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Alimentazione bambino

Svezzamento, quando iniziare

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22 Giugno 2010
Le linee guida Oms consigliano l'allattamento esclusivo al seno fino ai sei mesi. Dopo i sei mesi, tuttavia, una dieta soltanto lattea potrebbe non bastare più.

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NON TROPPO PRESTO “Il latte materno presenta un mix ideale di nutrienti, calorici e non, in più contiene inimitabili sostanze bioattive capaci di indurre la crescita e la maturazione ottimale di vari apparati (intestinale, nervoso, immunitario, endocrino).” evidenzia Leonardo Miniello, docente di nutrizione e dietetica pediatrica dell'Università di Bari. I latti formula, invece, per quanto tentino di imitare il latte materno, riescono ad “adattarsi” alla sola composizione quantitativa del ‘gold standard’, senza eguagliarne gli effetti biologici.

Questo significa che, se il bambino è allattato al seno e cresce adeguatamente, non c’è motivo di anticipare il divezzamento prima dei 5-6 mesi; se è allattato artificialmente, invece, una precoce introduzione di cibi solidi potrebbe risultare dannosa in quanto incrementa il rischio di allergie alimentari. Inoltre, i reni, già oberati da un importante carico di soluti dovuto all’assunzione di latti formula, devono fare uno straordinario per smaltire anche il carico proteico e salino della prima pappa. Un lavoro decisamente impegnativo per un organo in rodaggio.

Sia che il bebè venga allattato al seno sia che venga nutrito artificialmente, prima di una certa età risulta insufficiente la secrezione di amilasi, un enzima capace di digerire l’amido contenuto negli alimenti.

Prima dei 4 - 5 mesi, inoltre, nel lattante sono presenti sia il riflesso di suzione che quello di estrusione della lingua, che mal si conciliano con l’assunzione di cibi solidi: il primo, che serve al bambino per succhiare il latte, potrebbe indurlo ad inalare la pappa, provocando conseguenze anche serie; il secondo renderebbe vano il tentativo di introdurre alimenti con il cucchiaino. Insomma, una precoce introduzione di alimenti diversi dal latte sarebbe del tutto inutile, se non rischiosa”.

Se è sbagliato cominciare troppo precocemente, è consigliabile anche non rimandare troppo l’appuntamento con le prime pappe. “Una dieta esclusivamente lattea dopo i 6 mesi può risultare insufficiente a soddisfare le esigenze nutrizionali del lattante” sostiene il prof. Miniello, “e questo potrebbe determinare ritardi di crescita o deficit immunitari.

In più, si è visto che tra i 4 mesi e mezzo e i 7 mesi, il bambino si trova nella cosiddetta ‘fascia di tolleranza’, nella quale il suo organismo ‘processa’ gli alimenti, impara a conoscerli e ad assimilarli. Gli stessi alimenti, invece, se somministrati dopo i 7 mesi, possono aumentare il rischio di sviluppare intolleranze. Ecco perché l’ideale sarebbe introdurne il maggior numero possibile entro il 7° mese”.

L'ETA' GIUSTA Le linee guida dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) consigliano l’allattamento esclusivo al seno fino ai 6 mesi di vita del bambino. “Se la donna allatta al seno e il bambino cresce adeguatamente, può anche decidere di continuare ad allattarlo fino a 6 mesi” risponde Vito Miniello.

“Si tenga presente però che le indicazioni OMS riguardano i bambini di tutto il mondo: il latte materno è utilissimo per prevenire infezioni a carico dell’apparato gastrointestinale, che nei primi mesi di vita del bambino sono molto frequenti nei Paesi in via di sviluppo, in cui le condizioni igieniche non sono ottimali.

Protrarre l’allattamento al seno allora è un ottimo metodo per preservare il sistema immunitario ancora immaturo del piccolo dal rischio infezioni. Dopo i sei mesi, tuttavia, una dieta esclusivamente lattea non basta più, perché vengono a mancare nutrienti fondamentali come il ferro, che devono essere integrati attraverso le pappe”.

Intorno al 5° mese, sostiene però Miniello, il bambino ha raggiunto una maturazione neurologica che gli consente un buon controllo della testa, il riflesso di estrusione comincia a venir meno, i reni sono quasi rodati, si è completata la maturazione della barriera della mucosa intestinale, necessaria per contrastare le allergie alimentari, ed è iniziata un’adeguata produzione di enzimi per la digestione di amidi, proteine ed altre sostanze introdotte con le pappe.

NON SMETTERE DI ALLATTARE! Proseguire l’allattamento al seno anche dopo che il piccolo ha iniziato ad avventurarsi nelle pappe risulta provvidenziale per la prevenzione di malattie quali la celiachia ed il diabete in soggetti geneticamente predisposti: il latte materno infatti “processa” particolari sostanze degli alimenti (ad esempio il glutine), maturando l’apparato digerente e, al tempo stesso, allertando il sistema immunitario. Senza dimenticare che la mammella garantisce un rassicurante momento di contatto con la mamma, in un periodo di novità alimentari.

Quante poppate fare al giorno? Nella prima fase del divezzamento sono raccomandabili 4 poppate ed una pappa; dal 6° mese le poppate diventano 3 e le pappe 2 mentre, a partire dal 7° mese fino al compimento dell’anno di età, sono previste 2 pappe e 2 poppate.

Questo articolo fa parte della Guida allo svezzamento

La guida è stata redatta con la consulenza del prof. Vito Leonardo Miniello, Docente di Nutrizione e Dietetica Pediatrica - Università di Bari-, Presidente della Società Italiana di Pediatria - Regione Puglia.

Il prof. Miniello è autore di numerosi lavori scientifici pubblicati su riviste nazionali ed internazionali e di libri sulla nutrizione pediatrica, tra i quali “Nutrizione e patologie del bambino” (Il Pensiero Scientifico Editore),“La nutrizione del bambino sano” (Il Pensiero Scientifico Editore),“Mamma e lattante” ( Silvana Editoriale).

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