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Bambini vegetariani, 12 consigli sullo svezzamento e la dieta dopo i 12 mesi

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19 Giugno 2014 | Aggiornato il 30 Giugno 2016
Intervista a Leonardo Pinelli, uno dei medici pediatri di riferimento in Italia per la dieta vegetariana dei bambini e adolescenti. L'esperto parla di svezzamento vegetariano e vegano, alimentazione dopo lo svezzamento, ricette, dieta e come evitare i rischi di carenza per mancanza di proteine animali

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“Per pianificare una dieta vegetariana è necessario rivolgersi a un pediatra esperto in nutrizione vegetariana-vegana, in modo da soddisfare tutte le esigenze del bambino nelle sue varie fasi di crescita”. Questa è la prima raccomandazione ai genitori che decidono di crescere bimbi vegetariani o vegani di Leonardo Pinelli, vice-presidente della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Diabetologia e Nutrizione pediatrica presso l’Università di Verona.

 

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Pinelli che è anche autore di un libro di riferimento sulla dieta vegetariana per bambini e adolescenti 'VegPyramid Junior' chiarisce quali sono le linee guida da seguire sullo svezzamento e l'alimentazione senza proteine animali nei bambini, oltre agli accorgimenti per evitare mancanze di nutrienti.

 

1) Secondo lei, perché un genitore dovrebbe optare per lo svezzamento vegetariano?

Il bebè vegetariano cresce con un rapporto tra peso e lunghezza che lo protegge dal sovrappeso nelle età successive, mentre gli onnivori hanno un peso superiore o al massimo uguale alla lunghezza.

Il bebè vegetariano inoltre si ammala raramente perché ha difese immunitarie superiori al divezzato con carne e pesce, questo grazie alla composizione ottimale della popolazione intestinale, in particolare del batterio bifido che svolge funzioni di filtro sulla parete intestinale e stimola la produzione del 75% degli anticorpi umorali e cellulari da parte dell’intestino.

E ancora: il piccolo vegetariano o vegano è più sereno perché assume alimenti alcalini e non acidi, inoltre ha minori disturbi intestinali, perché nei primi 18-24 mesi assume meno fibra del divezzato onnivoro.

Addirittura si consiglia un’alimentazione vegetariana-vegana prima del concepimento, in modo tale da avere i gameti (ovocita e spermatozoo) nelle migliori condizioni di “forma”. I danni da inquinamento ambientale sul DNA (metilazione) possono essere attenuati da una alimentazione vegana e biologica, ricca di potenti antiossidanti, presenti in verdure e frutta (meglio se biologici).

 

Le diete latto-ovo-vegetariane e vegane ben pianificate soddisfano i fabbisogni nutrizionali dei neonati, dei bambini e degli adolescenti: lo sostengono l’American Dietetic Association (la principale organizzazione dei professionisti dell’alimentazione e della nutrizione degli Stati Uniti e la più grande al mondo), l’American Academy of Pediatrics (la Società Pediatrica Americana, fra le più grosse a livello internazionale) e la Canadian Pediatric Society (la principale associazione canadese di medici nutrizionisti) - Leonardo Pinelli

 

2) Qual è il periodo consigliato per iniziare lo svezzamento vegetariano?

Non prima dei 6 ed entro i 12 mesi del bambino: il bambino deve stare seduto sul seggiolone con la testolina ben dritta, saper deglutire ed essere fortemente interessato dal cibo di mamma e papà.

Ci sono infatti bambini che rifiutano gli alimenti complementari fino ai 10 mesi, assumendo latte materno a richiesta, ma questo non lo riteniamo un problema perché come già spiegato il latte materno è un alimento completo, in grado di assicurare i giusti apporti nutritivi al bambino.

E’ invece più criticabile la “moda” del divezzamento a 4 mesi, diffusa soprattutto negli Stati Uniti, dove la mamma deve tornare al lavoro molto presto, perché sono numerosi i lavori in letteratura che ritengono controproducente uno svezzamento precoce per evitare le allergie.

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3) Come si prepara la prima pappa nello svezzamento vegetariano?

Per le prime due settimane, la prima pappa si fa così: prepariamo un brodo vegetale facendo bollire una patata, una zucchina e una carota in 500 ml di acqua senza sale. Stemperiamo un cucchiaio da tavola di crema di cereale senza glutine (come riso, mais o tapioca) in circa 180-200 ml di brodo vegetale.

Aggiungiamo un cucchiaino da tè di olio extravergine di oliva spremuto a freddo e 1/2 cucchiaino da tè di olio di semi di lino spremuto, trasportato e conservato in frigorifero. Uniamo un cucchiaino di semi di sesamo o di mandorle in crema o polverizzati, infine 5 gocce di limone.

Da ricordare: le verdure bollite non vanno aggiunte prima del mese successivo e in piccola quantità, perché un passato di verdura contiene troppa fibra. Si aspetta anche per i cereali integrali i 18-24 mesi.

Nelle seconde due settimane, aggiungiamo il secondo pasto, che prepariamo con la base di brodo vegetale, 30 g di farine arricchite in ferro o creme di cereali senza glutine, 5 g olio di oliva, 10 g di lenticchie rosse decorticate cotte con un pezzetto di alga Kombu, 1 cucchiaino di frutta secca (mandorle, nocciole in crema) o di Tahin, 5 gocce di limone.

4) Qual è la quantità giusta di proteine per pasto?

I legumi o la soia devono essere presenti nei due pasti principali, anche se in minima quantità. L’apporto di proteine vegetali deve essere superiore del 20% a quello indicato per gli onnivori, a causa della presenza di fibra che porta via proteine e altri nutrienti.

5) Quale ruolo ha il latte materno nello svezzamento vegetariano? E se la mamma non allatta quale latte è consigliato per il bambino?

L’allattamento al seno esclusivo deve essere prolungato almeno fino a sei mesi, successivamente deve essere affiancato alle pappe anche nel secondo-terzo anno di vita secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità nel 2012.

Possiamo introdurre il latte di soia da subito se la mamma sfortunatamente non ha latte, mentre i latti bevanda a base di cereali o frutta oleoginosa come piccolo complemento dopo il sesto mese.

6) Quali sono le carenze che si rischiano con lo svezzamento vegetariano e che bisogna prevenire?

La vitamina B12 non è presente negli alimenti vegetali, per cui va integrata dando al bambino 3 gocce al giorno. A questo proposito bisogna dire che anche gli onnivori che assumono alimenti animali da allevamenti intensivi, possono essere carenti di vitamina B12, perché gli antibiotici, somministrati attraverso i mangimi, distruggono i batteri che sintetizzano la vitamina B12 nell’intestino dell’animale.

Un'altra possibile carenza è relativa alla vitamina D: ne bastano 0,4-0,6 ml al giorno, tutto l’anno.

Per gli Omega 3 è sufficiente, nei primi due anni di vita, un cucchiaino da tè di olio di semi di lino spremuto e conservato in frigorifero, oppure 3 cucchiaini di semi di lino macinati, o 30 g di gherigli di noci al giorno. La quantità sale fino a raddoppiare nell’adolescenza.

 

 

  • Vitamina B12, se manca si rischiano ritardi nella crescita

 

La vitamina B12 non è presente negli alimenti vegetali e quella poca non è biologicamente attiva. Il soggetto vegetariano/vegano deve dunque integrare la B12 a partire dalla gravidanza.

La vitamina B 12 svolge funzioni molto importanti nella regolazione del metabolismo di carboidrati, proteine e grassi, inoltre promuove la sintesi di serotonina, mediatore chimico della serenità. La sua carenza determina nel lattante ritardi anche gravi di crescita e sviluppo psicomotorio.

 

  • Vitamina D, cioè la vitamina del sole

 

E’ una vitamina molto importante, considerata oggi un pre-ormone perché svolge una funzione di assorbimento del calcio e la sua conseguente fissazione nell’osso. Inoltre è un regolatore di funzioni cellulari: da quelle antinfiammatorie a quelle immunitarie.

Negli alimenti è praticamente inesistente, perché viene sintetizzata nei tessuti sottocutanei in presenza di luce solare. In passato bastavano 30 minuti di esposizione al sole 3-4 volte alla settimana.

Purtroppo l’emissione scriteriata dei gas serra (metano e Co2) forma nell’atmosfera una coltre invisibile sulla quale rimbalzano alcune frequenze di raggi UV che, oltre a riscaldare l’atmosfera ed essere la principale causa di mutamenti climatici, generano alle nostre latitudini una insufficiente sintesi sottocutanea di vitamina D , per cui oggi gran parte della popolazione ne è carente.

Bisogna quindi assumere tutto l’anno gocce di vitamina D (2-3 gocce al giorno ) fin dal primo anno di vita. In caso di carenza cronica si verificano alterazioni del metabolismo del calcio e rischio di aggravamento di molte patologie croniche.

 

  • Omega 3, importanti per le difese immunitarie

 

Mentre gli omega -6 sono molto diffusi in natura e c’è solo il rischio di assumerne troppi, in particolare di origine animale, c’è il rischio di assumere pochi omega -3, che sono importanti per l’aumento delle difese immunitarie, facilitano le risposte antinfiammatorie, ad esempio in caso di infezioni, controllano il colesterolo e l’aumento di grassi insaturi, i trigliceridi.

Gli omega -3 sono presenti nell’olio di fegato del pesce (attenzione: nel fegato del pesce si possono accumulare inquinanti, come mercurio, ecc.), nei semi di lino, il cui olio ne è ricchissimo. Non bisogna però esagerare con l’apporto di omega-3 perché si possono provocare deficit della coagulazione.

Gli Omega 3 sono acidi grassi, detti essenziali, poiché, considerata l'impossibilità dell'organismo di sintetizzarli, devono obbligatoriamente essere introdotti con la dieta. Hanno una funzione strutturale, entrando a far parte delle membrane delle cellule nervose e dei mitocondri (producono energia-ATP) e una funzione regolatrice, ad esempio nella circolazione e coagulazione del sangue. Nel bambino il fabbisogno di acidi grassi essenziali è variabile con l’età.

 

 

7) E per quanto riguarda il ferro, si rischiano carenze?

Il ferro contenuto nel latte materno, essendo più biodisponibile, ad esempio rispetto a quello presente nel latte vaccino, è più che sufficiente al fabbisogno del bambino. Dopo l’anno, il consumo di latte vaccino mette invece in competizione l’assorbimento del ferro e del calcio, a favore di quest’ultimo.

Nello svezzamento vegano, dove non si consuma latte vaccino, si associano sempre 4-5 gocce di limone (è alcalino e non acido come si pensa) sugli alimenti contenenti ferro: si forma un sale, l’ascorbato di ferro, che viene facilmente assorbito dall’intestino.

Da notare infatti che l’aspetto fondamentale è l’effettivo assorbimento di ferro: la vitamina C favorisce il suo assorbimento anche da quegli alimenti dove è meno biodisponibile. Ricordiamo che il ferro è importante per lo sviluppo psicomotorio del bambino e per le sue difese immunitarie.

9) Quali sono gli alimenti più ricchi di proteine e ferro?

Legumi, soia, cereali integrali. Anche le verdure contengono proteine, seppure in minima quantità. Troviamo il ferro anche nei legumi, nella frutta secca e nella verdura a foglia verde. Inoltre esistono numerose interazioni che favoriscono l’assorbimento del ferro e permettono di mantenerne un’adeguata quantità anche in età pediatrica: l’abbinamento ideale è con gli alimenti contenenti vitamina C (limone in particolare, ma anche kiwi, agrumi, peperoni, broccoli).

Per le proteine bisogna abbinare i cereali con i legumi o usare gli pseudo-cereali come grano saraceno, quinoa o amaranto, che contengono tutti e nove gli aminoacidi essenziali, mattoni per la costruzione delle proteine.

10) Dieta vegetariana per bambini dopo i 12 mesi: quali alimenti si introducono?

Dopo i 12 mesi possono essere introdotti altri elementi: il tempeh (soia fermentata), gli agrumi, le fragole, i kiwi, la frutta essiccata, le mele, i fichi, le verdure solanacee (ossia pomodori, melanzane, peperoni), i funghi e il gomasio. Bisogna invece aspettare i 3 anni per il seitan, le arachidi e qualsiasi altro alimento causa di allergie in famiglia.

Dopo l’anno si trovano esempi di menu per organizzare i pasti del proprio bambino nel libro “VegPyramid Junior”, ediz. Sonda, curato dal prof. Pinelli.

11) Che cosa pensa del latte vaccino?

L’allattamento materno è specie specifico. L’uso generalizzato ed eccessivo del latte vaccino è iniziato con la diffusione del frigorifero nelle case. Miliardi di persone al mondo sono intolleranti al latte vaccino. Quindi noi siamo una anomalia genetica. Gli altri sono la normalità. Dopo il latte materno non serve altro latte.

Il latte vaccino va bene per il vitello, che raddoppia il peso alla nascita dopo un mese, mentre il cucciolo d’uomo ci mette cinque o sei mesi. Il latte vaccino contiene un ormone che facilita la replicazione cellulare (IgF1), aumentando il numero delle cellule adipose. La proteina del latte vaccino, la caseina, per essere digerita necessita di un pH nello stomaco molto acido, come ha il vitello e non il bambino.

In quest’ultimo la caseina forma grossi fiocchi collosi che aderiscono alla parete intestinale, ostacolando il deflusso fecale. Inoltre la caseina favorisce la liberazione dell’istamina, un mediatore chimico che forma muco nelle prime vie respiratorie e nell’intestino, creando un ottimo terreno di sviluppo per virus e batteri: i bambini onnivori sono spesso affetti da rino-faringiti, adenoiditi, con episodi febbrili, per i quali erroneamente si ricorre ad antibiotici, danneggiando la preziosa flora intestinale.

12) Se il bambino non beve latte, come gli si può assicurare il giusto apporto di calcio?

Il problema non è solo quanto calcio si assume, ma anche quanto calcio viene realmente trattenuto per le necessità di crescita ossea. Le proteine vegetali, in particolare quelle dei legumi, favoriscono il mantenimento del calcio rispetto a quelle animali, quindi possiamo affermare che i vegetariani e i vegani ne hanno bisogno di meno perché ne trattengono di più. Inoltre il calcio viene trattenuto maggiormente in diete povere di sodio.

Pensiamo alla diffusione dell’osteoporosi: è maggiore da noi (dove consumiamo latte e formaggi) rispetto che in Asia dove si consumano più cereali e quasi nulla di latte e formaggi. La quantità di calcio è minore nei legumi maggiore nelle verdure crocifere, come cavoli, broccoli, cavolfiori, nelle quali la biodisponibilità di calcio è par al 50-60% contro i 30-40% del latte vaccino.

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