Prime pappe

Svezzamento a 4 mesi, le cose da sapere

Di Valentina Murelli
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23 agosto 2019
Un tempo era piuttosto comune svezzare così presto, ma oggi la tendenza è non anticipare troppo rispetto ai sei mesi indicati dall'Organizzazione mondiale della sanità come ideali per lo svezzamento. Anche perché non ci sono valide ragioni mediche per farlo.

La letteratura scientifica sull'argomento è chiara: il momento ideale per iniziare lo svezzamento è intorno ai sei mesi, quando il bambino comincia a mostrare interesse per alimenti diversi rispetto al latte – materno o artificiale – di cui si è nutrito in modo esclusivo fino a quel momento, e allo stesso tempo presenza tutte le competenze neuromotorie necessarie per cominciare la nuova avventura.

 

In realtà alcune società scientifiche fanno riferimento a una finestra un pochino più ampia, tra i quattro e i sei mesi d'età, ma sempre più pediatri oggi ritengono che non sia assolutamente il caso di anticipare lo svezzamento ai quattro mesi, come pure veniva spesso consigliato dai medici in passato.

 

 

 

 

Svezzamento a 4 mesi: non ci sono ragioni mediche per consigliarlo

 


“A dispetto di abitudini, tradizioni, consigli della nonna o altro, non c'è nessuna ragione medica per la quale un bambino dovrebbe cominciare ad assumere già a quattro mesi alimenti diversi dal latte” afferma con sicurezza la pediatra nutrizionista Margherita Caroli, membro del consiglio direttivo dell’European Childhood Obesity Group e coordinatrice di un nuovo documento sullo svezzamento che la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (SIPPS) sta preparando in vista del prossimo congresso (a ottobre 2019).

 

“D'altra parte a quattro mesi molte delle funzioni del bambino – per esempio quelle renali, gastriche, intestinali – non sono ancora perfettamente sviluppate, come non lo sono le competenze psicomotorie, per cui il piccolo è a rischio di soffocamento”.

 

Non a caso, più che indicare un'ora X alla quale far scattare lo svezzamento, oggi i pediatri consigliano di prestare attenzione ai segnali che dicono che il bambino è effettivamente pronto a iniziare l'alimentazione complementare. “Sono pochi e semplici”, chiarisce Alberto Ferrando, presidente dell'Associazione pediatri liguri e autore del libro Come nutrire il mio bambino (Edizioni LSWR, 2017):

 

  • il bambino è interessato a ciò che mangiano i genitori (“in pratica comincia a comportarsi come un labrador affamato che sbava appena vede che portate qualcosa alla bocca”);
  • sta seduto abbastanza bene, con la testa dritta;
  • ha perso il riflesso di estrusione che lo porta a sputare cibi solidi.

 

 

Crescita del bambino e svezzamento a 4 mesi

 


A volte i genitori desiderano anticipare lo svezzamento nella convinzione che il bambino stia crescendo poco, ma in realtà non tengono conto di alcuni aspetti fondamentali nella questione della crescita. “Per esempio: soprattutto nei bambini allattati al seno (ma non solo), la riduzione del tasso di crescita è un fenomeno del tutto fisiologico nel secondo e nel terzo mese di vita” spiega Caroli. Dunque è normale che da un certo momento in poi i bambini crescano più lentamente rispetto a quanto facevano qualche settimana prima.

 

 

 

“Inoltre, spesso i genitori pensano che i loro figli crescano poco perché hanno delle aspettative irrealistiche su come dovranno diventare” afferma Ferrando. “Sono abituati a pensare a certi lattanti cicciotti e pacifici della pubblicità, ma ci sono anche bimbi-grillo sempre in movimento, che non mettono mai su molto peso”.

 

Altre volte sono i pediatri stessi a spingere la famiglia verso uno svezzamento precoce. Succede sempre meno di frequente ma può ancora capitare, e per due motivi principali: o perché sono rimasti ancorati a una visione ormai antiquata, per cui la salute del bambino dipende tutta dai famigerati percentili di crescita, o perché stanno usando curve di crescita di riferimento superate.

 


“In realtà, come e quanto cresce è solo uno degli aspetti da prendere in considerazione per valutare lo stato di salute di un bambino. Io consiglio sempre di non guardare i kg che mette su, ma come si relazione con gli altri, come si muove, come dorme, come gioca” dichiara Ferrando. Precisando inoltre che non si può prescindere dalla variabilità individuale: “Come per gli adulti, ci sono bambini che vivono per mangiare, e bambino che mangiano per sopravvivere e la loro crescita sarà necessariamente diversa”.

 

Quanto alle curve di crescita, Caroli ricorda che quelle da utilizzare sono le curve dell'Oms, che tengono conto della possibilità di allattamento al seno. “Ma in circolazione ce ne sono ancora di basate su dati riferiti a bambini iperalimentati con latte formulato”.

 

 

Cresce poco? Non è detto che sia un male!

 

Tra l'altro, tutta questa ansia di veder “lievitare” il bambino non ha alcuna ragione scientifica e anzi potrebbe essere controproducente. “Gli studi più recenti mostrano che un eccesso di crescita nei primi due anni di vita è un fattore di rischio per lo sviluppo di obesità infantile” afferma Caroli. Dunque ben vengano uno svezzamento nei tempi giusti e una crescita lenta e progressiva.

 

“E se proprio la scarsa crescita si configura come problema medico, perché c'è effettivamente una malnutrizione con un apporto insufficiente di proteine e di energia, la cosa da fare è ottimizzare l'alimentazione lattea esistente e indicata per i primi sei mesi di vita del bambino, per esempio aggiungendo del latte artificiale se un eventuale allattamento al seno non fosse sufficiente, o aumentando le quantità di latte”.

 

 

 

 

Svezzamento a 4 mesi: può essere utile se c'è rischio di allergie?

 

“No: oggi sappiamo che non c'è alcun motivo né per posticipare né per anticipare l'introduzione di alimenti potenzialmente allergizzanti” spiega Caroli. “La predisposizione all'allergia esiste indipendente dal momento in cui si inizia lo svezzamento”. L'ultima conferma viene da uno studio pubblicato di recente dall'Associazione americana dei pediatri sulla rivista Pediatrics:

 

"non ci sono prove scientifiche che ritardare l'introduzione di alimenti allergizzanti oltre i quattro-sei mesi di vita riduca il rischio di sviluppare allergie alimentari, eczema, rinite allergica o asma"

 

Il caso del reflusso gastroesofageo

 


“Anche in caso di reflusso non occorre sospendere in anticipo l'alimentazione lattea” conclude Ferrando. “Eventualmente ci sono formule speciali che possono essere utilizzate in queste circostanze”.