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L'impatto del lockdown sulla nascita di bambini prematuri, cosa sappiamo

di Elena Cioppi - 12.11.2020 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Bambini prematuri e lockdown, che correlazione esiste tra la nascita di bambini prematuri e le restrizioni del Covid-19? Facciamo il punto.

A pochi giorni dal 17 novembre Giornata Mondiale del prematuro, si è aperto un nuovo scenario rispetto a una ricerca pubblicata su The Lancet Public Health aggiornata a novembre 2020 e legata alla minore incidenza della nascita di neonati pretermine nel periodo subito successivo al primo lockdown legato alla diffusione della pandemia di Covid-19. Secondo la ricerca effettuata in Irlanda e Danimarca, gli effetti indiretti su bambini prematuri e lockdown sono stati positivi, almeno nelle aree analizzate: i bambini prematuri sono stati di meno, soprattutto nel primo mese di lockdown, a marzo 2020. 

Ma cosa vuol dire essere prematuri oggi, come interpretare questo dato e come può diventare un supporto alla prevenzione dei parti pre-termine?

Bambini prematuri e lockdown, cosa dice lo studio pubblicato da The Lancet

Cosa dice lo studio di The Lancet

The Lancet ha riportato lo studio dei ricercatori danesi e irlandesi, che hanno notato sul campo e nelle rispettive nazioni un'incidenza minore di parti prematuri nel periodo subito successivo al primo lockdown. I dati arrivano dal programma nazionale di screening neonatale dei due paesi, che, incrociati tra di loro, hanno fornito un quadro incoraggiante. Il Dr. Jasper Been, neonatologo dell'Erasmus Medical Center di Rotterdam, ha confermato che la riduzione di parti pretermine dopo la chiusura nazionale si è ridotta dal 15% al 23% soprattutto nel primo periodo del lockdown primaverile, entro la fine di marzo 2020.

A cosa è dovuto il calo delle nascite di bambini prematuri

Secondo gli esperti che hanno pubblicato lo studio legato a Covid-19 e prematurità, il dato riguarda in particolare le mamme non malate di coronavirus. Tra i fattori che presumibilmente hanno ridotto l'incidenza secondo l'interpretazione degli analisti ci sono:

  • minore stress delle mamme
  • diffusione dello smartworking, che ha ridotto i livelli di burnout 

Sebbene le cause della prematurità si muovano su un range molto più ampio che ha anche a che fare con patologie della mamma in gravidanza (preeclampsia, diabete gestazionale ecc), anomalie anatomiche al collo dell'utero, anomalie del feto e familiarità tra le altre cose, in realtà anche lo stile di vita materno ha un impatto.

La ricerca di The Lancet apre un dibattito sui fattori di rischio relativi alla nascita di bambini prematuri, ma non dà una risposta a 360 gradi sulla situazione dei reparti di neonatologia sparsi per il globo. Non ci sono cioè evidenze sul trend del dato perché non sono stati ancora attuati degli screening massivi, che possano concretamente confermare che il lockdown, su base globale, abbia avuto degli effetti sulla salute della mamma e sul suo benessere mentale, tanto da aver abbassato le sue possibilità di avere un bambino prima del tempo.

Gli altri studi su natalità e Covid-19

Come riporta il report su Nascite e Covid-19 condotto dall'Istituito dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) le donne incinte ai tempo della pandemia hanno subito notevoli contraccolpi, ma non tutti in risposta hanno restituito indietro dati negativi. Ad esempio secondo il report il numero di bambini nati positivi al Covid-19 da madre positiva è incoraggiante: un'incidenza molto bassa, che si aggira sul 1,9%, secondo lo studio.

Ma quello pubblicato su The Lancet non è il solo studio effettuato per tenere memoria e creare una letteratura legata al tema bambini prematuri e lockdown, pandemia e, in generale, malattia da coronavirus e natalità. Gli stessi esperti che hanno pubblicato i dati relativi a una minore incidenza della nascita di bambini prematuri in Danimarca e Irlanda non hanno negato che il risvolto della medaglia di questo periodo è invece un numero alto di bambini nati morti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo (ma, purtroppo, non solo). I punti di vista da tenere in considerazione sono tantissimi e riguardano non solo la prematurità ma anche gli effetti del mancato controllo delle donne incinte nei mesi di chiusura totale, che, al contrario, secondo lo studio coordinato dal dottor Mario De Curtis dell'università Sapienza di Roma pubblicato da Archives Disease in Childhood, ha esponenzialmente aumentato il dato dei bambini nati morti alla nascita negli ospedali della Capitale. Un dato confermato anche da uno studio sulle donne del Nepal (sempre pubblicato da The Lancet) e in India.

Questi studi incrociano delle informazioni allarmanti: durante i mesi di lockdown infatti molte donne non si sarebbero recate a fare i controlli necessari per verificare lo stato di salute di mamme e bambino, per paura di contrarre il Covid-19.

Altri autori di questo studio hanno effettivamente confermato la minore incidenza di parti prematuri rispetto allo stesso periodo considerato nel 2019, con un collegamento alle migliori condizioni di vita della mamma in attesa durante il lockdown e il riposo forzato. Le evidenze scientifiche, sebbene ancora su una strada in salita, puntano a capire se ci possa essere un modo per prevenire i parti pretermine a partire da questo tipo di analisi.

Fonti per questo articolo: "Impact of COVID-19 mitigation measures on the incidence of preterm birth: a national quasi-experimental study"; "COVID-19 outbreak and decreased hospitalisation of pregnant women in labour"; "Effect of the COVID-19 pandemic response on intrapartum care, stillbirth, and neonatal mortality outcomes in Nepal: a prospective observational study"; 

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