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Vaccino per la pertosse: le risposte ai dubbi più frequenti

Di Valentina Murelli
vaccinopertosse

15 Ottobre 2015 | Aggiornato il 02 Agosto 2018
Il vaccino per la pertosse funziona davvero? Quanto è efficace? Quanto dura? In che modo si possono proteggere anche i piccolissimi? Tutte le risposte ai dubbi più frequenti, secondo le indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità e la consulenza di Paolo Bonanni, professore di igiene.

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Vaccino sì o vaccino no? In rete si discute moltissimo dell'utilità del vaccino contro la pertosse. Mamme e papà si chiedono, facendo anche riferimento ad alcuni dati della letteratura scientifica, se la vaccinazione funzioni davvero, quanto sia efficace e quanto conti nel caso di questa malattia l'effetto dell'immunità di gregge, cioè il fatto che, al di sopra di una certa soglia di vaccinati in una popolazione, risultano protetti anche coloro che non si sono vaccinati.

 

Tanti i dubbi, sui quali cerchiamo di fare chiarezza tenendo conto delle indicazioni del Position paper ufficiale delll'Organizzazione mondiale della sanità sui vaccini per la pertosse (rilasciato ad agosto 2015), e con l'aiuto di Paolo Bonanni, professore di igiene all'Università di Firenze e coordinatore del gruppo di lavoro sui vaccini della Società italiana di igiene.

 

Come funziona la vaccinazione per la pertosse in Italia?
Il vaccino per la pertosse esiste solo in forma combinata, con quello per tetano e difterite (DPTa). Ne esistono due formulazioni: una pediatrica, indicata fino a sei anni, e una per adulti, utilizzata dopo i sette anni, generalmente per i richiami. Per il lattante, la vaccinazione DPTa è contenuta nel vaccino esavalente, che, come dice il nome, protegge in tutto da sei malattie (pertosse, difterite, tetano, poliomielite, epatite B e infezioni da Haemophilus influenzae di tipo B).

 

L'attuale calendario vaccinale prevede tre dosi di DTPa (con esavalente) rispettivamente a tre mesi, cinque mesi e tra 11 e 13 mesi di vita. Sono inoltre previsti due richiami in età pediatrica con solo DTPa (eventualmente associato a vaccino per poliomielite) a sei anni e a 14 anni. Infine, negli adulti si consiglia un richiamo per difterite-tetano-pertosse ogni 10 anni.

 

Il vaccino per la pertosse è un vaccino acellulare: significa che non contiene l'organismo intero (il batterio Bordetella pertussis), per quanto inattivato, ma solo alcune sue componenti proteiche. In alcuni paesi, tra i quali appunto l'Italia, il vaccino acellulare ha sostituito negli anni quello cellulare (intero, inattivato) perché quest'ultimo, pur essendo sicuro, tende a dare qualche effetto collaterale in più.

 

Quanto è efficace il vaccino contro la pertosse? È possibile che un bambino si ammali anche dopo essere stato vaccinato?
Vale la pena fare una premessa: a differenza di quanto accade con altre malattie, come il morbillo che, salvo casi rarissimi, tende a conferire un'immunità permanente, di pertosse ci si può ammalare più volte nella vita. Allo stesso modo, la vaccinazione per la pertosse non è "eterna", ma conferisce un'immunità che tende a svanire con il tempo e proprio per questo sono previsti richiami periodici.

 

Detto questo, si stima che l'efficacia del vaccino acellulare per la pertosse sia intorno all'85%: significa che la grande maggioranza dei bambini vaccinati è effettivamente protetta contro la malattia (a meno che non si saltino i richiami...). Certo, può darsi che in qualche bambino il vaccino non funzioni o funzioni poco, e che quindi questo bambino possa ammalarsi, ma succede di rado. "E in ogni caso il fatto che non sempre il vaccino funzioni alla perfezione non è una buona ragione per non farlo: meglio avere una protezione magari imperfetta che non averla del tutto" commenta Paolo Bonanni.

 

Alcuni studi suggeriscono che l'immunità conferita dal vaccino contro la pertosse svanisca molto velocemente. A queste condizioni vale comunque la pena vaccinare?
È vero: ci sono studi che indicano una "durata" piuttosto breve (due-quattro anni) dell'immunità conferita dal vaccino DTPa, almeno negli adolescenti. In realtà, come si legge nel Position paper dell'Oms, "il tasso preciso di declino dell'efficacia del vaccino, e i meccanismi coinvolti in questo declino, non sono ben chiari", e studi differenti riportano "durate" differenti. "Altre indagini danno risultati meno negativi, con periodi di protezione intorno ai cinque anni o più" dichiara Bonanni.

 

Di sicuro, secondo il documento dell'Oms il declino dell'efficacia del vaccino è uno dei fattori che stanno contribuendo al ritorno della pertosse in alcuni paesi del mondo. Di nuovo, però: questo non significa che la vaccinazione sia inutile, è comunque uno strumento di protezione. "Al massimo, questo tipo di osservazioni dovrebbe portare alla richiesta di più vaccinazioni, non di meno vaccinazioni" sottolinea Bonanni.

 

Alcuni studi indicano che il batterio Bordetella pertussis sta mutando, e che sta perdendo proprio le proteine contro le quali è diretto il vaccino. Significa che a breve il vaccino non funzionerà più?
Anche in questo caso, l'osservazione è corretta (il batterio muta), ma l'allarme al momento non sembra giustificato.

 

Lo dice chiaramente il Position paper dell'Oms: "Nelle regioni in cui è utilizzato il vaccino acellulare, sono stati isolati ceppi batterici mutanti che sono privi di una delle proteine contro le quali è diretto il vaccino stesso, in particolare la proteina PRN. In teoria, questo potrebbe compromettere l'efficacia del vaccino, ma nella pratica non è mai stata osservata una significativa riduzione di efficacia causata da cambiamenti nelle caratteristiche genetiche del batterio".

 

E ancora: "Non ci sono prove, al momento, di una ridotta efficacia del vaccino anche in presenza di ceppi differenti di Bordetella pertussis".

 

Del resto, il vaccino è costruito in modo tale da rivolgersi contro più proteine del batterio: "Anche se una viene a mancare, ci sono comunque le altre da attaccare" spiega Bonanni. "Può darsi che in alcuni contesti il vaccino sia un pochino meno efficace ma, come sempre, è comunque meglio di niente". Per altro, non va dimenticato che la ricerca è sempre al lavoro: individuato il problema (ceppi batterici mutanti), i ricercatori stanno cercando di mettere a punto nuove soluzioni, cioè nuovi vaccini.

 

Oltre che nell'impedire l'insorgenza della malattia nella persona vaccinata, il vaccino è efficace anche nel bloccare la trasmissione dell'infezione ad altri?
Questo è un punto attualmente oggetto di studio. Alcuni modelli matematici e una ricerca effettuata su babbuini suggeriscono effettivamente che il vaccino acellulare non riesca a bloccare la trasmissione della pertosse ad altri. Ovvero: chi si vaccina, in caso di infezione da Bordetella pertussis non si ammala, ma può probabilmente trasmettere l'infezione anche ad altri.

 

Non sappiamo ancora esattamente che cosa succeda nel caso dell'uomo, anche se è plausibile che avvenga lo stesso. Alcuni studiosi ritengono che questa caratteristica del vaccino acellulare sia una delle cause del ritorno della pertosse al quale si sta assistendo in alcuni paesi.

 

Nel caso del vaccino cellulare (che contiene il batterio intero, in forma inattivata) il problema non sembra esistere. Come dicevamo, però, molti paesi hanno abbandonato il vaccino cellulare perché più reattogeno.

 

L'immunità di gregge nei confronti della pertosse funziona oppure no?
Secondo quanto emerge da alcune FAQ (Frequently Asked Questionts) dei Centers for Desease Control di Atlanta, probabilmente, per le caratteristiche della malattia - che è molto contagiosa e si diffonde facilmente - e per quelle della vaccinazione - che ha bisogno di richiami frequenti e potrebbe non essere completamente efficace nell'impedire la trasmissione dell'infezione - l'effetto dell'immunità di gregge potrebbe essere meno rilevante nel caso della pertosse di quanto lo sia per altre malattie, come il morbillo.

 

"Questa però non è una buona ragione per scegliere di non vaccinare. Al contrario, è un invito a non rimanere indietro con i richiami" commenta Bonanni. "Intanto, perché la vaccinazione è comunque lo strumento più efficace che abbiamo per proteggere i singoli individui dalla pertosse. E ricordiamo che sotto i cinque anni si tratta di una malattia che può avere complicazioni importanti. E in secondo luogo perché, in ambienti circoscritti, l'immunità di gregge, anche se non perfetta, può comunque funzionare".

 

Non a caso, per proteggere neonati e lattanti non ancora vaccinati, è stata proposta una strategia detta di cocooning, che prevede proprio l'immunizzazione di tutte le persone a stretto contatto con i bambini, per ridurre il rischio che si ammalino.

 

In che modo si possono proteggere dalla pertosse neonati e lattanti, che non possono ancora essere vaccinati, ma corrono i rischi più gravi se si ammalano?
Le strategie proposte dalla Global Pertussis Initiative, un gruppo internazionale di esperti in materia, e riprese anche anche dal Position paper dell'Organizzazione mondiale della sanità, sono due: la vaccinazione delle mamme in attesa nell'ultimo trimestre di gravidanza e il cocooning.

  • La vaccinazione delle mamme con vaccino acellulare nell'ultimo trimestre di gravidanza è stata proposta di recente, e già attuata in alcuni paesi (Argentina, Israele, Nuova Zelanda, Regno Unito, Stati Uniti). Come riferisce l'Oms, "i dati a disposizione indicano chequesta strategia è sicura e altamente efficace nel proteggere i neonati, almeno fino al momento in cui potranno essere vaccinati loro stessi".
  • La strategia del bozzolo, o cocooning, anche questa già attuata in alcuni paesi (Australia, Francia, Germani, Stati Uniti, Cile, Costa Rica), consiste nella vaccinazione (o rivaccinazione), preferibilmente nei mesi che precedono il parto, di tutte le persone che entreranno a stretto contatto con il neonato (genitori, nonni, fratelli, altri familiari stretti, eventuali babysitter). Poiché questa strategia può avere un impatto sulla prevenzione della malattia solo in particolari circostanze (se attuata nei tempi giusti e davvero" a tappeto") e ha comunque costi abbastanza elevati, Global Pertussis Initiative e Oms individuano nella vaccinazione delle mamme in gravidanza la strategia di difesa più efficace.

In conclusione: vaccino per la pertosse sì o no?

Il vaccino per la pertosse presenta alcune criticità, in parte legate alla caratteristiche stesse della malattia. Tuttavia, queste criticità non sono sufficienti a giustificare una rinuncia alla vaccinazione.

 

Come sottolineano le principali autorità scientifiche nazionali e internazionali (dall'Oms ai Centers for Disease Control di Atlanta) la vaccinazione per la pertosse rimane lo strumento più efficace che abbiamo per proteggerci da questa malattia. E, con gli appositi accorgimenti, anche per proteggere i più piccoli, che corrono i rischi peggiori. Compresa, purtroppo, la morte.