Psicologia alimentazioe

Lo svezzamento segna il primo distacco dalla mamma

Di Valentina Murelli
svezzamento
16 Settembre 2015
Lo svezzamento non riguarda soltanto la nutrizione ma anche il rapporto con la mamma. A spiegare il perché è Mariangela Mazzoni, psicologa e psicoterapeuta dell'Associazione Pollicino di Milano.
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VIDEO INTERVISTA: GLI ASPETTI PSICOLOGICI DELLO SVEZZAMENTO

 

 

Si dice svezzamento e si pensa subito a situazioni complicate: a bambini che non vogliono saperne della pappa o a mamme titubanti o troppo ansiose di fronte ai primi rifiuti, a pianti, strilli e montagne di preoccupazioni.

 

In realtà non è sempre così: il passaggio dall'allattamento ai primi alimenti solidi o semisolidi può essere meno traumatico di quanto si immagini, ma se c'è qualche difficoltà non è il caso di disperarsi, è tutto nella norma.

 

“Le difficoltà all'inizio ci stanno, considerato che stiamo parlando della prima, importante, 

separazione tra il bambino e la sua mamma (o altre persone che lo accudiscono)" afferma 

Mariangela Mazzoni, psicologa e psicoterapeuta dell'Associazione Pollicino di Milano. "Una 

separazione che anticipa e dà l'impronta a quelle che avverranno in futuro: dal ciuccio, dal 

pannolino, dalla propria casa quando si tratta ci cominciare l'asilo". Un po' è inevitabile, perché lo svezzamento non è solo una questione "nutrizionale": in ballo ci sono anche importanti componenti emotive e psicologiche. (Leggi anche: Svezzamento o autosvezzamento, le due visioni a confronto

 

Una separazione inevitabile

 

Con l'allattamento - al seno o al biberon - mamma e bambino hanno vissuto un rapporto molto particolare, fatto di vicinanza fisica, di contatto visivo, di un linguaggio speciale. Introdurre alimenti diversi significa per forza alterare questo rapporto e del resto con lo svezzamento cambia tutto: quello che si mangia, ma anche come lo si mangia, con il cucchiaino (o le mani) e seduti sul seggiolone anziché in braccio. È normale che questo primo passo verso l'autonomia del piccolo si accompagni alla sensazione di "perdere" qualcosa.

 

Per il bambino, è la perdita di quella soddisfazione totale che provava durante l'allattamento, unita per di più allo spaesamento per il fatto di trovarsi in un mondo nuovo, fatto di sapori, consistenze e regole tutte da scoprire. Per la mamma, la nostalgia per una fase che non tornerà più, come accade per tutte le tappe della crescita. Come fare, allora, perché questa separazione avvenga nel modo meno faticoso possibile? (Leggi anche: Guida allo svezzamento

 

Semplici regole per uno svezzamento sereno

 

"La prima indicazione è aspettare che sia il momento giusto, per entrambi" consiglia Mazzoni. Da un lato, questo significa rispettare i tempi dello sviluppo non solo neuromotorio ma anche psicologico del bambino: "C'è sempre un momento in cui il piccolo comincia a staccarsi dalla mamma e lo si vede perché per esempio non si rivolge più al seno o al biberon solo per mangiare, ma anche per giocarci, magari mordicchiandoli. Un altro segnale importante è la curiosità per gli oggetti: quando comincia a toccarli, a portarli alla bocca, ad assaporarli si può provare a dargli qualcosa di diverso da mangiare".

 

Dall'altro lato, però, anche la mamma (o la persona che più accudisce il bambino) deve trovare il suo momento buono. "È importante che i primi assaggi avvengano in un clima sereno, rilassato, giocoso, perché questo aiuta il bambino ad aprirsi con fiducia alla nuova esperienza e, in generale, alla conoscenza del mondo" spiega Mazzoni. “Se la mamma vive male questo passaggio - per esempio perché lo sente come un rifiuto nei suoi confronti o perché teme che il figlio possa strozzarsi mangiando - è bene che si prenda un po' di tempo per tranquillizzarsi e poi partire convinta". 

 

Con calma e senza fretta

 

Già, perché l'altra indicazione fondamentale è non tornare troppo presto sui propri passi. “Qualche rifiuto all'inizio ci sta" ripete Mazzoni. "Se si capisce che proprio si sono sbagliati i tempi e il bambino ancora non è pronto, è giusto fermarsi e riprovare dopo qualche settimana, ma se si tratta solo di un'inevitabile resistenza alla novità, è bene continuare a insistere". Il che non significa forzare il bambino a mangiare, ma semplicemente perseverare nell'offerta quotidiana del nuovo cibo.

 

"Sono tante le variabili in gioco: i sapori, le consistenze degli alimenti, i materiali dei cucchiaini, dal metallo al silicone" sottolinea la psicologa. “Serva qualche giorno per capire le preferenze del bambino".  

 

Quello che di sicuro non bisogna è trasformare il momento della pappa in un braccio di ferro o in una sessione di gioco. "No a rincorrere il bambino per fargli accettare qualche cucchiaino di pappa, all'offerta infinita di cibi e al ricorso a giochi, canzoni, video" suggerisce Silvia Scaglioni, pediatra endocrinologa esperta di nutrizione a Milano. “Se si innesca questo meccanismo, c'è il rischio che il bambino impari ad utilizzare il cibo per richiamare l'attenzione dei genitori, cosa che può compromettere fin dall'inizio il suo rapporto con il cibo stesso". (Leggi anche: Svezzamento, 7 consigli pratici prima di iniziare

 

Le mamme parlano di svezzamento nel forum

 

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