Prime pappe

Svezzamento: una tappa importante

Di Valentina Murelli Angela Bisceglia
svezzamento
07 Maggio 2019
Per svezzamento si intende il passaggio da un'alimentazione soltanto lattea a una costituita anche da cibi semisolidi e solidi. Affrontare bene questa tappa fondamentale di crescita del bambino significa investire sulla sua salute futura.
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Svezzamento o divezzamento (sono sinonimi): con queste parole si intende il passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea (materna o artificiale) ad una diversificata, che integra il latte con alimenti diversi che completano in termini energetici e nutrizionali i bisogni del bambino.

Alla lettera, questi termini hanno una connotazione negativa perché fanno riferimento all'allontamento da un (presunto) vizio, cioè il fatto di poppare al seno o al biberon. “In realtà la suzione è un riflesso primitivo, un istinto presente già nella vita intrauterina ” sottolinea Vito Leonardo Miniello, pediatra nutrizionista del Policlinico di Bari e vice presidente della Società Italiana di Pediatria preventiva e sociale. "Già a partire dalla 18ma settimana di gestazione, infatti, questo riflesso permette al feto di succhiare fino a 100 ml di liquido amniotico al giorno, sperimentando così i vari sapori dei cibi assunti dalla mamma".

E la suzione è fondamentale per l'allattamento, al seno o artificiale, che è la prima forma di alimentazione del bambino. Ecco perché oggi al termine svezzamento molti preferiscono l'espressione alimentazione complementare.

 

L'importanza dello svezzamento

L'inizio dell'alimentazione complementare rappresenta una tappa molto importante nella crescita del piccolo, dal punto di vista sia nutrizionale sia psicologico.

Dal punto di vista nutrizionale lo svezzamento serve a far fronte al progressivo depauperamento di nutrienti quali ferro, zinco, acidi grassi essenziali, che fino ai sei mesi circa sono garantiti dal latte materno, che però poi ne diventa carente. Per questo oltre tale età devono essere introdotti con altri alimenti per rispondere al fabbisogno crescente del bambino.

Dal punto di vista psicologico, il divezzamento segna il passaggio dalla dipendenza totale dalla mamma ad una forma di autonomia che arricchirà le esperienze gustative del bambino e gli insegnerà nuove modalite di assunzione del cibo (con il cucchiaino e il bicchiere).

In effetti con lo svezzamento cambia tutto: non solo quello che si mangia, ma anche il modo in cui lo si mangia: non più in braccio, semisdraiati, ma seduti e non più attraverso la sola suzione, ma anche attraverso altri movimenti della bocca. Ecco perché serve che il bambino sia pronto.

 

Un investimento per la salute futura

Come scrive Alberto Ferrando nel libro Come nutrire mio figlio, "l'alimentazione complementare rappresenta una fase importantissima dello sviluppo del bambino perché i comportamenti alimentari assunti nel periodo che va dai sei mesi ai due anni di vita determinano le basi educative, metaboliche, psicologiche e comportamentali per un'alimentazione corretta per tutta la vita".

Del resto è sempre più chiaro quanto sia importante l'alimentazione, fin da piccolissimi, nel prevenire patologie croniche degenerative dell’età adulta quali obesità, aterosclerosi, ipertensione e diabete.

“Per esempio è stato dimostrato che un divezzamento ad elevata concentrazione di proteine è in grado di condizionare anche strutture genetiche, tanto da ipotecare seriamente il rischio di obesità in epoche successive della vita" spiega Miniello. "In altre parole, il regime dietetico adottato nelle prime epoche di vita influisce sensibilmente sulla costituzione dell’organismo e in definitiva sul suo destino biologico”.

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