Galleria fotografica

Svezzamento, 7 consigli pratici prima di iniziare

Di Valentina Murelli
01 Settembre 2015 | Aggiornato il 04 Ottobre 2017
Preoccupati dall'inizio dello svezzamento? Ecco qualche suggerimento per iniziare con il piede giusto e affrontare al meglio le inevitabili crisi. Consulenza di Silvia Scaglioni, pediatra endocrinologa esperta in nutrizione a Milano e di Lucio Piermarini, pediatra di famiglia a Terni, autore del libro Io mi svezzo da solo. 
Facebook Twitter More
2svezzamento

QUANDO E' IL MOMENTO GIUSTO PER INIZIARE

Secondo l'OMS, bisognerebbe aspettare i sei mesi compiuti prima di introdurre altri cibi oltre il latte nella dieta del bambino: un'indicazione fatta propria anche dal nostro Ministero della Salute. Sulla stessa linea si colloca la Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica, che riconosce i sei mesi come momento ideale, suggerendo comunque di rimanere in una finestra compresa tra i quattro e i sei mesi. Per l'Accademia americana di pediatria, il bambino dovrebbe bere solo latte per i primi 4-6 mesi.
Se i sei mesi del bambino sono indicati come il momento migliore per fargli provare nuovi alimenti, questo non significa infilargli in bocca il cucchiaino con la pappa allo scoccare del “complemese”. Lo svezzamento non deve essere un'imposizione: meglio aspettare che il piccolo manifesti interesse per il cibo. Il che di solito accade appunto intorno ai sei mesi, ma per qualcuno può avvenire prima o dopo.

1svezzamento

QUALI I SEGNALI PER CAPIRE SE E' PRONTO.

Per prima cosa, il piccolo deve essere in grado di stare seduto senza aiuto sul seggiolone, con la testa ben dritta. In secondo luogo, deve mostrare interesse per il cibo e – se si decide per l'autosvezzamento - essere capace di afferrarlo. Infine, deve saper deglutire gli alimenti. Se sputa o spinge fuori il cucchiaio non è pronto, perché non ha ancora perso quel riflesso che lo porta a tirare fuori la lingua per succhiare al seno o al biberon.

3svezzamento

LO SFORZO O NO? VISIONI DIVERSE.

Nella grande maggioranza dei casi, i bambini cominciano a cercare e ad accettare l'introduzione di nuovi alimenti intorno ai sei mesi. Se il tempo passa e questo non accade c'è il rischio che vadano incontro a carenze di alcuni micronutrienti come ferro e zinco. Questo vale soprattutto per i piccoli allattati al seno, perché il latte di mamma scarseggia di queste sostanze.
Secondo i pediatri che propongono lo svezzamento tradizionale, per evitare il rischio di carenze dopo il settimo mese del bambino bisogna insistere con maggior decisione, arrivando a forzarlo un pochino, anche se lui non sembra interessato. Per Lucio Piermarini questo non è necessario: “Per i pochi bambini che dopo i sette-otto mesi ancora non vogliono saperne di mangiare, il pediatra può consigliare un integratore di ferro o sali minerali”.

4svezzamento

DIFFERENZE PER CHI E' ALLATTATO AL SENO O BEVE LATTE ARTIFICIALE?

Cambia qualcosa se è stato allattato al seno o no? No, non cambia nulla: le indicazioni previste dagli organismi internazionali valgono per entrambe le situazioni. Spesso si tende ad anticipare lo svezzamento dei bambini nutriti con latte formulato, ma non ce n'è bisogno, perché questo alimento contiene tutto il necessario. Al massimo, considerato che il latte artificiale ha sempre lo stesso sapore, dal quinto mese si può proporre al bambino qualche piccolo assaggio di verdura cotta e passata, per abituarlo a gusti nuovi.

5svezzamento

C'E' IL RISCHIO CHE SI STROZZI CON L'AUTOSVEZZAMENTO?

È una delle preoccupazioni principali dei genitori, soprattutto se alle prese con l'autosvezzamento. Per fortuna, bastano pochi accorgimenti per ridurre al minimo questa possibilità.
Per prima cosa, il bambino deve essere pronto: deve stare seduto e saper deglutire. Se qualcosa gli va di traverso, nella grande maggioranza dei casi sa cavarsela da solo, ma comunque non va mai lasciato solo durante i pasti, anche per controllare che non si infili in bocca troppo cibo. E mentre si mangia non si fanno altre attività, tipo correre o giocare.
Alcuni cibi sono più a rischio di altri: per esempio quelli piccoli, lisci e tondeggianti come arachidi, chicchi d'uva, pomodorini, olive, nocciole, oppure quelli appiccicosi, come un boccone troppo grosso di prosciutto crudo, o quelli sodi o filamentosi come carota e finocchio (crudi). In questi casi, basta presentarli in modo adatto, rompendoli, cuocendoli o spezzettandoli.

6svezzamento

COSA FARE SE RIFIUTA IL CIBO.

Niente panico. All'inizio è la norma, sia con svezzamento tradizionale sia con autosvezzamento. Magari il bambino sembra interessato, ma poi si limita a giocare con la pappa. Può darsi che sia ancora presto: se dopo qualche giorno di tentativi i rifiuti continuano, meglio riprovare più avanti.
Altre volte, invece, è solo una chiusura nei confronti della novità: qui la soluzione è proporre più volte lo stesso alimento per qualche giorno di fila: ci vuole più di un assaggio per "educare" il gusto del piccolo. Un consiglio: l'atteggiamento di chi propone il cibo deve sempre essere positivo, tranquillo e giocoso. Il momento del pasto deve essere sereno e rilassato, non fonte d'ansia e di agitazione.

7svezzamento

COSA FARE SE SALTA UN PASTO O MANGIA POCO.

Capita: a volte, il bambino non mangia, non vuole proprio saperne, anche se lo svezzamento è già iniziato. Ebbene, nessuna paura: è tutto normale e il piccolo mangerà al pasto successivo.
Stesso suggerimento se la preoccupazione è che il bambino mangi poco. “Spesso questo timore deriva da un nostro errore di valutazione" spiega Silvia Scaglioni. "Ci sembra che il bambino mangi poco, ma effettivamente ha bisogno di poco: tra i sei mesi e un anno un pasto dovrebbe comprendere 20 grammi di cereali, 20 grammi di carne fresca, 30 grammi di verdura".
Se il bimbo è sereno e i controlli periodici dal pediatra dicono che cresce in modo regolare, inutile farsi problemi, anche se non è un mangione.
Leggi anche l'articolo:

QUANDO E' IL MOMENTO GIUSTO PER INIZIARE

Secondo l'OMS, bisognerebbe aspettare i sei mesi compiuti prima di introdurre altri cibi oltre il latte nella dieta del bambino: un'indicazione fatta propria anche dal nostro Ministero della Salute. Sulla stessa linea si colloca la Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica, che riconosce i sei mesi come momento ideale, suggerendo comunque di rimanere in una finestra compresa tra i quattro e i sei mesi. Per l'Accademia americana di pediatria, il bambino dovrebbe bere solo latte per i primi 4-6 mesi.
Se i sei mesi del bambino sono indicati come il momento migliore per fargli provare nuovi alimenti, questo non significa infilargli in bocca il cucchiaino con la pappa allo scoccare del “complemese”. Lo svezzamento non deve essere un'imposizione: meglio aspettare che il piccolo manifesti interesse per il cibo. Il che di solito accade appunto intorno ai sei mesi, ma per qualcuno può avvenire prima o dopo.
Facebook Twitter More