DOPO IL PARTO

Mamme con la Sclerosi Multipla: le sfide nel primo anno di vita del bambino

Di Alice Dutto
mammesclerosimultipla
28 Maggio 2019
Il post partum è uno dei momenti più delicati per le neo-mamme, comprese quelle affette da Sclerosi Multipla. Ecco perché è fondamentale che siano seguite da un team di professionisti preparati sul tema, in grado di supportarle in questa meravigliosa avventura
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«Per anni le donne affette da Sclerosi Multipla venivano scoraggiate ad avere un bambino, perché non si conoscevano bene le interazioni tra la gravidanza e il decorso della malattia – spiega Gerola Marfia, responsabile dell’unità operativa Sclerosi Multipla al Policlinico Tor Vergata di Roma –. Le cose sono cambiate grazie a uno studio pubblicato nel 1998 sulla rivista scientifica New England Journal of Medicine, in cui si evidenziava che la gravidanza non compromette il decorso della malattia».
 

 

Anzi, in gravidanza e in particolare durante il terzo trimestre i sintomi e le ricadute tendono a ridursi; uno stato di benessere che però termina dopo il parto. «L'attività infiammatoria riprende pochi mesi dopo la nascita del bambino e questo è uno dei fattori che suscita maggiori ansie e timori nelle donne». 
 

Dopo il parto, la fase più difficile

Il momento più complicato è quello del post partum, «Quando si torna a casa bisogna organizzare una nuova vita a misura di bambino e le neo-mamme possono sentirsi spaventate e sviluppare un senso di inadeguatezza. È importante però ricordare loro che sono sensazioni comuni a tutte le donne che si trovano in questa situazione e che quindi non sono sole». 

Più delicato è invece il tema dell'allattamento: «In alcuni casi, dopo il parto le pazienti devono riprendere subito la terapia per tenere sotto controllo la malattia e stare bene - sottolinea la dottoressa -. I farmaci che assumono sono incompatibili con l'allattamento al seno, che quindi devono sospendere». 

Se, invece, il rischio di ricadute è meno importante, perché la malattia è meno aggressiva, «allora si può proseguire l'allattamento e riprendere successivamente la terapia farmacologica. È importante però che questa sia una decisione presa insieme ai medici e non in autonomia».
 

Che cos'è la Sclerosi Multipla


In Italia la SM colpisce circa 118.000 persone in Italia e ogni anno ci sono circa 3.400 nuovi casi.

Si tratta di una malattia infiammatoria cronica e progressiva del sistema nervoso che colpisce in prevalenza le donne e che, nella maggior parte dei casi, viene diagnosticata tra i 20 e i 40 anni. Nel nostro Paese sono quasi 80mila le donne in queste condizioni.

 

Le principali difficoltà

«Ogni situazione è a sé, ma generalmente si può dire che, grazie ai farmaci, la maggior parte delle donne affette da SM riesca a condurre una vita normale, senza particolari problemi, anche nel nuovo ruolo di mamma. Diversa è la situazione se si è in presenza di un'effettiva disabilità: lì le paure e le difficoltà possono aumentare».

 

In ogni caso, «è fondamentale il supporto da parte del contesto familiare e relazionale. Ogni mamma, in particolare se con Sclerosi Multipla, deve pianificare già da prima della gravidanza il suo percorso verso la maternità. In questo senso è importante il sostegno di un team multidisciplinare medico e non medico, che possa supportare la donna nella gestione della malattia e del nuovo nato».
 

Il progetto SMamma

 

Proprio per aiutare le donne affette da Sclerosi Multipla ad affrontare la maternità il Policlinico Tor Vergata di Roma ha aperto nel 2016 l'ambulatorio SMamma. In questo luogo le pazienti vengono aiutate a vivere la gravidanza libere dai timori della malattia grazie a una rete multidisciplinare composta da neurologi, infermieri, ginecologi, ostetriche, immunologi e psicologi specializzati.

«Sono circa 80 le donne attualmente seguite dall’ambulatorio in tutte le fasi della gravidanza mediante un programma standardizzato di visite neurologiche ed esami diagnostici pensato per accompagnarle dal pre-concepimento per la programmazione della gravidanza, in gravidanza e nel post partum e proseguendo fino al primo anno di vita del bambino» sottolinea la dottoressa Marfia.