Paghetta

A 26 denuncia il padre: "Non mi mantiene, paghetta troppo bassa". I giudici le danno ragione

Di Niccolò De Rosa
eurosoldi
07 Settembre 2017
Il padre le aveva ridotto la paghetta a 20 euro a settimana per punire i mancati esami all'università ma la figlia, abituata ad un certo tenore di vita, lo ha portato in tribunale. Ora il genitore deve alla ragazza un mensile di 500 euro
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A Pordenone una studentessa di 26 anni ha denunciato il padre per il mancato adempimento degli obblighi di mantenimento siglati in sede di divorzio. E il tribunale le ha dato ragione.

 

I fatti

La disputa legale è scoppiata quando il padre ha tagliato i fondi alla giovane per punirla dello scarso impegno con cui stava affrontando, da fuoricorso, il suo corso di laurea triennale. Venti euro alla settimana la cifra sancita dal genitore, il quale ha anche preteso che la ragazza abbandonasse l'alloggio di fianco alla Facoltà per tornare a vivere con lui, lontano da ulteriori fonti di distrazione.

 

Tale provvedimento ha mandato su tutte le furie la studentessa: troppo pochi venti euro per spostamenti, rate universitarie, medicinali e svaghi vari (che nel "conto " presentato ai giudici erano stati calcolati in una voce da circa 400 euro). Da qui la volontà di trascinare il genitore in tribunale.

Per supportare le sue posizioni, la figlia ha spiegato ai giudici che il padre, non avendo alcun problema economico, avrebbe dovuto mantenere l'elevato tenore di vita a cui lei era ormai abituata, un obbligo al quale il genitore si era già impegnato durante il divorzio dalla madre.

 

Tale "tenore di vita" è stato quantificato dalla fanciulla in una richiesta di 2.577 euro mensili.

 

La decisione

Una volta ascoltate le due parti, il Tribunale di Pordenone si è espresso in favore della giovane. La corte ha infatti spiegato che sebbene la figlia non si fosse impegnata né nello studio né nel lavoro, il moderno contesto generale deve riscontrare  «una certa inerzia nella maturazione che porta all’indipendenza dei giovani». Tale attenuante è bastata dunque per far propendere l'ago della bilancia verso la parte economicamente più debole.

I giudici però hanno anche riconosciuto il carattere "educativo" della sanzione applicata dal padre, perciò, nell'accogliere le richieste della ragazza, l'importo del mensile è stato abbassato a "soli" 500 euro. Tale obbligo scadrà il 30 giugno del 2019.

 

FONTE: Messaggero Veneto