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Rinvio delle vaccinazioni: quando è necessario?

Di Valentina Murelli Angela Bisceglia
vaccinazionebambini

11 Novembre 2014 | Aggiornato il 15 Gennaio 2018
Raffreddore, febbre, diarrea: se sono lievi, non rendono necessario rimandare le vaccinazioni, che vanno invece rinviate in caso di malattie moderate o gravi. In questi casi meglio aspettare la guarigione.

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L'appuntamento per la vaccinazione è fissato, ma magari il bimbo "non sta bene". È il caso di rinviare? Vediamo quando è necessario farlo.

 

Raffreddore, febbre, diarrea: se sono lievi il vaccino si può fare

A fare il punto sulle condizioni nelle quali è meglio rinviare le vaccinazioni - o addirittura rinunciarvi del tutto - è la Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni. L'ultima edizione, curata da esperti di tutta Italia con il contributo di varie società scientifiche, è stata rilasciata a luglio 2017.

 

Secondo la Guida, malattie lievi come otite media, infezioni del tratto respiratorio superiore (raffreddore, mal di gola, forme influenzali), diarrea, non comportano un rinvio della vaccinazione. Neppure se c'è febbre. “In questi casi, infatti, non c'è il rischio che la vaccinazione non funzioni o che possa aumentare il rischio di effetti collaterali" spiega il pediatra di famiglia Rosario Cavallo, responsabile del Gruppo di lavoro sulla prevenzione delle malattie infettive dell'Associazione culturale pediatra, tra gli estensori della Guida.

 

In caso di malattia più seria meglio aspettare
"Ovviamente - precisa Cavallo - parliamo di forme lievi di queste malattie". Se si tratta invece di forme più importanti, o di malattie moderate o gravi come può essere una polmonite - meglio rimandare a dopo la guarigione. Anche in questi casi in realtà non ci sono evidenze che la malattia possa ridurre l'efficacia del vaccino o aumentare il rischio di eventi avversi, ma per precauzione meglio aspettare.

 

Tra l'altro, è naturale che i genitori preferiscano aspettare anche di fronte a una malattia tutto sommato banale ma con sintomi di un certo rilievo, che rendono complicato andare in ambulatorio. Per esempio se la diarrea è forte e il malessere del bimbo è elevato.

 

Se si stanno assumendo farmaci, è opportuno chiedere al pediatra

Un'altra domanda comune tra i genitori è se l’assunzione di farmaci sia una controindicazione alla vaccinazione. “Dipende dai farmaci e dal motivo per cui si stanno assumendo” risponde Alberto Villani, Responsabile di pediatria generale e malattie infettive dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma e presidente della Società italiana di pediatra.

 

Alcuni farmaci, infatti, possono ridurre la risposta immunitaria e rendere di fatto inefficaci i vaccini. Può succedere con alcuni chemioterapici o con farmaci per il trattamento di malattie autoimmuni, che possono indebolire il sistema immunitario: in questi casi sarà lo specialista che segue il bambino a indicare i tempi opportuni per fare le vaccinazioni.

 

Se il piccolo sta prendendo antibiotici in genere non è necessario rimandare, ma va fatto presente al medico, perché alcuni possono interferire con l'efficacia di certi vaccini.

 

E se il bambino soffre di convulsioni, epilessia o altri disturbi neurologici?
In questi casi bisogna verificare bene di che malattia si tratti e quali siano le sue condizioni. Se è già stata caratterizzata e stabilizzata si può vaccinare senza problemi. Altrimenti la guida suggerisce di attendere la sua stabilizzazione.

 

 

Niente paura se si rinvia di qualche giorno o settimana la somministrazione di un vaccino

"Se è stato stabilito un calendario vaccinale vuol dire che, in condizioni di normalità, è preferibile somministrare i vaccini nei periodi indicati dal calendario stesso" sottolinea Villani. "Detto questo, però, non c’è da preoccuparsi se per una serie di contingenze si deve slittare l'appuntamento di qualche giorno o settimana". Anche nel caso di dosi successive alla prima, un piccolo ritardo non comporta problemi: il bimbo sarà comunque protetto anche in questo periodo dalla malattia contro la quale si deve vaccinare.


Quando il vaccino va evitato
Sono controindicati i vaccini che contengano componenti che, nel corso di precedenti vaccinazioni, hanno causato al bambino una reazione allergica grave, cioè uno shock anafilattico. Lo stesso vale se il bambino ha avuto uno shock anafilattico provocato dal lattice che può essere presente nella confezione del vaccino, per esempio nel tappo della fiala o della siringa o nello stantuffo della siringa.

Reazioni allergiche non gravi a una vaccinazione precedente non comportano invece controindicazioni a vaccinazioni successive.

E se il piccolo ha avuto, in passato, reazioni allergiche gravi a sostanze che non c'entrano nulla con i vaccini, come alimenti o altri farmaci? In questi casi non ci sono problemi: i vaccini si possono fare. La Guida alle controindicazioni consiglia tuttavia di prolungare il periodo di osservazione dopo la vaccinazione a 60 minuti.

Se sono in corso tumori, leucemie, malattie del sistema immunitario (tra le quali HIV/AIDS) la situazione va attentamente analizzata caso per caso. In generale possono essere sconsigliati i vaccini vivi attenuati (come quello contro morbillo, parotite e rosolia o quello contro la varicella). I vaccini inattivati come l'esavalente possono invece essere controindicati in alcuni casi e caldamente raccomandati in altri.