Unioni civili

Adozioni gay e bambini: cosa dicono i pediatri e la ricerca scientifica

Di Valentina Murelli
adozionigay
05 Febbraio 2016
Ha suscitato polemiche la dichiarazione di Giovanni Corsello, presidente Sip, secondo il quale crescere in un famiglia omosessuale potrebbe causare problemi allo sviluppo del bambino. Ma non tutti sono d'accordo: l'Accademia americana di pediatria, per esempio, afferma il contrario e sostiene le unioni civili tra gay e la stepchild adoption.
Facebook Twitter More

Ha suscitato un vespaio di polemiche la dichiarazione sulla stepchild adoption per coppie omosessuali, cioè la possibilità di adottare il figlio o la figlia del compagno (o compagna), rilasciata nei giorni scorsi dal presidente della Società italiana di pediatria, Giovanni Corsello. In una nota, infatti, Corsello aveva scritto che "non è scontato che avere due genitori dello stesso sesso non abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell'età adulta". Insomma, che avere due mamme o due papà possa comportare ai bambini problemi psicologici, emotivi o di relazione.

 

Non solo: per sostenere questa affermazione e richiamare la necessità di riportare il discorso sulle unioni civili e la stepchild adoption in un ambito non solo politico e ideologico, ma anche scientifico, il presidente Sip aveva chiamato in causa "studi e ricerche scientifiche". Secondo le quali il bambino rischierebbe di andare incontro a problemi non solo se vive in una famiglia conflittuale - come è ormai effettivamente consolidato - ma anche in una famiglia omogenitoriale.

 

Apriti cielo: sono subito piovute critiche. Secondo Giuseppe Mele, presidente della Società italiana medici pediatri, per esempio, le dichiarazioni di Corsello non vanno nella direzione che dovrebbe essere auspicata dai pediatri, che è quella di "prendersi cura dei loro pazienti a prescindere dalla cultura, l'orientamento, le convinzioni della famiglia di origine". Mele, inoltre, ritiene che i tempi non siano ancora maturi per un coinvolgimento delle società scientifiche su questi temi, perché mancherebbero dati scientifici certi e incontrovertibili ai quali fare riferimento.

 

Anche Giampietro Chiamenti, presidente della Federazione italiana medici pediatri, parla di una letteratura scientifica "scarna e non consolidata" e sottolinea in un comunicato stampa che proprio per questo "mai si permetterebbe di parlare su questi temi in nome e per conto dei pediatri italiani". Allo stesso tempo, Chiamenti ha precisato la necessità di riconoscere ai bambini "il diritto e l'esigenza di crescere in un contesto di grande affetto e rispetto". Altri sono stati ancora più espliciti. Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria, ha dichiarato che "a contare non è il genere dei genitori, ma la loro capacità affettiva, e quella di accogliere e seguire la crescita dei bambini, creando un ambiente sicuro, sereno e protettivo".

 

A fronte di una tale levata di scudi, Corsello ha proposto una puntualizzazione del proprio pensiero, pubblicata in una nuova nota sul sito della Sip. In pratica, Corsello riconosce che una coppia omosessuale possa effettivamente garantire a un bambino affettività e standard educativi in linea con uno sviluppo normale, ma sottolinea che questo non può essere considerato una situazione fisiologica. E che una famiglia omogenitoriale può comunque rappresentare un fattore di rischio di disagio per bambini e adolescenti, in particolare in conseguenza del confronto con i coetanei. Insomma: non è detto che le cose debbano per forza andare male, ma è probabile che succeda.

 

A questo punto, però, conviene concentrarsi sulla questione della letteratura scientifica. Perché c'è anche chi contesta duramente l'idea che quella disponibile al momento non basti a trarre qualche conclusione significativa. In un articolo pubblicato l'anno scorso su Medico e bambino, per esempio, la psicologa Anna Maria Speranza, dell'Università Sapienza di Roma, concludeva che "i dati resi disponibili da più di 30 anni di ricerca sostengono l'idea che bambini cresciuti da genitori omosessuali non differiscano da quelli cresciuti da genitori eterosessuali per quanto riguarda la salute psicologica, sociale, cognitiva, lo sviluppo sessuale, e i successi scolastici".

 

Posizione ribadita in questi giorni da Felice Damiano Torricelli, presidente dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza degli psicologi, e da Antonella Costantino, presidente della Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e adolescenza.  Che ha sottolineato come, secondo la ricerca scientifica, i fattori di rischio per la salute mentale non dipendono dalla struttura familiare di per sé, ma siano legati "alla povertà e all’emarginazione, a eventi traumatici, alla conflittualità e alla violenza, alla presenza di persone con gravi problemi psichiatrici o di dipendenza da sostanze o da alcool e soprattutto alla mancanza di una rete sociale di supporto".

 

A fare un punto decisamente accurato sulle conoscenze scientifiche attuali in materia è stata la psicologa americana Abbie Goldberg. Nel suo libro Omogenitorialità (Erickson, 2015), Goldberg spiega che effettivamente di ricerca in giro non ce n'è moltissima, anche perché sono pochi i finanziamenti dedicati, e che non tutte quella che c'è è di buona qualità, soprattutto perché i campioni sono piccoli e riguardano soprattutto famiglie con due madri lesbiche. Tuttavia, la psicologa scrive che i dati a disposizione bastano per arrivare a una conclusione pulita. E cioè che le famiglie omogenitoriali non sono affatto diverse da quelle tradizionali, anche se spesso devono fare un po' più di fatica, per esempio per avere riconoscimento sociale e soprattutto giuridico.

 

Soprattutto, Goldberg conclude che i bimbi che crescono in queste famiglie non hanno particolari problemi per quanto riguarda lo sviluppo cognitivo, psicologico, emotivo, relazionale. Né corrono più rischi dei bimbi che crescono in famiglie omogenitoriali di diventare a loro volta omosessuali. Però è vero che possono essere soggetti a stigmatizzazione sociale e a episodi di bullismo, con possibili ricadute sul loro benessere psicologico. Come a dire: sì, qualche problema potrebbe esserci, ma sarebbe da imputare più all società che alla alla famiglia. Che proprio per questo - sostiene Goldberg - andrebbe tutelata di più, anche dal punto di vista giuridico, e non di meno.

 

Esattamente quanto proposto da un'altra società scientifica di pediatria, questa volta americana. L'Americana Academy of Pediatrics (AAP) ha sottolineato più volte che i bambini che crescono con due mamme o due papà possono svilupparsi altrettanto bene degli altri, e che a questo fine l'orientamento sessuale dei genitori è meno importante del fatto che siano affettuosi e capaci di accudire. Non solo, l'AAP si dichiara completamente a favore del matrimonio civile omosessuale e della stepchild adoption. Perché, afferma, "i bambini meritano la sicurezza che deriva alla loro famiglia dal suo riconoscimento giuridico".