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Fotoreportage dalla TIN: con la marsupioterapia ho iniziato a sentirmi mamma

di Sara De Giorgi - 13.02.2020 - Scrivici

marsupioterapia
Fonte: ©Anna Catalano
Amelia, 30 anni, è diventata mamma del piccolo Davide il 3 novembre 2019. Il bimbo, quando è venuto al mondo, pesava 700 grammi: sarebbe dovuto nascere il 18 febbraio 2020. Davide è, da quel giorno di novembre, in terapia intensiva neonatale - presso l'ospedale Umberto I di Roma - con i suoi genitori e in tre mesi ha fatto dei progressi incredibili, anche grazie alla marsupioterapia. Siamo stati in terapia intensiva neonatale con i genitori di Davide e con il piccolo.

Davide sarebbe dovuto nascere il 18 febbraio 2020. E invece è arrivato prima, il 3 novembre 2019, a 24 settimane più tre. Al momento del suo arrivo la sua mamma, Amelia, e il suo papà, Fabrizio, che risiedono a Cuneo, erano in vacanza a Roma, dai genitori di lui, per il ponte del primo novembre.

Il piccolo guerriero, quando è venuto al mondo, alle 18.55, pesava 700 grammi. Ed è, da quel giorno di novembre, in terapia intensiva neonatale con i suoi genitori. In tre mesi Davide ha fatto dei progressi incredibili, anche grazie alla marsupioterapia. 

Il bimbo è nato all'ospedale "Umberto I" di Roma e ad assistere Davide e la mamma ci sono state prima la Dottoressa Viviana Cardilli, neonatologa presso l'ospedale "Umberto I", e poi la psicologa Sarah Gangi, che ha seguito la mamma Amelia e il papà Fabrizio durante il loro percorso, non ancora terminato, nel reparto di terapia intensiva neonatale dell'ospedale. Il primario di neonatologia dell'ospedale è il Prof. Mario De Curtis, anche lui molto presente per la famiglia.

Anna Catalano, la nostra fotoreporter esperta di foto di parto, ha realizzato alcuni splendidi scatti alla famiglia del piccolo Davide nella terapia intensiva neonatale, immortalando istanti carichi di grande emozione. 

 
Quello di Amelia è l'ottavo fotoreportage dedicato al parto che pubblichiamo. A ottobre avevamo conosciuto Morena e la sua Celeste e a luglio avevano incontrato i gemellini Anna Laura e Fabio, a maggio avevamo assistito alla nascita dell'"anguilletta" Marta, nata in casa maternità a Roma. Lo scorso marzo avevamo raccontato la storia di Andrea e Chiara e la loro scelta di gestire il dolore del travaglio senza epidurale. A gennaio invece avevamo testimoniato il parto di Chiara e la sua scelta per l'epidurale. A dicembre Elena aveva dato alla luce due gemellini e noi eravamo lì, pronti a fotografarli. A novembre invece abbiamo assistito al parto di Pamela e alla sua gravidanza con un linfoma.
Marsupioterapia

Amelia e Davide durante la marsupioterapia.

Fonte: ©Anna Catalano

Il parto d'urgenza di Amelia e la nascita di Davide

«Mio marito è romano e durante la settimana dei santi avevamo deciso di venire a Roma a trovare i miei suoceri. Io ero incinta, andava tutto bene e avevo fatto anche una visita di scrupolo dalla ginecologa prima della partenza. Il 2 mattina, mentre dormivo, ho sentito delle perdite. Mi sono alzata subito e ho chiamato una conoscente di mia suocera, un'ostetrica, che ci ha consigliato di andare all'"Umberto I" per capire cosa fosse. Poteva essere un'inezia, così come poteva essere la rottura del sacco... cosa che poi è stata».

Arrivata in pronto soccorso, i medici hanno optato subito per il ricovero. Era a 24 settimane più quattro giorni. I dottori, in un primo momento, hanno fatto di tutto perché la gravidanza potesse proseguire, ma il giorno dopo, la sera del 3 novembre, dal momento che erano presenti segni di infezione ed era elevato il rischio di una setticemia, hanno necessariamente dovuto effettuare un taglio cesareo d'urgenza. Così è arrivato Davide.

«Se Davide oggi c'è, è grazie a tutti i medici del reparto e soprattutto alla Dr.ssa Cardilli, che è stata fantastica sia dal punto di vista umano sia dal punto di vista medico, molto accurata e tempestiva in tutto. Infatti, clinicamente ci sono state varie complicazioni di una certa gravità. Anche l'équipe di infermieri è stata fantastica, così come, in particolare, la psicologa della terapia intensiva neonatale, la Dr.ssa Gangi. Anche il primario, Prof. De Curtis, è stato molto presente e sempre disponibile ad ascoltarci. Tutta la neonatologia ci è stata vicina, a livello clinico e psicologico.

Per me è stata un'esperienza devastante, mi ha terrorizzato, ero disorientata. Nessuno è pronto per una cosa del genere». 

Marsupioterapia

Davide nell'incubatrice in terapia intensiva neonatale.

Fonte: ©Anna Catalano
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I medici e il piccolo Davide in terapia intensiva neonatale.

Fonte: ©Anna Catalano

L'esperienza in terapia intensiva neonatale e la marsupioterapia

Davide è arrivato il 3 novembre, più di tre mesi prima della data presunta del parto. Ora sta meglio, è in culla, beve dal biberon, respira da solo, come tutti gli altri piccoli.

«Siamo passati dall'incubatrice al lettino ed è stato un passaggio fondamentale. Importante è stata la marsupioterapia, che il piccolo ha iniziato già da novembre, portata avanti già nel periodo in cui era intubato. In particolare, finché ha avuto il tubo nella trachea, ha potuto farla sporadicamente. Dopo che sono stati tolti i vari tubi, ha iniziato, invece, a farla ogni giorno, ovviamente alla presenza del personale infermieristico che monitorava i suoi parametri», afferma la mamma.

Amelia spiega che nel momento in cui ha fatto la marsupioterapia è riuscita a sentirsi mamma. «La marsupioterapia è importante per il bambino, perché così sente il calore e l'odore della mamma, la riconosce. Ed è significativa per i genitori.

Per me è stato importante anche avere la famiglia vicino. Io sono ancora a Roma dai miei suoceri, che mi hanno sempre aiutato, così come i miei genitori mi sono sempre stati accanto. E la figura del papà è stata importante per il bimbo in questi mesi: anche Fabrizio, mio marito, ha fatto la marsupioterapia con Davide, esattamente come me.

Davide è il mio primo figlio. E ce l'ha fatta. Da quando è nato ha dovuto superare tanti ostacoli non semplici, ma ce l'ha fatta». 

Rilevante per Amelia è stato anche il supporto psicologico: la Dott.ssa Gangi l'ha aiutata molto ad affrontare la situazione, dandole dei consigli riguardo l'approccio al piccolo, che all'inizio sembrava «minuscolo e fatto "di cristallo"» e su come superare il "senso di colpa", che comunemente subentra in queste situazioni.

L'esperienza della terapia intensiva neonatale

«L'esperienza in Terapia intensiva è difficile perché i genitori si trovano davanti a un'incubatrice, possono toccare i bimbi attraverso gli oblò, ecc. Il piccolo Davide era intubato e aveva bisogno di un'ossigenoterapia con parametri sostenuti. Con la marsupioterapia la famiglia di Davide ha potuto vivere momenti di riavvicinamento al piccolo molto importanti» ha affermato Sarah Gangi, psicologa presso il reparto di neonatologia dell'ospedale "Umberto I" di Roma.

 

Secondo la dottoressa, la marsupioterapia è fondamentale, poiché grazie ad essa la "sfera sensoriale" è riattivata: la mamma e il bimbo si sentono, si annusano, si toccano. La marsupioterapia garantisce una sorta di continuità ad una gravidanza che è stata precocemente interrotta. Ovviamente, la marsupioterapia può essere fatta se, secondo i medici, ci sono i giusti parametri per il bambino. 

 

Secondo la psicologa «aiutare i genitori a riconoscere i bambini come i loro figli è fondamentale. L'aspetto visivo è molto duro: le mamme sono devastate dal senso di colpa, si sentono responsabili, nonostante non ci sia una corrispondenza tra ciò che ha fatto la donna durante la gravidanza e la nascita del bimbo prematuro.

 

Dunque è importante che ci sia un avvicinamento precoce attraverso la marsupioterapia. Occorre aiutare poi le mamme a prendersi cura dei propri bimbi in terapia intensiva neonatale, facendo in modo magari che possano tirare il latte, cambiare il pannolino, occuparsi del la cura e dell'igiene del piccolo».

Marsupioterapia

Amelia con Davide e un'infermiera in terapia intensiva neonatale.

Fonte: ©Anna Catalano
Terapia intensiva neonatale

Da sinistra: la neonatologa Viviana Cardilli, la psicologa Sarah Gangi e due infermieri condividono le condizioni del piccolo Davide.

Fonte: ©Anna Catalano

Davide, il nostro piccolo guerriero

«Non è stato facile neanche per mio marito entrare in terapia intensiva. Davide ci ha insegnato tanto. Anzi, spesso era lui a dare forza a noi. È un piccolo guerriero e si è attaccato alla vita in un modo incredibile».

Ad Amelia, durante il periodo di terapia intensiva neonatale, ha fatto bene la semplice vicinanza di amici e parenti molto più delle varie parole di incoraggiamento. Nella sua esperienza lei ha trovato il maggiore supporto da parte delle persone nella loro semplice presenza. «In un semplice abbraccio, nel non sentirsi soli nella paura, nell'esserci», ha precisato.

«I prematuri hanno una forza incredibile, che non aspetti. E io, ad oggi, ho un pezzo che mi mancava in passato, sento di avere un po' più di forza nel credere nel futuro».

E il percorso non si chiude quando finisce la terapia intensiva, ma continua anche fuori. «Quando ritornerò a casa, si aprirà un nuovo capitolo del nostro percorso. Il secondo capitolo».

Marsupioterapia

Mamma Amelia, papà Fabrizio e il piccolo Davide durante la marsupioterapia, mentre il piccolo era intubato.

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Mamma Amelia e Davide.

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Davide con mamma e papà durante la marsupioterapia.

Sulla fotografa Anna Catalano

Anna Catalano
Anna Catalano |

 

Anna Catalano è una fotografa professionista. Scatta da più di 15 anni, ha studiato fotografia e ancora oggi continua ad aggiornarsi.

Nel 2013 diventa mamma di Giulia. Da allora la sua attenzione si è focalizzata sulla maternità e sull'infanzia, raccontandola in modo autentico, cercando di fare emergere ed esorcizzare i più comuni cliché culturali e sociali legati a questo universo, in ambiti e contesti disparati e spesso difficili.

Collabora con magazine italiani, ospedali, aziende e privati.

Noi di nostrofiglio abbiamo scelto Anna per sviluppare fotoreportage di parto, a cui si dedica con professionalità, passione e grande rispetto per le persone coinvolte.

Su facebook: facebook.com/thestoriesreporter

Su instagram: instagram.com/annacatalanofoto

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