Salute

Morbillo: ecco come indebolisce il sistema immunitario, riducendo le difese

Di Valentina Murelli
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05 Novembre 2019
Il virus del morbillo provoca un'amnesia immunitaria che porta l'organismo a “dimenticare” parte delle infezioni già affrontate e a mostrarsi meno pronto nei confronti di nuove infezioni. Le prove nei risultati di due studi pubblicati sulle riviste "Science" e "Science Immunology"

 
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Il morbillo non è pericoloso solo di per sé – poiché può comportare complicanze gravi, che possono anche rivelarsi fatali – ma anche perché può compromettere a lungo il funzionamento del sistema immunitario dell'organismo.

In particolare, i risultati di due studi appena pubblicati sulle riviste "Science" e "Science Immunology" mostrano che l'infezione da parte del virus del morbillo da un lato induce una sorta di amnesia immunitaria dell'organismo, che può tornare suscettibile a infezioni che aveva già affrontato in passato, e dall'altro ne limita la capacità di affrontare nuove infezioni. Il tutto per un periodo di tempo abbastanza lungo, probabilmente per anni.

 

 

Le ricadute del morbillo sul sistema immunitario

Che il morbillo abbia un'influenza decisamente negativa sul sistema immunitario è noto in realtà da molto tempo: già nei primi anni del Novecento, un medico austriaco aveva riportato il caso di un bambino in cui il test cutaneo della tubercolina (che permette di indicare se c'è stato o meno contatto con il batterio responsabile della tubercolosi) era passato da positivo a negativo dopo un'infezione con morbillo. E negli anni sono stati riferiti vari casi di attenuazione di psoriasi – una malattia causata da un'attivazione anomala del sistema immunitario – in pazienti che avevano avuto il morbillo.

 

Infine, nel 2015, un gruppo di ricerca guidato da Bryan Grenfell, biologo esperto di dinamiche di popolazione della Princeton University, aveva analizzato i dati relativi alla mortalità in vari paesi prima e dopo l'introduzione della vaccinazione di massa contro il morbillo, scoprendo che nei due o tre anni successivi un'epidemia di morbillo si registrava un aumento di malattie e morti causate da altri agenti infettivi. A indicare, appunto, un indebolimento della capacità di difesa dell'organismo conseguente al morbillo stesso.

 

 

Amnesia immunitaria

Al gruppo di ricerca di Greenfall apparteneva un giovane studente, Michael Mina, che ha deciso di andare ancora più a fondo della questione e per farlo si è rivolto a una popolazione molto particolare: un gruppo di protestanti ortodossi olandesi, che per convinzione religiosa non fanno vaccinare i loro figli, neppure contro il morbillo.

 

 

Con un gruppo di colleghi, Mina ha analizzato campioni di sangue provenienti da 77 bambini non vaccinati, prima e dopo che si ammalassero di morbillo durante un'epidemia che si è verificata in Olanda nel 2013. In particolare, i ricercatori hanno utilizzato un test chiamato VirScan che permette di analizzare contemporaneamente la presenza di anticorpi contro migliaia di virus e molti tipi di batteri.

 

Ricordiamo che la presenza nel sangue di un anticorpo specifico contro un determinato agente infettivo è segno che l'organismo ha incontrato in passato quell'agente e che è pronto ad attaccarlo in maniera massiccia e veloce in caso di nuovo incontro (si parla di memoria immunitaria). Ebbene, il VirScan ha rivelato che dopo la malattia i bambini non vaccinati avevano perso dall'11% al 73% degli anticorpi che possedevano prima di contrarre il morbillo.

 

In pratica, questo significa che dopo il morbillo quei bambini avevano perso parte – in alcuni casi una buona parte – delle difese immunitarie che si erano costruiti nel tempo, rimanendo scoperto rispetto alla possibilità di riammalarsi di malattie già affrontate. Ma attenzione: un'analisi analoga effettua su bambini vaccinati ha mostrato che, al contrario, la vaccinazione non comporta perdita di anticorpi.

 

Secondo gli autori dello studio, pubblicato sulla rivista "Science", l'unico modo per ricostruire quella naturale “biodiversità” di anticorpi sarebbe esporre nuovamente il bambino alle infezioni in questione (con tutti i disagi e i rischi che questo comporta) o, quando possibile, vaccinarli (per la prima volta o nuovamente, se avevano già fatto il vaccino) contro di esse.

 

 

Attacco ai linfociti B

Per capire meglio le basi cellulari del fenomeno, un altro gruppo di ricerca, guidato da Velislava Petrova del Wellcome Sanger Institute di Cambridge, in Gran Bretagna, ha condotto ulteriori analisi sui campioni di sangue di un sottogruppo dei bambini studiati da Mine. Grazie a questa nuova analisi, si è scoperto che dopo l'infezione c'è una riduzione del numero di cellule responsabili della produzione di anticorpi relativi ad agenti infettivi incontrati in passato, i cosiddetti linfociti B di memoria.

 

Non solo: c'è anche un impatto su altro tipo di linfociti B, chiamati naive e deputati a combattere infezioni rare, di cui viene impedita la corretta maturazione.

 

Da un lato, quindi, il virus del morbillo distrugge il “ricordo” di alcune infezioni incontrate in passate, rendendo nuovamente suscettibili all'infezione. Dall'altro ostacola la capacità del sistema immunitario di affrontare nuove infezioni.

 

 

Anche se non è ancora chiaro quali siano le conseguenze precise di questi eventi cellulari in termini di mortalità successive, per gli autori di questi studi i risultati ottenuti sono sufficienti per ribadire ancora una volta l'importanza della vaccinazione contro il morbillo. Per evitare una malattia pericolosa di per sé, per via delle complicazioni alle quali può portare – l'Organizzazione mondiale della sanità ricorda che in tutto il mondo, dal 2000 al 2017 la vaccinazione contro il morbillo ha salvato 21 milioni di vite umane – ma anche per evitare di rimanere indifesi contro altre malattie infettive.