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Vizi ai neonati: esistono davvero?

di Angela Bisceglia - 22.09.2021 - Scrivici

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Fonte: shutterstock
Sempre più studi dimostrano che un accudimento ad alto contatto è il metodo migliore per favorire il legame genitore-bambino e per infondere sicurezza e serenità al neonato. Ma, così facendo, non si rischia di viziare il bambino?

Vizi ai neonati

Lo tieni sempre in braccio, magari con l'ausilio di fascia porta bebè o marsupio; lo addormenti in braccio; accorri subito quando piange; lo allatti a richiesta. Così facendo non si rischia di viziare il bambino? No, è la risposta di Alessandra Bortolotti, psicologa perinatale ed autrice del libro E se poi prende il vizio? (ed. Il leone verde, 2010). Perché certi comportamenti non sono capricci di bambini 'furbetti' o piccoli tiranni, che si divertono a non far dormire i genitori o a reclamare il loro contatto, ma esigenze naturali dei cuccioli d'uomo. Insomma, i bambini nascono fisiologicamente 'viziati' e quelli che nel linguaggio comune vengono definiti 'vizi' sono bisogni primari irrinunciabili di ogni cucciolo d'uomo.

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Il pregiudizio dell'accudimento distale

"Nel mondo occidentale si è consolidato un pregiudizio culturale basato sull'accudimento distale, secondo il quale il bambino deve essere staccato dal seno il prima possibile, deve imparare ad addormentarsi e a dormire tutta la notte in autonomia, a mangiare da solo, a non disturbare, a non chiamare, a giocare per conto suo, altrimenti 'si vizia' e diventa troppo dipendente dal genitore" osserva la psicologa.

"Sono comportamenti contro natura, che non hanno alcun riscontro fisiologico, perché, almeno fino ai 3 anni, è del tutto naturale che il bambino sia dipendente dalla sua mamma o comunque da un adulto e che non abbia la maturità né fisica né neurologica per fare certe cose autonomamente.

L'importanza di un accudimento ad alto contatto

La forma di accudimento che meglio risponde alla fisiologia è invece un accudimento ad alto contatto, basato cioè sulla vicinanza e sul contatto stretto tra genitore e bambino. Diversi studi condotti da psicologi e psicoterapeuti, ad esempio, hanno evidenziato come il corpo della mamma trasmette sicurezza al neonato attraverso le cosiddette fibre 'C-tattili', ovvero le 'vie nervose della carezza': "Fibre nervose che tutti noi abbiamo sotto il derma e che, se vengono stimolate dal contatto dolce, come un massaggio o una carezza, conducono al cervello un segnale 'positivo' che forma una specie di imprinting e spinge a ricercare nel futuro quel tipo contatto" commenta la psicologa. "Un tipo di contatto che stimola la produzione di ormoni della crescita e del benessere, come l'ossitocina, ormone che influisce positivamente anche sull'allattamento".

Allattare non è un vizio

A proposito di allattamento, uno dei vizi principali che le mamme temono di inculcare nei loro bambini è quello che, se si allatta il bambino tutte le volte che piange o che mostra di volersi attaccare, il seno diventi come un ciuccio e il bambino prenda il vizio di consolarsi solo attaccandosi al seno.

"L'allattamento a richiesta non un vizio, ma un'esigenza fisiologica del bambino, che nel seno materno trova nutrimento, calore, rassicurazione e conforto" osserva la Bortolotti. "Inoltre l'unica legge dell'allattamento è quella della domanda e dell'offerta, per cui non esiste il timore di 'allattarlo troppo', semplicemente perché la produzione del latte si adegua alla richiesta e quindi alle esigenze del bambino; se invece lo si attacca e stacca secondo un timing prefissato (ai tempi delle nostre mamme-nonne si poneva il limite di 10 minuti per seno), non si arriverà ad una produzione sufficiente di latte ed bambino avrà bisogno dell'aggiunta".

Accorrere al minimo pianto

Tra le dicerie comuni c'è anche quella che non bisogna accorrere al primo pianto del neonato perché bisogna lasciare il tempo ai bambini, anche piccolissimi, di sperimentare la frustrazione. "E' una teoria priva di senso per un neonato" commenta la psicologa. "Quando il bambino viene al mondo, a differenza di tutti gli altri cuccioli, nasce completamente dipendente dall'adulto, perché non si sa procurare il cibo da solo, non sa camminare da solo. Ed è dipendente dall'adulto anche dal punto di vista psicologico. Ci vorranno circa 3 anni di dipendenza perché impari a camminare e correre autonomamente, a dormire tutta la notte, a controllare gli sfinteri.

L'indipendenza nasce dalla dipendenza e non viceversa. E viene favorita se il bambino ha acquisito la sicurezza proprio attraverso la relazione con i genitori e con chi si prende cura di lui. Anzi, più il neonato, quando era dipendente, è stato ascoltato e soddisfatto nei suoi bisogni, più facilmente e serenamente raggiungerà l'indipendenza e crescerà psicologicamente sano".

Per questo le sue esigenze vanno assecondate, senza timore di 'viziarlo': come non si può pretendere di far camminare un bambino quando non si regge ancora in piedi, così non si può pretendere che si consoli da solo quando la sua maturazione neurologica non è ancora avvenuta."  

Accudire sì, ma anche delegare serve

Un accudimento ad alto contatto non significa che la mamma diventa 'ostaggio' di suo figlio e non può fare niente senza di lui. "E' bello che mamma e bambino stiano a stretto contatto tutte le volte che si può, ma  occorrono anche delle pause in cui la mamma possa pensare a sé" spiega la Bortolotti. "Perché si vive 'con' il bambino, non 'nonostante' il bambino. Questo significa che in certi momenti della giornata la mamma deve essere disposta a delegare, senza sentirsi l' unica ad avere l'onore ma anche l'onere della cura del piccolo. In questo senso è fondamentale avere la possibilità di un supporto da parte del papà, di una nonna, una zia o una baby sitter mentre la mamma si concede una doccia o un po' di riposo. E' quello che con una metafora si potrebbe definire il villaggio, ossia una rete di supporti che non facciano sentire la mamma da sola, ma circondata da altre figure che possano venirle in aiuto nello svolgimento anche di faccende pratiche e che proteggano mamma e neonato, favorendo una sana relazione tra loro. Senza mettersi in competizione con le madri, e senza ingerenze e consigli non richiesti. Perché i nonni di oggi sono stati genitori nei tempi in cui si raccomandava di allattare non più di 10 minuti per seno e di lasciar piangere il bambino 'così si fa i polmoni'!

In mancanza del 'villaggio', un aiuto può venire da altri supporti: il classico è un bel tappetone morbido, dove appoggiare il bambino quando dorme o quando la mamma deve sbrigare faccende che non può fare con il bebè in braccio. "Se il bambino ha fatto il 'pieno' di contatto con la mamma negli altri momenti,  tollererà di buon grado questi distacchi" osserva la psicologa.

"Distacchi che, con la crescita, diventeranno sempre più spontanei e frequenti, perché, soprattutto a partire dai 6-7 mesi, sarà il bambino stesso ad allontanarsi progressivamente dalla mamma perché avrà voglia di muoversi, esplorare. E divertirsi. Con i suoi tempi e con la sua scorta di sicurezza – e non di vizi! - accumulata proprio grazie al legame sviluppato con la mamma nei mesi precedenti".

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