Svezzamento

Svezzamento e autosvezzamento: una terza via è possibile

Di Alice Dutto
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18 Gennaio 2016 | Aggiornato il 14 Settembre 2017
I modi di affrontare lo svezzamento del bambino sono diversi: la buona notizia è che è possibile integrarli. Ce ne parla Ilaria Giulini Neri, pediatra dell'Ospedale di Melegnano e nutrizionista presso l'Icans
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È verso i sei mesi di vita del neonato che si comincia a parlare di svezzamento. C'è chi preferisce procedere con un metodo tradizionale, preparando specifiche pappe per il proprio bambino, e chi invece opta per l'autosvezzamento, un approccio secondo cui il bimbo può mangiare tutto quello che mangiano i genitori. Esiste però anche una “terza via” che unisce queste due visioni.

 

Ci spiega tutto Ilaria Giulini Neri, pediatra dell'Ospedale di Melegnano e nutrizionista presso il Centro Internazionale per lo Studio della Composizione Corporea (Icans).

 

Quando si può iniziare lo svezzamento?


Tipicamente, lo svezzamento viene fissato quando il bimbo ha sei mesi. Tuttavia, c'è da fare una piccola precisazione: le attuali evidenze ci dicono che il bambino deve essere pronto per questo passo, dandoci dei segnali precisi. Questo può avvenire un po' prima, ma anche un po' dopo rispetto al periodo indicato. Possiamo dire che è accettabile dare degli alimenti diversi dal latte a partire dall'età di quattro mesi, ma l'ideale sarebbe proseguire con l'allattamento esclusivo al seno (se le condizioni lo permettono) fino ai sei mesi e poi passare agli alimenti solidi.

 

Quali sono i principi generali da seguire?


Il latte, materno o artificiale, rappresenta comunque l'alimento principale nel primo anno di vita del bambino. A questo devono essere affiancati degli alimenti solidi, anche se non c'è più la necessità di seguire uno schema rigido e fisso di introduzione degli alimenti. Prima, infatti, si stava molto attenti al potere allergizzante del cibo e per questo gli alimenti venivano introdotti nella dieta del neonato seguendo tempi precisi. Tuttavia, ma si è visto che questo metodo non è efficace nel prevenire le allergie e per questo ora c'è più flessibilità. 


Tutto ciò tenendo però sempre presente che è bene non fare troppe introduzioni insieme. Quindi: si fa provare un nuovo alimento, lo si propone per qualche giorno di seguito, controllando che non ci siano reazioni negative, e poi si passa a quello successivo.

 

Cosa si può fare se il bambino non collabora?


Uno degli ingredienti dello svezzamento è la pazienza nel proporre gli alimenti. Bisogna sempre considerare che il bambino, abituato al latte, passa in questo momento a cibi che hanno tutt'altra consistenza, sapore e odore. Quindi è normale che all'inizio possa avere qualche resistenza. Il consiglio è quello di dare al bambino il tempo di abituarsi e di non arrendersi ai suoi rifiuti.

 

Che cos'è l'autosvezzamento?


L'autosvezzamento è una tendenza molto recente secondo cui ai bambini vengono proposti, opportunamente tritati e sminuzzati, gli stessi alimenti che mangiano i genitori. 

 

C'è una via di mezzo?


Sì, esiste una terza via: senza arrivare a un vero e proprio autosvezzamento, si possono utilizzare le pappe, ma senza seguire schemi rigidi nella proposta degli alimenti ai piccoli.

 

A cosa bisogna fare sempre attenzione?


Qualunque sia la scelta, ci sono delle regole che devono valere per tutti: no agli eccessi proteici; no al latte vaccino almeno fino al compimento del dodicesimo mese di vita; no all'utilizzo di sale e zucchero negli alimenti per i bambini e no all'utilizzo di miele.