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Linee guida per lo svezzamento: le novità dell'Oms

di Rosy Maderloni - 27.11.2023 - Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Tra le linee guida sullo svezzamento: novità Oms riguardano il ruolo del latte vaccino e l'assenza di cronoinserimenti. Ce ne parla la nutrizionista.

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Linee guida svezzamento: novità Oms

L'Organizzazione mondiale della sanità ha aggiornato le sue Linee guida in fatto di svezzamento del neonato. Il Documento che a livello globale dà le indicazioni di massima sul nutrimento per il lattante e recepisce alcune novità che intendono andare incontro alle specificità socioeconomiche dei diversi Paesi del mondo. Francesca Ghelfi, nutrizionista e laureata in Scienze gastronomiche con un dottorato in Scienze degli alimenti, ci accompagna nella comprensione delle Linee guida svezzamento: novità Oms.

A chi si rivolgono le Linee guida sullo svezzamento dell’Oms?

"Le linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità sono necessariamente generiche perché rivolte alle società dell'intero pianeta - premette Ghelfi -. All'interno di queste indicazioni sono poi i professionisti a contestualizzare queste raccomandazioni con le conoscenze del proprio contesto sociale e geografico. Sarebbe sì auspicabile esistessero documenti a livello italiano o europeo più dettagliati, rispetto a quelli disponibili oggi, non tanto per le diverse esigenze nutrizionali del neonato nel mondo, ma nel rispetto del contesto sociale e di sviluppo, e quindi delle abitudini alimentari della nazione di appartenenza, che certamente può influenzare lo stato di salute e le necessità dei neonati. Proprio per questo motivo su queste Linee guida non troveremo dosaggi e specifiche di singoli alimenti, di come o quando andrebbero inseriti nella dieta del bambino".

Linee guida sullo svezzamento e latti animali

"Il latte vaccino è sempre stato considerato un alimento di rimandare rispetto all'assunzione del latte in polvere tra le alternative all'allattamento materno perché più ricco di proteine - spiega la nutrizionista -. In alcuni Paesi in via di sviluppo però è documentato come le condizioni igieniche precarie riducano l'accesso ad acqua sicura e alla possibilità di scaldare correttamente gli alimenti: questo è un problema che può inficiare sulla sicurezza microbiologica del prodotto che viene dato ai neonati di queste aree del mondo. Proprio per questo motivo si è ritenuto di modificare le linee guida aggiornando alla possibilità di introdurre il latte vaccino pastorizzato già dai sei mesi perché non richiede una preparazione che potrebbe inficiare sulla qualità dell'alimento.

Nelle società occidentali questo problema non sussiste in linea di massima e si tende a suggerire l'utilizzo del latte in formula fino all'anno in quanto nella fase di svezzamento il bambino ha la possibilità di assumere proteine attraverso fonti animali e dai legumi, per un apporto equilibrato di nutrienti".

Linee guida svezzamento: non esiste il cronoinserimento

"Un'altra importante novità presente nell'ultima versione delle Linee guida esplicita che non esistono cronoinserimenti in fase di svezzamento - aggiunge Ghelfi - ossia non è esplicitato un periodo della vita idoneo per iniziare ad assumere un particolare alimento. Nella raccomandazione numero 4, in particolare, si stabilisce che a partire dai 6 mesi i bambini debbano iniziare a interagire con alimenti di tutti i tipi come carne, pesce, legumi, uova, frutta e verdura, frutta secca e frutta a guscio. In particolare, il documento sottolinea l'importanza di assumere quotidianamente una fonte di proteine animali. In Italia sappiamo che una alimentazione vegetariana è possibile in quanto la ricchezza della proposta contempla l'assunzione di sostituti vegetali e che permettano, ad esempio, di sostituire il pesce con integratori di omega 3 od olio di semi di lino. Queste indicazioni, va ricordato, sono importanti per promuovere politiche locali tese ovunque nel mondo ad arricchire la varietà di alimenti somministrati, ad esempio, nelle mense dei nidi e in generale per promuovere buone prassi. Possiamo dire che fino a 9-10 mesi i 2/3 del fabbisogno giornaliero del bambino può essere ancora ricoperto dal latte mentre fino ai 12 mesi 1/3 del fabbisogno può essere ricoperto dal latte".

Cosa vuol dire che l'alimentazione complementare deve essere responsiva?

L'alimentazione responsiva è un'occasione importante per permettere ai bambini di sviluppare un rapporto col cibo sereno e competente sin da piccoli ma anche più in là nel tempo - chiarisce l'esperta -: si basa su un ascolto attento dell'adulto di quello che il piccolo prova al momento del pasto.

All'inizio per noi genitori può essere difficile capire cosa vuole il nostro figlio e questo può dipendere da molti fattori: il bambino deve ancora conoscere e fidarsi degli alimenti nuovi, ha troppa fame ma non si sazia con il cibo e richiede il latte si stanca velocemente perché mangiare richiede un grande dispendio di energie in questa fase, desidera il latte per consolarsi o perché è più comodo semplicemente. Il genitore deve fare lo sforzo di creare una relazione che cresce col tempo, rispondendo in modo adeguato a queste sensazioni. Se il bambino si sentirà rispettato manterrà la sua capacità di autoregolazione di fronte al cibo, generare armonia durante i pasti incoraggia l bambino a sviluppare capacità emotive, cognitive e sociali anche in questa attività".

Svezzamento, novità Oms e zuccheri

"Sugli zuccheri è lo stesso documento dell'Oms a precisare il grado di certezza scientifica rispetto alle raccomandazioni e di fatto si tratta di evidenze meno forti - commenta la nutrizionista -. Questo non significa che abbiamo il via libera ai cibi zuccherati, perché in via preventiva resta l'indicazione di evitare bevande con dolcificanti e cibi molto dolci. Tuttavia non ci sono le basi scientifiche per affermare che offrire saltuariamente un alimento con zuccheri aggiunti, all'interno di una dieta varia e completa, rappresenti chiaramente un rischio. Certo, finché non c'è interesse da parte dei bambini possiamo non offrirli, ma nell'occasione non è il consumo (appunto occasionale) il problema. Nei Paesi in via di sviluppo invece assistiamo alla tendenza a ricorrere a cibi pronti, ultra processati ad alto contenuto di zuccheri. Cibi a basso costo rivolti ai bambini e per cui un utente poco informato su questi temi non avrebbe dubbi ad acquistare e a proporre al proprio bambino. La spinta del marketing di "prodotti occidentali" influisce sulla diffusione di tali prodotti.

Le Linee guida bocciano anche i succhi 100% frutta, meglio il frutto al naturale, che permette di fare un'esperienza alimentare più ricca al bambino, inoltre".

Linee guida sullo svezzamento e buonsenso

"Le linee guida sono un documento di indirizzo, contengono indicazioni da contestualizzare nelle abitudini sul lungo periodo. Proprio il fatto di non contenere indicazioni nette ed estreme possono esse d'aiuto nel ridimensionare la confusione e il conseguente senso di colpa che spesso accompagna i genitori nell'ambito dello svezzamento - conclude Ghelfi - perché l'alimentazione equilibrata non si fa in un giorno. La rotazione degli alimenti, la varietà della proposta e la presenza quotidiana di frutta e verdura ci permettono di poter lasciar al bambino la curiosità di assaggiare anche il biscotto dolce, le buone abitudini si acquisiscono e permangono nel lungo periodo".

L'intervistata

L'intervistata è Francesca Ghelfi, nutrizionista, con una laurea in Scienze Gastronomiche e un dottorato di ricerca in Scienze degli Alimenti, si occupa di alimentazione dalla scienza al piatto. Ha dedicato gran parte della sua carriera alla comunicazione scientifica, aiutando le persone a trovare l'alimentazione più «giusta» sulla base di necessità, scelte e risorse a disposizione. Arriva al pubblico attraverso libri, corsi e consulenze personalizzate. Autrice di 300 ricette da 300 calorie (Vallardi, 2020) e Svezzamento senza pensieri (Vallardi, 2022). Sui social è attiva con il profilo IG Leguminosa.

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