Vaccinazioni

Vaccinazioni: le risposte a 3 GRANDI dubbi dei genitori

Di Simona Regina
vaccinazioni
25 Febbraio 2015 | Aggiornato il 01 Marzo 2016
I bambini sono troppo piccoli per le vaccinazioni? Somministrare troppi vaccini insieme sovraccarica il sistema immunitario? I vaccini causano reazioni avverse pericolose? Le risposte degli esperti ai tre dubbi più comuni tra i genitori riguardo le vaccinazioni e i bambini.
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“Alcune malattie infettive sembrano scomparse e i genitori potrebbero chiedersi per quale motivo è necessario continuare a vaccinare i propri figli. Qualche genitore pensa che la scomparsa nel nostro Paese di malattie infettive come la poliomielite o la notevole riduzione di malattie come il morbillo siano dovute solo alle migliorate condizioni socio-economiche.

 

In realtà questo non sarebbe mai accaduto senza le vaccinazioni. Più elevati standard di vita e servizi igienico-sanitari da soli, purtroppo, non possono garantire la protezione dalle malattie infettive. Se si dovesse smettere di vaccinare, aumenterebbe la quota di soggetti non protetti e anche un’occasionale introduzione di virus e batteri potrebbe determinare l’insorgenza di epidemie di poliomielite o di altre gravi malattie al momento scomparse in Italia e in altre parti del mondo. Per questo dobbiamo continuare a vaccinare i nostri bambini”.


Così l’assessore alla Sanità del Veneto, Luca Coletto, si rivolge ai genitori nell’opuscolo informativo “Vaccinazioni dubbi e risposte”: uno strumento pensato per rispondere alle domande e alle preoccupazioni che molto spesso mettono in difficoltà le mamme e i papà quando si avvicina la fatidica età delle vaccinazioni pediatriche.


“Sono essenzialmente tre le domande che più spesso ci rivolgono i genitori” spiega Giuseppina Napoletano, responsabile dell’Ufficio profilassi malattie infettive del Dipartimento di Prevenzione dell’ULSS 20 di Verona. “Hanno a che fare con quei dubbi che più alimentano ansie e paure e a volte determinano un ritardo o addirittura il rifiuto a sottoporre il proprio figlio alle vaccinazioni. Ecco perché noi cerchiamo di ascoltare la loro voce e creare, attraverso diversi strumenti, occasioni di confronto e dialogo con i genitori. Ancor di più da quando, nel 2008, nel Veneto è stata approvata la legge di sospensione dell’obbligo, e attualmente le vaccinazioni rappresentano un’opportunità”.


1) I bambini sono troppo piccoli per le vaccinazioni?


I vaccini agiscono stimolando il sistema immunitario, il sistema naturale di dife­sa dell’organismo, affinché produca anticorpi in grado di impedire che una malattia prenda il sopravvento. Alcuni però ritengono che il sistema immunitario del bambino sia ancora immaturo.

 

Un dubbio che solleva chi decide di non vaccinare i propri figli riguarda proprio l’età: il sistema immunitario dei neonati è in grado di sopportare la somministrazione dei vaccini?

 

“Il sistema immunitario dei neonati è pronto a rispondere agli agenti che possono veicolare malattie” precisa Napoletano. “Se così non fosse il contatto con il mondo esterno, dopo la nascita, sarebbe estremamente pericoloso e tutti si ammalerebbero con estrema facilità, cosa che per fortuna non accade. 

 

Il sistema immunitario dei neonati è in grado di rispondere adeguatamente alla somministrazione dei vaccini. Mentre ritardare l’inizio del ciclo vaccinale significa prolungare il periodo in cui il bambino non è protetto contro alcune malattie, come la pertosse e le meningiti, che possono essere molto gravi nel primo anno di vita. Per questo è importante proteggerlo il prima possibile”. 

 

 

Inoltre, sottolinea Napoletano, calendario, vaccini ed età di somministrazione sono studiati affinché questo in­tervento preventivo risulti semplice ed efficace nell’assicurare la tutela della salute dei bambini.

 

E sempre più spesso i vaccini sono offerti in forma associata per ridurre il numero di iniezioni.


2) Somministrare troppi vaccini insieme sovraccarica il sistema immunitario?


Molti genitori scettici nei confronti dei vaccini temono che tante vaccinazioni insieme possano sovraccaricare il sistema immunitario del bambino. “A questi genitori cerchiamo di spiegare che in realtà il bambino è in grado di rispondere a vari agenti contemporaneamente: del resto, a meno che non viva sotto una campana di vetro, ha già a che fare con virus e batteri nella vita di tutti i giorni,” dice Napoletano. Quotidianamente cioè entra in contatto, attraverso il cibo che mangia o l’aria che respira, con vari germi, più o meno patogeni, presenti nell’ambiente.

 

“Da un lato, dunque, il sistema immunitario è estremamente potente: è in grado cioè di riconoscere e combattere efficacemente milioni di sostanze diverse (antigeni). Dall’altro, oggi, possiamo contare su vaccini che contengono un numero minimo di antigeni, molto inferiori a quelli veicolati dalla malattia.

 

Si consideri per esempio che il batterio che causa la pertosse possiede più di 3000 sostanze che funzionano come antigeni, mentre il vaccino contro la pertosse ne ha solo tre, quelli che servono a stimolare una risposta adeguata nei confronti della malattia”.

 

 


3)  I vaccini causano reazioni avverse pericolose?


I vaccini non solo rafforzano lo sviluppo del sistema immunitario, ma stimolano anche la memoria immunitaria in modo che l’organismo sia capace di reagire prontamente quando in futuro verrà a contatto con il virus o il batterio che può provocare la malattia.

 

Il vaccino, insomma, è una sorta di “allenamento” che rende l’organismo più forte per vincere la sfida contro le malattie. Mentre malattie infettive prevenibili con i vaccini, come il morbillo o la varicella, espongono il bambino ad altre infezioni e a possibili complicanze che possono essere molto pericolose. Basti pensare all’encefali­te, possibile complicanza del morbillo, una grave infiammazione del cervello che può essere mortale oppure causare sordità o ritardo mentale.


“Eppure le malattie spaventano meno degli eventuali effetti collaterali dei vaccini” precisa Napoletano. Ma i genitori, preoccupati per la salute dei propri figli, non sono i soli a tenere alta la guardia nei confronti delle reazioni ai vaccini. “Anche gli operatori sanitari sono in allerta per valutare prima eventuali controindicazioni e monitorare dopo eventuali reazioni avverse”.

 

Prima delle vaccinazioni è opportuno infatti capire se il bambino è in buon stato di salute e non presenta controindicazioni alla vaccinazione, come per esempio reazioni allergiche ad alcuni componenti del vaccino. “In generale, raffred­dore e lievi infezioni delle prime vie respiratorie non rappresentano una controindicazione alla somministrazione di vaccini. È meglio invece posticipare la somministrazione in caso di malattia acu­ta con febbre”.  

 

Dopo la vaccinazione, invece, le reazioni più comuni riguardano gonfiore, rossore o dolore nel punto dove è stata effettuata l’iniezione: in questi casi può dare conforto applicando panni freschi. A volte, inoltre, si può manifestare febbre: se superiore a 38°C si procede alla somministrazione di farmaci antipiretici.
 
In Veneto, dal 1993, è attivo il Canale Verde: il Centro regionale di riferimento di consulenza prevaccinale e sorveglianza degli eventi avversi a vaccinazione. “I dati sulle reazioni avverse raccolti da questa attività ci consentono di procedere con tranquillità nella somministrazione dei vaccini, perché gli effetti collaterali documentati sono irrisori rispetto alle complicanze delle malattie da cui i vaccini proteggono.

 

In 21 anni di attività, su oltre 29 milioni di dosi di vaccino somministrate si sono avute 7.929 segnalazioni di sospette reazioni avverse, per lo più lievi, che sono poi state analizzate per verificarne l’effettiva relazione con il vaccino e l’entità del disagio causato. Ebbene, tutte le reazioni avverse accertate si sono risolte: febbre, vomito, sonnolenza e anche le reazioni più gravi (come le convulsioni febbrili) non hanno determinato conseguenze sulla salute dei bambini. Solo in rarissimi casi (4 bambini e 11 adulti) sono persistiti disturbi a distanza, con un tasso pari a 0,45 per milione (meno di 1 caso ogni 2 milioni di dosi di vaccino somministrato)”.
 
E poi c’è il presunto legame tra vaccini e autismo, infondato ma insidioso. Una leggenda ampiamente smentita dalle ricerche scientifiche, ma che continua puntualmente a riaccendere il dibattito sulla pericolosità dei vaccini.

 

“È comune nell’esperienza clinica di chi si occupa di autismo – spiegano sul portale Epicentro il neuropsichiatra Antonio Persico e la neurobiologa Maria Luisa Scattoni – incontrare bambini di 3-4 anni con disturbi autistici anche gravi e genitori che collocano l’insorgenza dei sintomi/l’esordio del disturbo nei giorni/nelle settimane immediatamente successive a un’infezione importante oppure a una vaccinazione”.  

 

Ma “una ricostruzione accurata della storia familiare e personale – precisano– rivela, a posteriori, segnali chiari di un problema più remoto, preesistente alla somministrazione dei vaccini: da difficoltà nel concepimento o minacce d’aborto durante la gravidanza, al ritardo nella lallazione, una riduzione/ritardo della condivisione dello sguardo nella relazione madre-bambino o, ancora, selettività nelle scelte alimentari al momento dello svezzamento o nella manipolazione dei giochi”.


La presunta relazione tra vaccino trivalente (morbillo, orecchioni e rosolia) e autismo venne avanzata dal (ex) medico britannico Andrew Wakefield, nel 1998. Ma è stato dimostrato che era una frode scientifica bella e buona, messa in piedi per interessi economici, tanto che Wakefield è stato radiato dall’ordine. Al contrario, invece, sempre più numerosi studi scientifici confermano che i vaccini non causano l’autismo.  


Del resto, i disturbi dello spettro autistico si sviluppano durante la gravidanza, a causa di mutazioni genetiche che causano anomalie nello sviluppo del sistema nervoso (l’esposizione a infezioni virali in fase prenatale o l’assunzione di farmaci anti-epilettici da parte della madre, nel primo o secondo trimestre di gravidanza, possono contribuire all’insorgenza della malattia). Anche se il mal funzionamento delle reti neurali non risulta evidente nei primi mesi di vita, ma si palesa solo nel corso dello sviluppo del bambino.

 

I vaccini sono vittime del loro successo


“Non bisogna sottovalutare che proprio grazie alle vaccinazioni alcune malattie oggi sono sotto con­trollo e non fanno più paura” puntualizza Giovambattista Presti, medico e professore di psicologia generale all’Università Kore di Enna e vicepresidente dell’Istituto europeo per lo studio del comportamento umano (Iescum). Un’alta copertura vaccinale nella popolazione infantile (cioè se tanti bambini sono vaccinati) riduce infatti la circolazione dell’agente infettivo e pro­tegge anche coloro che, per motivi vari, non sono stati vaccinati: il cosiddetto effetto gregge.


Il loro stesso successo però finisce col mettere in discussione la necessità di continuare la pratica delle vaccinazioni per malattie infettive che sembrano, ormai, confinate al passato, anche se in realtà sono sempre in agguato.


Proprio nelle scorse settimane, infatti, ha fatto il giro del web il monito del Center for Disease Control and Prevention  sul preoccupante aumento di casi di morbillo negli Stati Uniti. Risultato delle campagne antivaccini,  che hanno così riportato l’orologio indietro nel tempo: visto che gli Usa nel 2000 avevano dichiarato debellata la malattia dal Paese.


Ma anche l’Italia (e l’Europa) è ancora lontana dal raggiungere la copertura vaccinale necessaria (95% della popolazione) per l’eliminazione del morbillo. E il calo delle vaccinazioni tra i bambini è un problema serio di sanità pubblica perché, come ha ribadito in più occasioni la ministra Beatrice Lorenzin, le vaccinazioni sono un importante elemento primario di prevenzione.

 

Avrete forse letto in proposito la lettera di Roald Dahl, l’autore de 'La fabbrica di cioccolato', con cui esorta (la lettera risale al 1986) i genitori a vaccinare i propri figli contro il morbillo, malattia che nel 1962 gli ha portato via la figlia Olivia a causa dell’encefalite.


Ma proprio il vaccino anti-morbillo è diventato il simbolo delle campagne mediatiche contrarie alle vaccinazioni, sia per la falsa percezione del rischio sia per il presunto legame con l’autismo.


“Ecco perché è importante puntare sul dialogo, che non può prescindere dall’ascolto” puntualizza Presti. “Per favorire la scelta vaccinale e sfatare i falsi miti, scientificamente infondati, non serve appellarsi (solo) alla razionalità”, non serve cioè lo spirito da paladini della scelta giusta.


Secondo Presti, infatti, fondate o infondate che siano, le paure dei genitori sono espressione di una preoccupazione legittima per la salute dei propri figli e sta al personale medico non negare e non sottovalutare il loro disagio.

 

“Nella consapevolezza – aggiunge – che le spiegazioni scientifiche non possono nulla di fronte a paure irrazionali se il medico non riesce a instaurare una relazione di fiducia. I genitori non vanno trattati con sufficienza perché danno per scontato che sia vera questa o quella tesi complottista e antivaccinista che spopola in rete.

 

Ma è fondamentale – conclude – attuare strategie coordinate fra aziende sanitarie, pediatri e medici di famiglia che coinvolgano e accompagnino le mamme e i papà verso una scelta informata e consapevole”.  Ricordando, come fa Elisabetta Franco, docente di igiene e medicina preventiva all’Università Tor Vergata di Roma, che “vaccinarsi è un atto sociale, il riconoscimento dell’appartenenza a una comunità.

 

Infatti, la scelta dell’individuo di proteggere se stesso da una malattia infettiva evitabile ha ricadute positive sulla comunità intera, dalla sua famiglia ai suoi concittadini. È un aspetto su cui forse non c’è ancora sufficiente sensibilità e consapevolezza ma che, adeguatamente giustificato e comunicato, rientra a buon diritto negli elementi a favore delle vaccinazioni”.

 

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