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Salute

Vaccino per la poliomielite

Di Irma Levanti
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14 Febbraio 2012 | Aggiornato il 09 Ottobre 2018
Che cos'è la poliomelite, che rischi comporta, come prevenirla. Come funziona il vaccino, quando vaccinarsi, le controindicazioni e i possibili effetti collaterali

 

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Che cos'è la poliomelite
La poliomielite è una grave malattia infettiva che colpisce in particolare le cellule del sistema nervoso. È causata dal poliovirus, di cui esistono tre differenti ceppi - 1, 2 e 3 – anche se probabilmente a livello mondiale l'unico ancora in circolazione è il tipo 1. Colpisce prevalentemente i bambini sotto i i cinque anni d'età.

 

L'infezione può essere asintomatica o manifestarsi con sintomi lievi, di tipo influenzale (febbre, affaticamento, mal di testa). In alcuni casi, però, comporta l'insorgenza di infezioni cerebrali (meningite) e paralisi che possono anche risultare permanenti (questo succede in circa un caso ogni 200). Se sono colpiti muscoli importanti per le funzioni vitali, come i muscoli respiratori, può anche rivelarsi mortale.

 

Quanto è frequente
Grazie al programma di vaccinazione estensiva elaborato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), oggi nel mondo la poliomielite è una malattia decisamente meno diffusa di un tempo, e intere aree – tra le quali la regione europea - sono state dichiarate completamente libere dalla poliomielite.

 

Secondo quanto riferito dall'Oms, si è passati da 350 mila casi nel 1988 a 22 casi nel 2017, con una diminuzione di oltre il 99%. La poliomielite è ancora presente in paesi come Afghanistan, Nigeria e Pakistan.

 

La regione europea è stata ufficialmente certificata "polio-free" il 21 giugno 2002: in Italia l'ultimo caso di malattia è stato registrato nel 1982. Basti pensare che non molto tempo prima, negli anni cinquanta, si contavano nel nostro paese diverse migliaia di casi l'anno di malattia.

 

Tutto merito delle vaccinazioni, dunque, e si potrebbe pensare che, visto il successo raggiunto, si potrebbe cominciare a interrompere la pratica della vaccinazione. In realtà non siamo ancora a questo punto: basta un solo bambino colpito per considerare la malattia - che è altamente contagiosa - ancora attiva a livello mondiale. Tra il 2009 e il 2010, ben 23 paesi dichiarati precedentemente liberi dalla polio sono stati reinfettati per via di virus importati da luoghi dove la malattia è ancora presente.

 

Guarda anche il video sulle 5 cose che (forse) non sai sui vaccini

 

Come funziona il vaccino antipolio
In Italia il vaccino antipolio è uno dei 10 vaccini obbligatori previsti dalla legge.

 

Si tratta di un vaccino inattivato, ottenuto cioè a partire da virus uccisi, e si somministra con un'iniezione intramuscolare. Esiste in forma singola oppure combinata con altri vaccini, nel cosiddetto esavalente (contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, Haemophilus influenzae tipo B, epatite B) e nel tetravalente (contro difterite, tetano, pertosse e polio).

 

Il calendario vaccinale prevede:

-tre dosi nel primo anno (a tre, cinque e 11 mesi, con esavalente),

- una quarta dose a sei anni (con vaccino singolo o tetravalente);

- un ulteriore richiamo in adolescenza, in genere con tetravalente.

 

Chi non deve essere vaccinato o deve rimandare la vaccinazione
La vaccinazione antipolio è controindicata nei bambini che abbiano avuto una reazione allergica grave a una dose precedente del vaccino stesso, o abbiano allergia grave nei confronti di qualunque sua componente.

 

L'appuntamento con il vaccino va rimandato se sono in corso malattie moderate o gravi (compreso vomito e diarrea importanti), in attesa della guarigione. Invece i bambini con malattie lievi, come raffreddore o qualche linea di febbre, possono essere vaccinati con sicurezza.

 

I rischi della vaccinazione antipolio
Come qualunque altro farmaco, anche un vaccino può essere causa di problemi seri, come una grave reazione allergica. Tuttavia, il rischio che il vaccino antipolio causi problemi gravi è estremamente piccolo (meno di un caso su un milione per lo shock anafilattico): la maggior parte dei bambini vaccinati non presenta alcun tipo di reazione.

 

Effetti più comuni dopo la vaccinazione antipolio sono dolore e arrossamento nel punto di iniezione e febbre. Considerazioni analoghe valgono per le formulazioni combinate (esavalente e tetravalente).

 

Un discorso leggermente diverso va fatto per un altro tipo di vaccino antipolio, il vaccino Sabin, ottenuto con virus attenuati (e non uccisi) e somministrato per via orale. Questa vaccinazione comporta infatti un remoto rischio di trasmettere la malattia (si stima un caso ogni 500-600 mila dosi). Ma attenzione: non è più in uso in Italia da molti anni. Questo rischio, dunque, è assolutamente inesistente nel nostro paese, con il vaccino oggi in uso.

 

Fonti per questo articolo: Materiale informativo dell'Oms (anche qui); materiale informativo sito web Vaccinarsì (qui e qui).