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Celiachia e svezzamento: quando è giusto introdurre il glutine?

di Simona Regina - 24.07.2021 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Ritardare l'introduzione di alimenti contenenti glutine può aiutare davvero a prevenire la celiachia? Parola all'esperto

La celiachia, da non confondere con l'allergia al grano, è una malattia autoimmune causata da un'intolleranza al glutine. Per questo chi è celiaco deve escludere dalla propria dieta gli alimenti che lo contengono: parliamo quindi di pane, pasta, biscotti e pizza fatti con farine contenenti glutine. 

In merito allo svezzamento, fino a non molti anni fa si credeva che ritardare l'introduzione del glutine nella dieta del bambino, almeno dopo il primo anno di età, potesse avere una sorta di effetto protettivo contro la celiachia. Gli studi più recenti, però, hanno smentito questa teoria. Ne parliamo con il dott. Mauro Calvani, Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Pediatria dell'Ospedale San Camillo di Roma e Coordinatore della Commissione per le Allergie Alimentari della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP).

In questo articolo

Intolleranza al glutine o allergia al grano?

Partiamo subito facendo un po' di chiarezza perché quando si parla di celiachia spesso la si confonde con l'allergia al grano. Si tratta però di patologie ben diverse sebbene il trattamento possa essere abbastanza simile.

La celiachia

"La celiachia - spiega il dott. Calvani - è un'intolleranza permanente al glutine, più precisamente si tratta di una malattia mediata da un meccanismo immunologico non IgE mediato". In poche parole, la celiachia è dovuta a una reazione del nostro sistema immunitario contro il glutine, contenuto in moltissimi cereali come grano, orzo, farro, segale, ecc.

L'allergia al grano

L'allergia al grano è invece una reazione allergica IgE mediata causata dalle proteine del grano. È un'allergia più comune nei bambini che negli adulti e si può manifestare con reazioni a livello cutaneo, sintomi respiratori o disturbi digestivi che insorgono subito dopo l'ingestione dell'alimento, a distanza di alcuni minuti, massimo qualche ora dal pasto.

Quando introdurre il glutine

"Una volta si pensava che ritardare l'introduzione di un alimento allergizzante fosse utile a prevenire lo sviluppo delle malattie allergiche, come l'allergia al grano, all'uovo, alle arachidi e questa teoria era stata applicata anche alla celiachia, sebbene si tratti di un'allergia non IgE mediata (che qualcuno definisce intolleranza), quindi non di una classica allergia vera e propria - spiega il dott. Calvani - in realtà, però, ci si è resi conto che per le allergie questa strategia non è utile, anzi, qualche volta può avere conseguenze proprio al contrario. Più tardi si somministra l'alimento allergizzante e più c'è il rischio di sviluppare un'allergia, specie nei bambini che soffrono di dermatite.

Negli ultimi anni, infatti, le raccomandazioni delle società scientifiche relative all'introduzione di alimenti allergizzanti durante lo svezzamento sono cambiate radicalmente rispetto al passato. Secondo tutti i più recenti studi scientifici non ci sono prove che ritardare l'introduzione di alimenti allergizzanti dopo l'anno di età possa incidere sul rischio di sviluppare un'allergia alimentare o una condizione atopica.

Un nuovo documento dell'American Academy of Pediatrics stabilisce che anche gli alimenti considerati a elevato rischio allergizzante, tra cui il grano, possano essere introdotti precocemente, cioè nel corso del primo anno, già al momento dello svezzamento.

Anche il nostro Ministero della Salute, nel documento "Quando nasce un bambino", sostiene che "l'ordine con cui gli alimenti semisolidi e solidi vengono introdotti nella fase dello svezzamento non riveste più l'importanza che un tempo veniva attribuita e può variare in base alla preferenza del bambino e alla cultura gastronomica della famiglia e del pediatra che fornisce i consigli".

Abbiamo detto, però, che la celiachia non è un'allergia, ma un'intolleranza permanente, come bisogna comportarsi quindi con l'introduzione del glutine nello svezzamento? "Per quanto riguarda la celiachia, inizialmente ci si è resi conto che, ritardando la introduzione del glutine, al massimo si poteva ritardarne la comparsa nel bambino, ma al giorno d'oggi grazie a studi prospettici sappiamo che indipendentemente da quando introduciamo il glutine nell'alimentazione complementare, non si può prevenire la comparsa della celiachia. Tant'è che le linee guida attuali affermano la possibilità di dare alimenti contenenti glutine anche ai bambini considerati "a rischio" già a partire dai 4 mesi" precisa Calvani.

A dirlo è anche la Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica che spiega, in un articolo pubblicato sulla rivista Journal of Pediatric and Gastroenterology Nutrition, come l'introduzione del glutine precoce (meno di 4 mesi), o tardiva (più di 12 mesi), non riduca la probabilità di sviluppare la malattia nei bambini a rischio (fattori genetici).

Dimentichiamo quindi i vecchi schemi sullo svezzamento che prevedevano l'introduzione di alimenti allergizzanti solo dopo l'anno di vita e via libera invece anche alle pappe contenenti glutine già a partire dai 4/6 mesi, usando sempre il buon senso circa le quantità e le forme in cui si propone l'alimento al bambino.

Come introdurre il glutine durante lo svezzamento

"Vale, come per tutti gli altri cibi, la regola di introdurre l'alimento in modo graduale, senza esagerare con la quantità perché ci si è resi conto che forse un eccesso di glutine potrebbe rappresentare un fattore di rischio per alcuni bambini" spiega il dott. Calvani.

Inoltre, gli alimenti proposti al bambino dovranno essere dati sempre in una forma sicura per la loro età per evitare il rischio di soffocamento.

Celiachia: quando sospettarla?

La celiachia o intolleranza al glutine può metterci mesi o addirittura anni a rendersi evidente e solitamente i sintomi sono di tipo gastrointestinale come diarrea e/o vomito. "La celiachia colpisce la mucosa intestinale e se il danno è lieve, i sintomi possono essere sfumati, come carenza di ferro, intestino "disordinato", gonfiore addominale oppure può non comparire alcun sintomo - spiega Calvani - si tratta però di una malattia lenta e subdola perché se non diagnosticata può predisporre all'insorgenza di tumori e di patologie dell'intestino". Da qui la necessità di diagnosticarla il prima possibile anche nei bambini.

Celiachia e allergia al grano: come si fa la diagnosi?

Oggi la diagnosi della celiachia è possibile grazie a validi test sierologici. "Si va a controllare la presenza di anticorpi anti-transglutaminasi o anti-gliadina, e se vengono riscontrati molto elevati (oltre 10 volte il valore normale) non è necessario eseguire una biopsia intestinale come si faceva fino a non molto tempo fa, mentre per l'allergia al grano si ricorre ai test cutanei (Prick Test) o alla ricerca delle IgE specifiche" conclude il dott. Calvani, che insiste anche e soprattutto sull'importanza di non sottoporre i bambini per la diagnosi delle allergie e della celiachia a test poco attendibili, o meglio farlocchi, e di rivolgersi al pediatra, meglio se specialista in allergologia o gastroenterologia pediatrica.

Revisionato da Francesca De Ruvo

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