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SIDS, tutto quello che c’è da sapere sulla morte in culla

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29 Ottobre 2014 | Aggiornato il 04 Maggio 2016
Colpisce i bebè di età compresa tra un mese e un anno, che muoiono improvvisamente e inspiegabilmente. Nonostante le cause della morte in culla (SIDS) restino in gran parte un mistero, ecco 8 consigli per prevenirla e i risultati di uno studio americano, secondo il quale la SIDS sarebbe dovuta a un difetto di coordinazione tra alcuni neurotrasmettitori cerebrali
 

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È l’incubo e il terrore di qualsiasi genitore di un neonato: la SIDS (Sudden Infant Death Syndrome, sindrome della morte improvvisa infantile, conosciuta anche come morte in culla) colpisce i bebè di età compresa tra un mese e un anno, che muoiono improvvisamente e inspiegabilmente.

 

In Italia, secondo il ministero della Salute, “non esistono dati nazionali sull’incidenza del fenomeno, mancando un sistema di rilevazione omogeneo”; ciononostante “in passato è stata calcolata nell’ordine dell’1-1,5‰ dei nati vivi, ma è attualmente in netto declino ed è stimabile attorno allo 0,5‰, cioè 250 casi di Sids ogni anno”.

 

Di questi, secondo l’associazione Semi per la SIDS, il 60% riguarda maschietti. Il picco di morti in culla si rileva tra i 2 e 4 mesi di età, soprattutto nel periodo invernale; mentre il fenomeno è più raro dopo i 6 mesi di età.

 

Sebbene le cause della SIDS non siano note, il ministero sottolinea come “sono state però evidenziate delle correlazioni con alcune situazioni, sulla base delle quali sono stati individuati alcuni comportamenti in grado di ridurne sensibilmente l’incidenza. L’adozione di queste semplici regole, nei paesi in cui sono state diffuse attraverso campagne di informazione di massa, ha portato alla riduzione dell’incidenza” della morte in culla.

 

1. Il bambino deve essere messo a dormire in posizione supina (a pancia in su) sin dai primi giorni di vita; dovrebbe inoltre dormire in culla o nel lettino, meglio se nella stanza dei genitori. (Leggi anche: le posizioni della nanna)

 

2. L'ambiente non deve mai essere eccessivamente caldo. La temperatura ambientale dovrebbe essere infatti mantenuta attorno ai 20 gradi. Da evitare anche l’eccesso di vestiti e di coperte pesanti che possono far sudare eccessivamente il piccolo.

 

3. Il materasso deve essere della misura esatta della culla/lettino e non eccessivamente soffice. Va evitato di far dormire il bambino sopra divani (anche per il pericolo di cadute), cuscini imbottiti, trapunte o comunque avendo vicino oggetti soffici quali giocattoli di peluche o paracolpi per evitare anche il pericolo dell’ingestione di corpi estranei. 

 

4. Il bambino dev’essere sistemato con i piedi che toccano il fondo della culla o del lettino in modo che non possa scivolare sotto le coperte; va evitato l’uso del cuscino. (Leggi anche SOS Nanna nel lettino)

 

5. La condivisione del letto dei genitori (bed sharing) è da evitare.

 

6. L’ambiente deve essere libero da fumo, quindi non si deve fumare e soprattutto bisogna evitare che altri fumino in casa.

 

7. L’uso del succhiotto durante il sonno, raccomandato in alcuni Paesi, può avere un effetto protettivo, in ogni caso va proposto dopo il mese di vita (per non interferire con l’inizio dell’allattamento al seno) e sospeso possibilmente entro l’anno di vita (per evitare che disturbi il buon sviluppo dei denti). (Leggi anche Ciuccio al neonato, sì o no?)

 

8. Privilegiare l’allattamento al seno in quanto il latte materno esercita un effetto protettivo contro la SIDS.

 

Nonostante le cause della morte in culla restino in gran parte un mistero, uno studio condotto dai ricercatori del Boston Children’s Hospital, pubblicato nel 2013 sulla rivista Pediatrics, punta però il dito contro un difetto di coordinazione tra alcuni neurotrasmettitori cerebrali, che consentono allo stimolo nervoso di passare da un neurone all’altro. Questo difetto, secondo la ricerca, impedirebbe al bebè di svegliarsi in situazioni di pericolo (come ad esempio la sensazione di soffocamento) che invece provocano in condizioni di normalità il risveglio improvviso.

 

Gli studiosi hanno analizzato campioni di tessuto cerebrale di 71 bambini morti di SIDS tra il 1995 e il 2008: alcuni bimbi erano stati messi a dormire in condizioni poco sicure (sdraiati sulla pancia), ma altri no. In tutti i casi, però, sono state rilevate alterazioni a livello cerebrale, sia nei livelli di neurotrasmettitori quali la serotonina, sia nei recettori Gaba e in quelli della serotonina.

 

Secondo Hannah Kinney, coordinatrice della ricerca, “queste anormalità compromettono i circuiti cerebrali che durante il sonno controllano la respirazione, il battito cardiaco, la pressione sanguigna e la regolazione della temperatura, impedendo che il bebè si svegli quando respira troppo biossido di carbonio (a causa della ventilazione inadeguata), respira troppo poco ossigeno o quando la temperatura corporea si innalza troppo (perché sono troppo coperti)”. Insomma, il difetto di neurotrasmettitori e recettori “impedisce di rispondere allo stimolo dell’asfissia e di svegliarsi per eliminarne la causa”.