Prime pappe

Svezzamento: come preparare la prima pappa, dalla teoria alla pratica

Di Valentina Murelli
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20 Giugno 2019
Quando cominciare lo svezzamento, come farlo, come regolarsi con le quantità dei vari alimenti e molto altro: tutti i consigli della pediatra nutrizionista Margherita Caroli.
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Settimana più, settimana meno – anche in base allo sviluppo neuromotorio del bambino e all'interesse che mostra per il cibo – quando il bebè compie sei mesi arriva il momento di proporgli le prime pappe. “Un momento importante, perché oggi sappiamo quanto è importante l'alimentazione dei primi 1000 giorni di vita, dal concepimento al secondo compleanno, per costruire la salute futura dell'individuo fino all'età adulta”. Parola di Margherita Caroli, pediatra nutrizionista membro del consiglio direttivo dell’European Childhood Obesity Group e coordinatrice di un nuovo documento sullo svezzamento che la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (SIPPS) sta preparando in vista del prossimo congresso, in programma a ottobre. A lei abbiamo chiesto qualche consiglio su come preparare queste prime pappe da offrire al bambino.

 

Prime pappe, indicazioni generali di riferimento

Ci sono alcuni concetti generali che è importante tenere a mente prima ancora di mettersi ai fornelli per preparare il primo pasto del bambino diverso dal latte.

 

“Primo – spiega Caroli – che curando bene l'alimentazione dei primi anni di vita si fa un lavoro importante di promozione della salute, prevenendo lo sviluppo di condizioni come obesità e diabete”.

 

“Secondo: che il bambino non è un piccolo adulto, per cui ha bisogno di attenzioni particolari rispetto a quanto gli si mette nel piatto. Per esempio ha bisogno di più grassi rispetto a un adulto – il 40-45% dell'apporto calorico quotidiano, invece del 30% consigliato a mamma e papà – perché i grassi gli servono per la costruzione della guaina di mielina che deve avvolgere il sistema nervoso”.

 

“D'altra parte ha bisogno di poche proteine, perché un eccesso di questi nutrienti nei primi due anni di vita si associa a un aumento del rischio di sviluppare obesità".

 

Spesso e da più parti si consiglia di aggiungere alle pappe 40-50 grammi di alimenti proteici (carne, pesce, legumi, formaggio): "Ma sono quantità decisamente esagerate" afferma Caroli. "Per questo, noi pediatri SIPPS invitiamo a ridurre queste dosi, inutili e potenzialmente dannose, e a non superare i 10-15 grammi”.

 

E ancora: niente sale e niente zucchero nelle pappe, “perché non c'è motivo per metterceli e perché abituano il bambino a un gusto o troppo salato o troppo dolce, condizionando in questo senso le sue preferenze future. E sappiamo che un eccesso di cibi ipersalati o dolci favorisce lo sviluppo di ipertensione oppure diabete e obesità”.

 

Niente limitazioni, invece, rispetto all'ordine di introduzione degli alimenti. “Fino ad alcuni anni fa si pensava che alcuni alimenti andassero introdotto dopo una certa età, per ridurre il rischio di allergie alimentari. D'altra parte poi c'è stata la moda del 'tutto e subito', sempre per lo stesso motivo. Invece, i dati scientifici hanno ormai ampiamente dimostrato che non c'è ragione di ritardare - o anticipare -  l'introduzione di alimenti potenzialmente allergizzanti e che dunque non serve seguire schemi rigidi di presentazione degli alimenti”.

 

“Ma attenzione – questo non significa che a sei mesi dobbiamo dare al bambino tutti gli alimenti del mondo, tutti insieme. Ha tutta la vita per assaggiare consistenze e sapori nuovi: all'inizio ha bisogno di una certa gradualità per abituarsi alla novità. Io consiglio di proporre la stessa pappa per qualche giorno, prima di cambiare o aggiungere ingredienti”.

 

Attenzione anche alle consistenze. “I bambini non imparano immediatamente a masticare, anche per questo può servire un po' di tempo. Allora meglio cominciare con brodini e consistenze semifluide, più facili da gestire per loro”. Gradualmente, poi, si passerà a consistenze più solide, arrivando a dargli il cibo in piccoli pezzettini prima dei novi mesi. “Fin dall'inizio, comunque, un bel tozzo di pane secco è un buon allenamento. Ma attenzione: che sia davvero pane, e non biscotti”.

 

 

Le ultime considerazioni generali riguardano il mood, lo stato d'animo con cui mettersi a tavola con i bambini. “Bisogna farli mangiare con amore, sorridendo, chiacchierando, spiegando quello che stanno mangiando. E bisogna lasciar loro la libertà di mettere le mani nella pappa (attenzione alla temperatura!), sporcarsi e sperimentare l'uso delle posate”. Anche se significa un grande caos per tutta la cucina!

 

Come preparare la prima pappa

La base di partenza è sempre il classico brodino di verdure. “Rispetto a qualche anno fa, però, non c'è più l'indicazione di limitarsi a una o poche verdure alla volta: si può fare un brodo vegetale il più ricco possibile, perché più verdure ci sono, più sali minerali, vitamine e antiossidanti si apportano”. Via libera, dunque, a carote, porri, zucca, zucchine, piselli, spinaci, sedano, fagiolini e così via.

 

In alternativa al brodino, niente impedisce di proporre un sughetto di verdure molto “lento” (brodoso), facendo bollire a lungo dei pomodori maturi a cui
aggiungere - solo a fine cottura - un bel cucchiaio di olio extra vergine d'oliva (ma senza aggiungere sale).

 

Ecco, la base vegetale della pappa è pronta, basta schiacciare un po' di verdura nel brodo stesso (o nel sughino), o passarla con il passaverdure. No invece all'utilizzo del frullatore, che distrugge le fibre. “Sarà il bambino a farci capire che tipo di pappa preferisce: se molto acquosa o più consistente”.

 

Pronta la base di verdura, si aggiungono i cereali, partendo da quelli a consistenza più fluida – semolino, crema di riso o di mais – per poi passare gradualmente alla pastina. “In media diciamo circa 20-30 grammi di polvere, poi magari qualche bambino ne vorrà un po' di più e qualcun'altro un po' di meno”. La componente grassa deve essere data principalmente dall'olio extra vergine di oliva, e qui secondo Caroli possiamo abbondare: “Non un cucchiaino, ma un bel cucchiaio a pasto va benissimo per i bambini”.

 

Per le proteine non c'è fretta

“Nel caso dei bambini allattati al seno, si può cominciare a introdurle anche dopo una settimana. Ancora più tardi per i bambini allattati con formula. Per i primi mesi bastano 10-15 grammi di carne, pesce, legumi (peso calcolato a crudo) o formaggio”. Per ceci e fagioli (ma non per le lenticchie), Caroli consiglia di eliminare le bucce, contenenti zuccheri che, fermentando, possono formare gas intestinali. "E anche un bel mezzo uovo ben cotto è squisito!".

 

In alternativa, si può proporre mezzo vasetto di omogeneizzato di carne, pesce o formaggio. Quanto alla famosa spolverata di grana o parmigiano, ogni tanto la si può aggiungere, per dare un apporto ulteriore di calcio, ma senza esagerare. “Non certo a ogni pasto e non più di cinque grammi” consiglia la nutrizionista.

 

Le proteine vanno tenute così basse fino all'anno di età. “D'altra parte da un certo punto in poi il bambino avrà due pappe, dunque la quantità sarà raddoppiata. E ovviamente si possono aumentare le quantità degli altri alimenti: le verdure, i cereali, l'olio, la frutta”. Per quanto riguarda i formaggi, l'unica eccezione sulle dosi è rappresentata dalla ricotta, che ha un contenuto proteico più basso: in questo caso si può stare anche sui 40 grammi.

 

Non è necessario aggiungere la componente proteica alla pappa per fare un piatto unico: carne, pesce, formaggio e anche uovo (che può essere proposto anch'esso da subito) possono essere preparati come secondo, volendo accompagnati da altre verdure. Come? Tritandoli e sminuzzandoli.

 


Pranzo o cena? Quando proporre la prima pappa e quando introdurre la seconda

“Non c'è nessuna indicazione rigida sul momento della giornata in cui va proposta la prima pappa. Il mio consiglio è di farlo quando sono presenti sia la mamma sia il papà, così entrambi possono condividere la gioia – e anche un po' la fatica – di far mangiare il bambino”.

 

Per i bambini allattati al seno, la seconda pappa può essere introdotta dopo un mesetto circa, mentre per quelli nutriti con latte artificiale si può aspettare anche oltre.

 

Certo, non sono più le rigide indicazioni di un tempo, anche rispetto alla successione degli alimenti, ma è comunque una modalità di svezzamento sicuramente molto organizzata e “scandita”, e qualcuno potrebbe obiettare che rappresenta una sorta di medicalizzazione di questo momento, rispetto invece a tendenze più “libere” come l'autosvezzamento.

 

“Ma io non credo affatto che si tratti di medicalizzazione” replica l'esperta. “È semplicemente un fare tesoro delle nuove conoscenze che derivano dalla ricerca scientifica, per promuovere la costruzione di una buona salute futura. E comunque la rigidità riguarda soprattutto le quantità di proteine e l'assenza di zucchero e sale. Per il resto si può tranquillamente lasciare al bambino una certa libertà. Di sicuro non va forzato a finire i pasti, mentre se capiamo che ha ancora fame gli si possono dare verdure e cereali in più”.

 

La distribuzione delle proteine durante la settimana

Come distribuire gli alimenti proteici durante la settimana? Risponde Caroli: “Tre volte la carne, tre volte il pesce, tre o quattro volte i legumi, una o due volte l'uovo e un paio di volte i formaggi”. La carni processate (come prosciutto crudo o cotto) vanno introdotte il più tardi possibile, perché sono molto salate e ricche di grassi saturi. “In ogni caso, non più di una volta alla settimana e solo in minime quantità”.

 

Se non vuole mangiare

Ad alcuni bambini può servire tempo per abituarsi alla novità. Il suggerimento di Margherita Caroli è di non preoccuparsi (tantomeno arrabbiarsi!) e dare al piccolo tutto il tempo che gli serve, proponendo assaggi ravvicinati e ripetuti di uno stesso alimento, magari cucinato in modo diverso, anche per una decina di volte di fila.

 

Alimenti industriali o casalinghi: quali scegliere?
“Io non credo che il male o il bene stiano tutti da una parte" afferma Caroli. "Gli alimenti industriali sono i più sicuri dal punto di vista della sicurezza nutrizionale (hanno meno contaminanti e meno metalli di quelli consentiti in prodotti per gli adulti), ma hanno sapori molto omogenei".

"D'altra parte quelli preparati in casa sono meno sicuri da un punto di vista di sicurezza alimentare (a maggior ragione se parliamo di materie prime prodotte in zone altamente inquinate), ma permettono di assaggiare vari sapori. Forse una buona soluzione potrebbe essere un mix tra le due proposte” conclude Caroli.