Salute

24 aprile, giornata mondiale contro la meningite

Di Valentina Murelli
vaccinazione_bambini
22 Aprile 2016
Dal 2011, la Confederazione mondiale delle organizzazioni che si occupano di meningite organizza una giornata su questa temibile malattia, che nelle forme più gravi può stroncare una vita nel giro di poche ore. È un'occasione per ricordare di che cosa si tratta, quali possono essere i sintomi, e soprattutto come può essere prevenuta.
Facebook Twitter More

"Per fortuna, la meningite è una malattia relativamente rara. Purtroppo, però, quando colpisce lo fa molto duramente: anche se si offre subito la giusta terapia antibiotica, non sempre si fa in tempo a salvare chi è colpito. E anche chi supera la malattia può subirne le conseguenze per tutta la vita. Ecco perché è importante prevenire: abbiamo dei vaccini efficaci, usiamoli".

È questo il messaggio che Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (ISS), lancia in occasione della Giornata mondiale contro la meningite, che si celebra il prossimo 24 aprile.

 

È dal 2011 che la Confederazione mondiale delle organizzazioni che si occupano di meningite (CoMO) organizza una giornata per sensibilizzare l'opinione pubblica su questa malattia, che nelle forme più gravi può avere effetti devastanti, e per enfatizzare l'importanza delle vaccinazioni per prevenirla. Il tema è particolarmente caldo quest'anno in Italia, che per il secondo anno consecutivo vede in Toscana la presenza di un focolaio di meningite causata da meningococco di tipo C .

 

Che cos'è la meningite


Come spiega una scheda preparata dalla CoMO, la meningite è un'infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, e che si chiamano appunto meningi. Nella grande maggioranza dei casi, la meningite dipende da un'infezione, che può essere causata da virus oppure da batteri.

 

Le forme virali sono più frequenti, ma in genere sono anche più lievi. Quelle veramente pericolose sono le forme batteriche, causate da tre tipi principali di microbi: il meningococco (Neisseria meningitidis, di cui esistono diversi ceppi); pneumococco (Streptococcus pneumoniae) ed Haemophilus influenzae di tipo b (Hib).

 

Questi batteri possono dare origine anche a un'infezione generalizzata del sangue, chiamata sepsi o setticemia, che è di nuovo una condizione gravissima perché può bloccare il funzionamento di vari organi contemporaneamente.

 

Perché è tanto pericolosa


"La meningite batterica è estremamente pericolosa perché può essere mortale lasciare conseguenze importanti, come sordità, disturbi d'apprendimento o del comportamento, disabilità fisica dovuta all'amputazione di arti che può rendersi necessaria in caso di setticemia" spiega Rezza. "E anche quando le cose vanno bene, possono essere necessari mesi per il pieno recupero".

 

Come ricorda il volume Liberi dalla meningite (Mondadori 2016), pubblicato dal Comitato nazionale contro la meningite proprio in occasione della Giornata mondiale, "secondo i dati epidemiologici dell'ISS, la meningite meningococcica provoca il decesso dell’8-14% dei pazienti colpiti. In assenza di cure adeguate, il tasso di mortalità sale addirittura al 50%".

 

Spesso la malattia è fulminante: nel giro di 24 ore una persona che stava benissimo può ritrovarsi in condizioni drammatiche, come raccontano le testimonianze raccolte in Liberi dalla meningite. Storie terribili di genitori che hanno perso all'improvviso i loro bambini e che hanno deciso di raccontare la loro tragedia come forma di lotta contro la malattia. Nella speranza che non debba più capitare lo stesso ad altre famiglie.

 

Riconoscere i sintomi


Uno dei problemi della meningite è che comincia spesso in modo molto subdolo: febbre, mal di testa, vomito sono sintomi poco specifici, comuni ad altre malattie meno preoccupanti. Nel giro di poco tempo, però, le condizioni possono peggiorare drasticamente. "Di sicuro deve far preoccupare la comparsa di macchioline sulla pelle, le petecchie, che indicano che il batterio si è già diffuso nel sangue" sottolinea Rezza.

 

Sempre nel libro Liberi dalla meningite sono riportati vari sintomi possibili di meningite e setticemia, che però possono non comparire tutti. Di fatto, rendersi conto di che cosa sta succedendo è spesso molto difficile non solo per i genitori, ma anche per gli stessi medici

 

Vediamo comunque i sintomi. Per neonati e bambini si tratta soprattutto di:

  • pallore, chiazze sulla pelle o cianosi (colorito bluastro);
  • sonnolenza e rifiuto del cibo;
  • irritabilità;
  • corpo flaccido;
  • difficoltà a essere calmato;
  • mani e piedi freddi;
  • febbre alta;
  • respiro velocizzato, con lamenti;
  • rigonfiamenti morbidi sulla testa;
  • pianto stridulo;
  • macchie sulla pelle.

Per adolescenti e adulti, invece, si tratta soprattutto di:

  • vomito;
  • difficoltà nel risveglio;
  • confusione, irritabilità, aggressività;
  • crampi allo stomaco, anche con diarrea;
  • mal di testa;
  • rigidità nucale;
  • intolleranza per la luce forte
  • spasmi muscolari;
  • febbre;
  • mani e piedi freddi;
  • macchie della pelle o pelle a chiazze;
  • respiro difficoltoso.

A che punto è la situazione in Toscana


Nei primi mesi del 2016, come già nel 2015, si è verificato in Toscana un eccesso di casi di meningite provocata da meningococco C, uno dei vari ceppi di questo batterio capaci di provocare malattia (gli altri sono A, B, W e Y).

 

"Il focolaio interessa soprattutto un'area che va da Firenze ad Empoli, da Prato a Pistoia, e ha alcune caratteristiche peculiari" spiega Rezza. Di solito, infatti, la meningite colpisce soprattutto bambini e adolescenti, mentre in Toscana si è accanita su adulti e anziani. "Merito del vaccino, perché bambini e ragazzi toscani hanno alti livelli di vaccinazione e dunque di protezione" spiega l'esperto.Di solito, quando queste due categorie sono vaccinate il batterio smette di circolare, mentre in questo caso non lo ha fatto ed è andato ad attaccare fasce d'età superiori.

 

"Le ragioni per cui questo è accaduto non sono ancora chiarissime, ma potrebbero dipendere dal fatto che si tratta di un ceppo particolarmente virulento, cioè capace di causare forme molto gravi di malattia, e di provocarla con maggiore frequenza" spiega l'esperto.

 

Nelle ultime settimane il focolaio sembra attenuato - anche grazie all'intensa campagna di vaccinazione in corso - però è ancora presto per dichiarare la zona fuori pericolo. La buona notizia, però, è che il focolaio non si è espanso in altre regioni.

 

La situazione nel resto d'Italia


A parte la Toscana, in questo momento non sono attivi altri focolai anche se possono registrarsi casi sporadici di meningite. Per quanto riguarda il meningococco, i ceppi principali circolanti in Italia sono B e C. I ceppi Y, A e W sono diffusi soprattutto negli Stati Uniti, in Asia e in Africa rispettivamente.

 

I vaccini, strumento eccellente di protezione


Uno strumento di difesa contro la meningite c'è, ed è rappresentato dalla vaccinazione. Esistono vaccini contro i principali batteri e ceppi batterici responsabili della malattia: Haemophilus influenzae di tipo B (Hinb), pneuomococco, meningocco C - esiste sia una forma monovalente sia una forma tetravalente contro A,C, Y e W - e meningococco B.

 

Le vaccinazioni per Hib, pneumococco e meningococco C sono già previste dal calendario vaccinale nazionale attualmente in corso (il vaccino contro HIb è contenuto nel cosiddetto esavalente), anche se poi esistono differenze nell'offerta vaccinale da parte delle varie regioni. "Con il risultato che ci troviamo con una situazione a macchia di leopardo, con regioni che vaccinano di più, e altre che vaccinano di meno" commenta Rezza.

 

Ancora peggio per quanto riguarda il vaccino contro il meningococco B, che è in commercio dal 2014 ed è stato introdotto nel nuovo Piano vaccinale, che è però ancora in via di approvazione definitiva. Per il momento, solo alcune regioni - Basilicata, Puglia, Veneto, Toscana, Sicilia, Liguria, Friuli Venezia Giulia - lo offrono gratuitamente, mentre in altre occorre acquistarlo in farmacia di tasca propria e trovare un pediatra che pratichi la vaccinazione.


Se è vero che questo può generare confusione nei genitori, Gianni Rezza non ha dubbi sull'utilità e sulla sicurezza del vaccino. "È uno strumento efficace contro una malattia rara ma terribile. Usiamolo! Quanto alla sicurezza, stiamo parlando di vaccini che si sono dimostrati sicuri e i cui vantaggi superano di gran lunga gli eventuali effetti collaterali che potrebbero verificarsi: in genere reazioni locali o febbre".