I miei primi 40 giorni da mamma (Erickson Edizioni) , scritto dall'americana Cheryl R. Zauderer, offre una panoramica generale su tutti gli aspetti del post partum: dagli stravolgimenti fisici a quelli emotivi, dall'allattamento all'alimentazione, dalla sessualità ai disturbi del tono dell'umore. Abbiamo intervistato la curatrice del libro, la dottoressa Rosa Maria Quatraro, che ci ha offerto alcuni suggerimenti sulle sfide che una donna deve affrontare nei suoi primi 40 giorni da mamma.

Si dice che il momento in cui si torna a casa con un neonato è il più straordinario nella vita di una coppia. Però, non si parla molto delle difficoltà e delle incertezze che la neomamma dovrà affrontare dopo il parto. Il libro I miei primi 40 giorni da mamma (Erickson Edizioni), scritto da Cheryl R. Zauderer, offre una panoramica generale su tutti gli aspetti del post partum: dagli stravolgimenti fisici a quelli emotivi, dall'allattamento all'alimentazione, dalla sessualità ai disturbi del tono dell'umore.

L'autrice americana, Cheryl R. Zauderer, è infermiera qualificata in ambito psichiatrico ed ex infermiera-ostetrica (Psychiatric Mental Health Nurse Practitioner and former Nurse-Midwife) ed è attualmente Preside Associato presso l'Hunter College di New York City.

Abbiamo intervistato Rosa Maria Quatraro, curatrice, insieme a Pietro Grussu dell'edizione italiana del libro, e psicologa psicoterapeuta e specialista in Psicologia clinica. La dottoressa Quatraro svolge attività clinica, di ricerca e di formazione nell'ambito della psicologia e della psicopatologia perinatale ed è Segretario della Società Marcé Italiana per la Salute Mentale Perinatale, membro di International Marcé Society e Responsabile clinico di Maternità in difficoltà. Le abbiamo chiesto di parlarci del libro della Zauderer e di darci alcuni suggerimenti sulle sfide che una donna deve affrontare nei suoi primi 40 giorni da mamma. 

Perché i 40 giorni dopo il parto

La dottoressa Quatraro ci ha raccontato che l'idea di tradurre e pubblicare in Italia questo libro nasce dall'esperienza quotidiana accanto a donne in gravidanza e post parto.

«Come psicologa e psicoterapeuta che lavora da 20 anni presso un reparto ospedaliero di Ostetricia e Ginecologia e privatamente presso il Centro Maternità in difficoltà, ho l'opportunità di toccare con mano le luci e le ombre che caratterizzano questa fase di transizione centrale nella vita di donne e uomini. La sensazione di solitudine, di scarso supporto e comprensione che le donne vivono dopo il parto nel nostro contesto sociale rappresentano un fattore da guardare con molta attenzione. Anche la letteratura internazionale oramai ci dice che il supporto sociale percepito è un fattore di rischio importante per l'insorgere di disturbi emotivi postnatali.

Poca è ancora la coscienza sociale di quanto questi famosi 40 giorni post partum, che in passato erano considerati come un momento in cui la madre aveva bisogno di essere accudita per poter accudire il suo bambino, siano un momento difficile. Questa fase è caratterizzata da sbalzi d'umore fisiologici (il famoso maternity blues), da stanchezza, senso a tratti di irrealtà, possibile difficoltà a prendersi cura di sé e del bambino.

L'immagine sociale di una maternità ideale e idealizzata dalle stesse donne nel post partum si scontra con la realtà di un corpo che non è più come prima, di un allattamento che spesso non è così semplice come viene presentato, di un bambino con il quale non è detto che sia amore a prima vista, con la stanchezza fisica e mentale. A ciò si aggiunge che spesso il compagno fatica a comprendere le esigenze di supporto e contenimento di cui le neomamme hanno bisogno.

Questo libro ci mostra il post parto nudo e crudo come è, con i suoi aspetti belli, ma con le piccole grandi difficoltà che la donna può incontrare. Dà inoltre delle risorse informative importanti e delle risposte a molte domande che la donna può porsi, con uno stile immediato, caldo e sensibile, con un linguaggio che parla al cuore delle donne attraverso informazioni precise ed attendibili sui differenti aspetti che caratterizzano il postparto».

Cosa accade al cervello di una donna dopo la nascita di un bambino?

«La maternità modifica profondamente il modo di pensare e di sentire delle donne. Già a partire dalla gravidanza avvengono trasformazioni che riguardano alcune aree di sostanza grigia che sono implicate nella capacità di capire gli stati mentali altrui e di prevederli. In sostanza, le mamme acquisiscono, probabilmente per sempre, un cervello specializzato nelle abilità di accudimento. In questo è di grande aiuto la produzione da parte dell'ipotalamo dell'ossitocina.

Questo ormone, chiamato anche ormone dell'amore svolge una funzione non solo nella gravidanza e nel periodo post partum, ma anche in altri aspetti della vita relazionale. Oltre ad essere responsabile dell'inizio delle contrazioni del travaglio e della secrezione-produzione del latte durante l'allattamento al seno, si ritiene che sia responsabile anche di altri aspetti del comportamento, come quelli associati all'attaccamento, alle relazioni amorose, alla libido e alla soddisfazione sessuale.

Inoltre nel postparto si è visto un prevalere dell'attivazione della parte destra del cervello che è quella fortemente implicata nello stabilirsi dei legami affettivi e dell'attaccamento. Zauderer, autrice del libro, parla in proposito della cosiddetta "mamnesia", ovvero una situazione in cui la donna si sente meno concentrata, si dimentica facilmente le cose, può sentirsi a momenti confusa e può sentirsi in difficoltà nel prendere decisioni anche banali. Questo deficit di memoria e concentrazione ha a che fare con il prevalere della parte destra del cervello che è fortemente implicato nel legame affettivo, e nell'attaccamento».

Post partum ed eventuali disturbi dell’umore: come affrontarli?

«Il post partum è un momento potenzialmente stressante, tante sono le sollecitazioni, sia esterne che interne. Possono emergere ansie e paure rispetto al bambino e al suo accudimento, rispetto all'allattamento e alla propria capacità di essere una buona madre. Lo stress del postpartum va affrontato procurandosi aiuto pratico e supporto emotivo adeguato ed eventualmente chiedendo aiuto ad un professionista psicologo psicoterapeuta con una formazione specifica in psicologia e psicopatologia perinatale.

È importante capire quando chiedere aiuto e non attendere tempi troppo lunghi: se l'ansia o gli sbalzi d'umore durano più di 2 settimane ed invece che migliorare tendono a peggiorare è opportuno chiedere aiuto. Questo per evitare che la risposta allo stress non si trasformi in un vero e proprio disturbo d'ansia o depressivo. Più a rischio e più vulnerabili sono le donne che hanno sofferto di ansia e/o depressione in gravidanza, che hanno avuto una precedente depressione postparto o disturbi emotivi o psichiatrici precedenti la gravidanza, o che hanno familiarità per questi disturbi.

Inoltre va considerato che la cosiddetta depressione postpartum è nella maggior parte delle volte una depressione "agitata", ovvero con forte componente ansiosa. Spaventano molto sia le donne che chi le circonda i pensieri relativi al far del male al bambino o che al bambino possa accadere qualche cosa di brutto (possa cadere, soffocarsi mentre dorme ecc). Questi pensieri negativi creano molta ansia, ma per la maggior parte delle donne come arrivano poi se ne vanno spontaneamente, sono piuttosto frequenti nel postparto.

Quello che deve essere osservato con attenzione è la loro intensità e durata, ma anche la loro intrusività, pervasività e persistenza. Quando la mamma perde di spontaneità, è sempre angosciata e preoccupata e l'ansia non le dà tregua, neppure di notte, il sonno può diventare molto disturbato e scarso in termini di ore dormite... in questi casi è importante rivolgersi al proprio medico per un invio, a seconda della gravità, ad un professionista esperto di psicologia o psicopatologia perinatale che valuterà se è sufficiente la psicoterapia o se servono anche dei farmaci».

Consigli per aiutare le mamme ad affrontare nel modo migliore il periodo del post parto

  1. Ridimensionare le proprie aspettative. «Spesso le donne hanno aspettative irrealistiche rispetto al post partum, al bambino e a se stesse, possono essere molto controllanti in una fase dove spesso tutto è "fuori controllo". È importante quindi prepararsi già da prima, durante la gravidanza, lavorando su di sé ed affrontando grazie a percorsi specifici di preparazione alla genitorialità, le proprie paure, le aspettative, i dubbi. A questi aspetti viene dato uno spazio relativo in gravidanza perché tutto si concentra sul parto. È importante invece potersi preparare e confrontare con il proprio compagno e in gruppo su ciò che sta cambiando, sulle proprie aspettative e timori».
  2. Procurarsi tutto il supporto di cui si ha bisogno. «È importante nel post partum avere un supporto emotivo e pratico adeguato: chiedete l'aiuto di cui avete bisogno, dall'aiuto di professionisti esperti (osteriche, consulenti allattamento, psicologo esperto in psicologia perinatale) se vi sentite in difficoltà, ma anche un aiuto concreto di qualcuno che vi rifornisca di provviste da mettere nel freezer, o che vi tenga il bambino mentre vi rilassate, facendo una doccia, o mentre fate un sonnellino ristoratore dopo una notte difficile».
  3. Non è il momento di fare contenti gli altri. «Viene prima il vostro benessere e quello della vostra famiglia, per cui evitate continue visite di parenti ed amici, spesso sono fonte di tensioni sia per la mamma che per il bambino».
  4. Via i sensi di colpa. «Sono le sport preferito delle mamme, che si ritengono spesso le uniche responsabili di qualsiasi cosa accada al bambino, così come di qualsiasi difficoltà possa sopraggiungere (dall'allattamento al seno, alle difficoltà di coppia, alle eventuali difficoltà con se stesse)».
  5. Non chiedete troppo a voi stesse. «Nel post partum è normale avere la casa in disordine, faticare a farsi una doccia, non riuscire ad organizzare una cena decente se non quella che esce dal freezer, non avere nessun desiderio di fare l'amore con il proprio compagno, avere a momenti il desiderio di evadere, fuggire, sentirsi frastornate e confuse. Questo è il periodo post partum, per l'appunto è un periodo che poi passa, evolverete da questa situazione lentamente con i vostri tempi e troverete nuovi equilibri».
  6. Non sottovalutate come vi sentite. «Non aspettate che il vostro disagio si trasformi in sintomi, o sofferenza e angoscia acuta. Ricordatevi che prevenire è meglio che curare. Gli sbalzi d'umore, la labilità emotiva e l'ansia nel periodo perinatale possono essere normali, ma se vi sentite tristi, angosciate, ansiose, se avete pensieri che vi preoccupano o che assillano tanto da procurarvi ansia, evitamento, insonnia, e se questa condizione permane inalterata nel tempo per più di due settimane, parlatene con il vostro compagno, e rivolgetevi ad un professionista esperto di psicologia clinica e psicopatologia perinatale. È possibile che ciò sia dovuto ad un momento di stress reattivo ad eventi specifici o ai cambiamenti della maternità, ma potrebbe anche essere l'inizio di una difficoltà più importante che può, se trascurata, sfociare in un disturbo emotivo perinatale».
  7. Tra mamma e bambino non è sempre amore a prima vista. «Non siete in un film, né siete quelle delle foto pubblicitarie… siete mamme reali in carne ed ossa e come tali siete soggette alle vicissitudini tempestose degli affetti e degli ormoni. Per alcune la gravidanza e/o il post parto si configurano come un momento magico, ma per altre l'esperienza è ben diversa. Ci possono essere sentimenti contrastanti sia verso la gravidanza che verso il bambino. Spesso si tratta della sana ambivalenza che caratterizza ogni rapporto affettivo. Ma se vi sembra di avere un rifiuto per il bimbo, vi sentite confuse dai sentimenti di rifiuto che a tratti provate verso vostro figlio, se avete paura di poter fare dei gesti inconsulti, parlatene con il vostro compagno, con chi sentite che non vi giudica. Ma, se non vi sentite meglio, non esitate a contattare un professionista esperto di psicologia clinica e psicopatologia perinatale. Vi potrà aiutare a capire di che aiuto avete bisogno e a rimettere ordine nel groviglio dei vostri affetti e delle vostre paure».
Primi 40 giorni da mamma

CHERYL R. ZAUDERER, "I miei primi 40 giorni da mamma", Erickson Edizioni

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