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Come affrontare un parto prematuro

di Zelia Pastore - 27.01.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Non colpevolizzarsi, essere presenti nella vita del neonato da attori e non da spettatori, farsi guidare dal personale della terapia intensiva neonatale: I consigli di due esperti per come affrontare un parto prematuro

Come affrontare un parto prematuro

Nicole è una giovane mamma di 26 anni che vive in un paesino accanto a Bruxelles. A 22 settimane di gravidanza decide di concedersi un viaggio in Italia con suo marito Allan: dopo aver ricevuto il nulla osta del ginecologo, prendono l'aereo e atterrano a Roma. Hanno già un bimbo, Mark, che lasciano ai nonni per qualche giorno. Nicole gode di ottima salute e la gravidanza sta andando benissimo. Dopo un giro ai Fori Imperiali in una bella giornata di sole, la situazione precipita: iniziano le contrazioni e solo il ricovero in ambulanza all'Umberto I permette al piccolo Steve di nascere, vivo, a 23 settimane di gestazione. Al momento della nascita il piccolo pesava 600 grammi ed era lungo 23 cm.

La storia della nascita prematura di Steve e dei suoi genitori, dall'eloquente titolo "Lieto fine", è una di quelle che vengono raccontate nel libro "Piccoli piccoli - Storie di neonati nell'Italia di oggi" (Laterza), il volume scritto da professor Mario De Curtis e alla dott ssa Sarah Gangi. Racconti di vita reale sorprendenti e intensi che ci insegnano con quanto coraggio e amore madri, padri, medici e infermieri affrontino la sfida di accogliere ogni nuova vita, anche in condizioni difficili, in un reparto di terapia intensiva neonatale. Nei capitoli che compongono il libro ogni singola storia diventa l'occasione per un approfondimento medico e per una riflessione sulle problematiche di ordine umano, sociale, bioetico e legislativo.

A partire dalla vicenda del piccolo Steve, assieme ai due esperti capiamo insieme come affrontare al meglio possibile la nascita di un bambino prematuro.

(I proventi delle vendite del libro "Piccoli piccoli - Storie di neonati nell'Italia di oggi" andranno alla terapia intensiva neonatale del Policlinico Umberto Primo di Roma).

In questo articolo

Ascolta anche il podcast con la riposta della dott.ssa Sarah Gangi alla domanda: come affrontare un parto prematuro?

Da che settimana un parto è considerato prematuro?

"I nati pretermine sono i bambini che vengono al mondo prima di 37 settimane di età gestazionale sulle 40 totali" spiega il professor Mario De Curtis . "Rappresentano circa il 7% di tutti i nati in Italia: siamo attorno ai 30-35mila neonati ogni anno. I nati pretermine non sono tutti uguali: i più "delicati" sono quelli che nascono con una età gestazionale molto bassa, ad esempio chi nasce con peso inferiore a 1500 g. Costituiscono solo l'1% della categoria, ma contribuiscono alla metà delle statistiche di mortalità infantile".

Che caratteristiche può presentare un neonato prematuro?

"I bimbi nati pretermine non hanno completato la maturazione di tutti gli organi. Per questo motivo vanno incontro ad una serie di complicanze che dipendono dall'età gestazionale: più prematuramente nascono, maggiore è rischio il di avere qualche apparato che non funziona regolarmente. Molti neonati pretermine e soprattutto quelli estremamente pretermine, ovvero quelli nati prima delle 25 settimane, come Steve, spesso devono essere sottoposti a ventilazione meccanica per via della grave insufficienza respiratoria ed è necessario un monitoraggio continuo delle loro funzioni vitali, che viene realizzato con sensori posti sulla cute del bambini. Spesso devono essere nutriti per via venosa: viene loro introdotto un piccolo cateterino nel braccio, attraverso il quale vengono infuse le sostanze nutrienti. Hanno vasi sanguigni molto delicati che li espongono al rischio di emorragie cerebrali e un sistema immunitario poco sviluppato che facilita le infezioni, talora molto gravi: per questo vanno sorvegliati con grande cura, perché potrebbero sviluppare anche alterazioni neurologiche in grado di compromettere il successivo sviluppo. In Italia per fortuna l'assistenza a questi bambini e le loro famiglie è molto buona: molti centri italiani sono un'eccellenza e possono sostenere il paragone con altri centri d'eccellenza internazionali".

Ci sono delle linee guida nazionali su come curare i neonati prematuri?

"Certamente, il problema è che l'organizzazione sanitaria varia molto da regione a regione e i tagli alla sanità pubblica hanno influito molto su questa. Un aspetto però che deve rassicurare i genitori Italiani è che da noi anche i bambini sotto le 25 settimane vengono curati con la massima attenzione, sempre evitando l'accanimento terapeutico. In alcuni paesi come l'Olanda ad esempio a piccoli nati sotto la soglia delle 25 settimane vengono offerte solo cure palliative".

Quali possono essere le cause di un parto prematuro?

"Molto spesso sono ignote. Ma esistono senza dubbio fattori di rischio, come una precedente nascita pretermine, una gravidanza multipla (più della metà dei bambini gemelli sono prematuri) o delle anomalie anatomiche della donna, che spesso sono riscontrabili durante una visita ginecologica" illustra il professor De Curtis. "Altri fattori da considerare nelle cause della prematurità sono il fumo, l'uso di droghe, l'ipertensione o il diabete, l'eccessiva magrezza o l'obesità della donna e le infezioni delle vie genito-urinarie (diagnosticabili tramite urinocoltura). Non vanno sottovalutate le condizioni di stress o un eventuale trauma (la perdita di una persona cara, ad esempio)".

Una volta che si esce dall’ospedale e che i bambini rimangono a casa a tu per tu con il piccolo, come prendersene cura al meglio?

"Dipende molto dal grado di prematurità. Per esempio un bambino di 36 settimane può rimanere pochi giorni in ospedale, mentre un neonato di 24 settimane può stare in Tin anche 4-5 mesi. La cosa importante da fare è che i genitori inizino a prendersi già cura del bambino in ospedale, che siano informati sulla sua salute e che siano per quanto possibile parte attiva nel suo accudimento. Anche l'allattamento al seno gioca un ruolo fondamentale e per questo va incoraggiato in tutti i modi. Per quanto riguarda i controlli da fare dopo le dimissioni, anche questi variano da bambino a bambino. I più piccoli devono essere controllati più frequentemente per valutare nel tempo il loro sviluppo neurocomportamentale e per capire se sono necessari eventuali interventi, come per esempio sedute di fisioterapia. Una cosa importante da tener presente è ricorrere sempre all'età corretta quando si prendono in considerazione la crescita e altri parametri. Ad esempio, un bambino che nasce a 28 settimane non può essere paragonato in peso, altezza e sviluppo ad uno che è nato a 40. Questo va tenuto presente per il primo e il secondo anno di vita" conclude il professor de Curtis.

E sul piano psicologico, che consigli possiamo dare ai genitori che tornano a casa con il loro neonato in braccio dopo essere stati in Tin?

"A meno che i bambini non abbiano una situazione organica difficile e particolare, al rientro a casa è importante cominciare a vivere una situazione di normalità" chiarisce la dottoressa Sarah Gangi. "Ai genitori consiglio di sintonizzarsi sui bisogni del bambino, ma di ricordarsi che per i piccoli la cosa davvero importante è rispecchiarsi in uno sguardo amorevole: è importante che i genitori superino l'immagine del loro bambino come fragile e prematuro. I bambini si costruiscono l'identità soprattutto attraverso il modo in cui i genitori li guardano. Bisogna quindi lavorare su quello che è successo per potere costruire un nuovo modo di guardare ai propri bambini. Attenzione anche all'iper-stimolazione e all'ipo-stimolazione: ogni bimbo prematuro ha bisogno del suo programma personalizzato, i genitori non devono né sovrastarlo di attività per essere certi che recuperi tutte le tappe dello sviluppo, né al contrario non attivare le sue potenziali risorse".

“Non dovevo partire, non dovevamo pensare a divertirci: è colpa nostra, è colpa mia!”: nel libro vengono descritti momenti in cui la mamma di Steve si sente “responsabile” del parto pretermine per la sua scelta di andare in vacanza in Italia: il comportamento della madre può effettivamente influire sul parto pretermine?

"In ogni parto pretermine in qualche modo la sensazione della donna è quella di non essere stata in grado di proteggere il suo bambino e di averlo esposto così ad un ambiente inadatto e per questo potenzialmente pericoloso" continua la dottoressa Gangi. "Nella storia dal titolo "Lieto fine", la mamma di Steve non aveva fatto nulla per "causare" il parto prematuro: prima di partire aveva fatto gli esami di routine e il suo ginecologo le aveva dato il nulla osta. Il suo "sentirsi in colpa" era legato al fatto di aver ascoltato il desiderio di ricavarsi un tempo di relax per lei e per il marito prima di affrontare la nascita del secondo figlio. Non è certo il fatto di aver intrapreso un viaggio o di aver fatto lunghe camminate ad aver causato il parto prematuro. Sono altri i comportamenti che possono aumentare il rischio, quelli che il professor De Curtis ha illustrato prima. Il senso di colpa nelle mamme di bambini nati pretermine è molto frequente: bisogna capire che anche i genitori sono "prematuri", non solo il bambino, ovvero che sono diventati mamma e papà prima del periodo fisiologico previsto dalla natura per diventarlo. I nove mesi della gravidanza sono un tempo necessario: ogni mese serve a completare il percorso, non solo fisico ma anche psicologico della gestazione".

Come aiutare una mamma di un prematuro a gestire questi sensi di colpa?

"Dopo il parto prematuro la donna è sommersa, spesso sovrastata da una tempesta di emozioni che non sono sempre positive. Può succedere che il parto pretermine porti con sé anche un iniziale rifiuto del neonato e sentimenti ambivalenti che aumentano ancora di più il senso di colpa (potrebbero emergere pensieri come "ma come, è nato mio figlio e io ho paura di toccarlo?"). Il superamento di questi sentimenti richiede un processo di accettazione e integrazione, che porterà poi la madre a pensare che nonostante il rifiuto iniziale, lei è comunque in grado di amare il suo bambino".

Nel libro a pag 85 leggiamo: “Nei reparti di terapia intensiva bisogna prendersi cura non soltanto del neonato ma anche dei genitori travolti dalla nascita di un bambino prematuro o malato”: come ci si prende cura dei genitori nelle condizioni di Nicole e Allan?

"Il rifiuto e la paura sono fisiologici: come ho spiegato prima, i neonati pretermine non hanno completato il percorso di crescita e anche i loro genitori hanno avuto meno tempo per prepararsi a riceverli. I nove mesi servono alla mamma e al papà per prepararsi all'incontro con il loro figlio: con il parto prematuro questo percorso è interrotto in modo brusco e traumatico. E' inevitabile che la madre e il padre non riconoscano nel bimbo prematuro quel figlio immaginato che avevano sognato durante la gravidanza. Superare questa situazione da soli è impossibile: l'equipe che lavora in Tin è fondamentale nell'aiutare la coppia ad avvicinarsi ai loro piccoli. I professionisti del reparto dovrebbero comportarsi come una "grande madre" che li accompagna: i neonati sono protetti nell'incubatrice, ma anche i loro genitori vanno avvolti e protetti. Il contatto con il figlio nei reparti di Tin dovrebbe avvenire in modo graduale: madri e padri dovrebbero essere sollecitati a prendersi cura dei piccoli, aprire l'incubatrice, tenerli in braccio, alimentarli se possibile".

Che consigli possiamo dare ai genitori che si trovano ad avere un bimbo prematuro in TIN?

"Il consiglio che mi sento di dare ai genitori è "siate partecipi nella vita del vostro bambino da subito", il più possibile. E' un loro diritto stare accanto al proprio neonato, soprattutto nelle prime delicatissime settimane, e questo andrebbe fatto insieme. E' importante ad esempio che la coppia vada insieme agli appuntamenti con i medici. Spesso assistiamo a casi in cui il padre torna al lavoro e la mamma deve ricevere verdetti pesanti da affrontare senza il sostegno del compagno. E' inoltre molto importante che entrambi i genitori partecipino alle cure del bambino, dal cambio pannolino alla marsupioterapia, e se la mamma è in condizioni di tirarsi il latte lo consiglio sempre. Devono sentire di non essere degli spettatori passivi ma di essere determinanti nella situazione contingente. Per quanto riguarda il rapporto con i parenti, naturalmente dipende da famiglia a famiglia. Un suggerimento che posso dare è quello di non chiudersi ma permettere a chi vuole aiutare ed essere partecipe di farlo tramite mansioni come fare la spesa o di occuparsi delle incombenze quotidiane. Aprirsi e condividere alleggerisce sempre".

Gli intervistati

Gli autori del libro "Piccoli piccoli - Storie di neonati nell'Italia di oggi" (Laterza)

Mario De Curtis è professore ordinario di Pediatria presso la Facoltà di Medicina e Odontoiatria dell'Università di Roma La Sapienza, dove dirige l'Unità di Neonatologia e Terapia Intensiva neonatale nel Policlinico Umberto I. Oltre all'assistenza e alla ricerca scientifica nel campo della Neonatologia, è particolarmente coinvolto in varie tematiche sociali dell'area materno-infantile. Fa parte del Comitato nazionale per la bioetica, del Comitato etico dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e della Società Italiana di Pediatria.

 

Sarah Gangi, psicologa e psicoterapeuta specializzata in età evolutiva, è responsabile del servizio di psicologia dell'Unità di Neonatologia e Terapia Intensiva neonatale nel Policlinico Umberto I. Si occupa del supporto e dell'assistenza psicologica ai genitori dei neonati ricoverati e del personale dedicato.

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